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Evade dal carcere di Brindisi scavalcando il muro di cinta: 23enne ripreso a Latiano nei pressi dell'abitazione della fidanzata

di Redazione · 19 Giugno 2026 · 3 min di lettura
Vista esterna di un istituto penitenziario italiano con mura di cinta
Foto: Saggittarius A / CC BY 4.0 via Wikimedia Commons

Una fuga durata poche ore quella messa a segno nella mattinata di giovedì 18 giugno 2026 dal carcere di Brindisi. Un detenuto 23enne di origini albanesi, recluso per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale nell'istituto penitenziario del capoluogo messapico, è riuscito per alcune ore a fuggire dal penitenziario e a darsi alla latitanza.

Le modalità dell'evasione

Secondo la ricostruzione dei fatti, l'uomo, all'apertura dei passeggi, avrebbe scavalcato il muro che delimita l'area per poi arrampicarsi sul muro di cinta esterno, riuscendo a fuggire e a fare perdere le proprie tracce. Si tratta, secondo quanto comunicato dalle fonti istituzionali e sindacali, di una dinamica che sarebbe stata resa possibile da criticità interne alla struttura.

Sulla vicenda è intervenuto il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), secondo cui l'evasione sarebbe stata favorita dalle criticità organizzative e dalla carenza di personale all'interno dell'istituto. In particolare, l'agente in servizio sarebbe stato costretto a gestire contemporaneamente più postazioni, compresa la vigilanza su un piccolo reparto con detenuti sottoposti a grande sorveglianza.

Le ricerche e la cattura

Le ricerche delle forze dell'ordine si sono concentrate in un'area tra Latiano e Mesagne, città dove l'uomo risiedeva prima dell'arresto, avvenuto qualche mese fa in esecuzione di un ordine di carcerazione, in quanto doveva espiare una condanna per reati legati alla detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e per resistenza al pubblico ufficiale.

La fuga è stata interrotta dagli agenti del Commissariato di Mesagne e dalla Polizia Penitenziaria a Latiano, dove vive la fidanzata del detenuto. Alle ricerche hanno partecipato anche i carabinieri delle stazioni di Mesagne e Latiano, il Norm della compagnia di San Vito dei Normanni.

Il detenuto è stato quindi nuovamente arrestato e messo a disposizione dell'autorità giudiziaria. L'uomo è stato riportato in carcere, dove deve scontare quattro anni per spaccio di droga, pena a cui si aggiungerà verosimilmente un supplemento per il reato di evasione.

Il Sappe denuncia: sovraffollamento e carenza di organico

L'episodio riaccende i riflettori sulle condizioni strutturali del carcere brindisino. Nei giorni scorsi, il sindacato aveva già denunciato con un appello la "grave carenza di personale presente nel penitenziario brindisino", sottolineando come 120 poliziotti sulla carta — di cui circa una cinquantina impegnati nella gestione diretta dei detenuti — siano chiamati a sorvegliare quasi 270 ristretti, a fronte dei 150 previsti dalla capienza regolamentare.

Il Sappe ha annunciato la preparazione di un esposto che sarà consegnato nei prossimi giorni alla magistratura di Brindisi e a tutte le procure della regione, in cui viene denunciato il fatto che "tale grave carenza e il sovraffollamento non più sopportabile mettono a grave rischio la sicurezza del penitenziario e dei poliziotti".

Restano in corso, secondo quanto riferito, gli accertamenti per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi all'interno della struttura.

Fonti e approfondimenti

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