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Evasione fiscale da oltre un milione di euro scoperta in un ristorante sul litorale di Fasano: la Guardia di Finanza ricostruisce cinque anni di ricavi occultati

di Redazione · 19 Giugno 2026 · 3 min di lettura
Ristorante sul litorale adriatico pugliese, zona costiera di Fasano
Foto: Floliva / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

Fasano (BR) – Prosegue l'attività della Guardia di Finanza di Brindisi per contrastare l'illegalità economica sul territorio: questa volta i riflettori della Compagnia di Fasano si sono accesi sul settore della ristorazione, un comparto in forte espansione soprattutto nelle zone a maggior vocazione turistica. Il risultato è una delle operazioni di contrasto all'evasione fiscale più significative degli ultimi anni in provincia: al termine di un'approfondita verifica fiscale, i finanzieri hanno ricostruito ricavi non dichiarati per oltre un milione di euro nell'arco di cinque anni, contestando imposte e sanzioni che sfiorano complessivamente il milione di euro.

Il locale e l'anomalia che ha fatto scattare le indagini

Il titolare di un noto ristorante di Torre Canne è finito nel mirino dei finanzieri della Compagnia di Fasano, che hanno concluso una verifica fiscale portando alla ricostruzione di oltre un milione di euro di ricavi non dichiarati nell'arco di cinque anni. Secondo quanto comunicato dalla Guardia di Finanza, a insospettire le Fiamme Gialle è stato proprio il contrasto tra la situazione fiscale dichiarata e la realtà dell'attività commerciale: il locale risultava sistematicamente in perdita nonostante la posizione privilegiata sul litorale fasanese e il costante incremento delle presenze turistiche registrato negli ultimi anni.

Come funzionava il sistema: POS e scontrini mai emessi

Il fulcro della presunta maxi-evasione è emerso grazie all'incrocio delle banche dati, tramite le quali i militari hanno scoperto che, per una rilevante parte del denaro incassato tramite POS, l'imprenditore avrebbe omesso sistematicamente l'emissione dei relativi scontrini fiscali. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, una parte rilevante degli incassi effettuati tramite POS non sarebbe stata accompagnata dall'emissione dei relativi scontrini fiscali: in sostanza, molti clienti pagavano regolarmente con carta di credito o bancomat, ma gli importi non venivano poi dichiarati al Fisco.

Proprio le tracce lasciate dai pagamenti elettronici avrebbero consentito ai finanzieri di individuare le discrepanze tra gli incassi reali e quelli dichiarati: lo strumento digitale, utilizzato dai clienti per pagare, si sarebbe così trasformato in un elemento decisivo per far emergere la presunta evasione fiscale. Nel rispetto della presunzione di innocenza, la posizione del titolare è ora al vaglio delle autorità competenti.

Le direttive nazionali e la tutela della concorrenza leale

Questo specifico filone d'indagine si inserisce nel solco delle direttive emanate dalla Guardia di Finanza a livello centrale, anche in relazione alla valutazione dell'efficacia della misura recente che prevede l'obbligo di collegamento telematico tra i dispositivi POS e i registratori di cassa.

L'azione di contrasto all'evasione fiscale nel comparto della ristorazione, sottolineano le Fiamme Gialle, non è finalizzata soltanto al recupero delle imposte sottratte all'Erario, ma anche alla tutela degli operatori economici che rispettano le regole e che rischiano di subire una concorrenza sleale da parte di chi, evadendo il fisco, può praticare condizioni economiche più vantaggiose sul mercato.

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