Piazza Mercantile a Bari Vecchia: la fontana, la colonna infame e otto secoli di storia nel cuore della città murata
C'è un momento del giorno, appena prima che il sole scenda sul porto, in cui Piazza Mercantile smette per un attimo di essere una piazza e diventa qualcosa d'altro: un palcoscenico dove il passato e il presente si sovrappongono senza sforzo, dove un bambino che rincorre un piccione passa a pochi centimetri da una pietra che ha visto la giustizia pubblica medievale, il frastuono dei mercati levantini e le riunioni del consiglio nobiliare. Pochi posti a Bari, e forse in tutta la Puglia, condensano tanta storia in uno spazio così raccolto.
Una piazza nata per il commercio
La storia di Piazza Mercantile comincia in un'epoca in cui Bari Vecchia non era ancora "Bari Vecchia" ma semplicemente Bari, l'unica Bari che esistesse: un nucleo urbano stretto, fortificato, affacciato sul porto. Questa piazza si trovava esattamente nel punto in cui la città vera incontrava il mondo esterno, appena fuori dalle mura della cittadella nobile, abbastanza vicina al porto per essere comoda ai mercanti, abbastanza centrale per essere il luogo naturale dei traffici. Rimase in una zona extra moenia, cioè fuori dalle mura, fino al XIV secolo, periodo in cui divenne il polo di un nuovo sistema viario grazie al programma di rinnovamento promosso da Isabella d'Aragona tra il 1501 e il 1524.
Per secoli Piazza Mercantile è stata il cuore economico di Bari: qui si svolgevano i mercati, i pescatori vendevano il pescato, i contadini della Murgia portavano grano, olio e ortaggi, e i mercanti veneziani, ragusei e levantini scaricavano stoffe, spezie e oggetti rari. Dall'età rinascimentale fino al secolo scorso fu anche il fulcro dell'attività giudiziaria, politica, amministrativa e militare di Bari, grazie alla presenza del Palazzo del Seggio, dell'Arsenale e della Residenza della Dogana. Il nome — Piazza Mercantile — non è mai stato un semplice appellativo: era una descrizione precisa di ciò che accadeva ogni giorno tra queste pietre.
Il Palazzo del Sedile e l'orologio della città
Su uno dei lati della piazza, nel XVI secolo, fu costruito il Palazzo del Sedile, sede della magistratura dei nobili baresi che amministravano la città. Il palazzo, con la sua torre dell'orologio, scandiva la vita pubblica: i rintocchi annunciavano le aperture del mercato, le riunioni del consiglio, gli eventi importanti. Per i baresi dell'epoca, il suono di quell'orologio era una specie di metronomo sociale collettivo. La piazza ha assunto vari nomi nel corso dei secoli — Piazza Maggiore, Piazza Grande — prima di riprendere nell'aprile del 1958 l'antica denominazione di Piazza Mercantile, quella che porta ancora oggi.
La Fontana della Pigna: quasi ottocento anni di acqua
Al centro della piazza, uno degli elementi più antichi e discreti attira lo sguardo di chi sa dove guardare. La Fontana della Pigna continua a zampillare acqua come fa dal Duecento, ed è una delle fontane più antiche della città. Chiamata così per l'elemento bronzeo a forma di pigna che la decorava — oggi perduto — la fontana pubblica era un punto di riferimento irrinunciabile per chiunque transitasse dalla piazza. Rifornire d'acqua i mercanti, i viandanti, gli animali da soma: in un'epoca in cui l'acqua era una risorsa preziosa e difficile da distribuire, una fontana nel cuore commerciale della città aveva un valore che oggi faticheremmo persino a immaginare. La pigna bronzea che le dava il nome è scomparsa, ma la fonte resiste, testarda, come se non avesse intenzione di smettere tanto presto.
La Colonna Infame: pietra, vergogna e secoli di memoria
Se la fontana è il simbolo della vita quotidiana della piazza, la Colonna della Giustizia — meglio nota come Colonna Infame — ne è il simbolo più cupo e al tempo stesso più affascinante. Si trova in una delle principali piazze del borgo antico, un tempo punto di cerniera tra le vie abitate e il mare, oltre che sede del mercato pubblico e centro vitale dell'attività commerciale e giudiziaria. La colonna fu realizzata alla metà del Cinquecento per volontà di Pietro di Toledo, viceré spagnolo, sebbene l'epoca e la realizzazione siano controverse fra gli studiosi.
È la cosiddetta "colonna infame", chiamata così perché qui venivano esposti al pubblico ludibrio i debitori insolventi. Si tratta di una gogna, simile a quelle esistenti nelle piazze del mercato di altre città, come attesta l'epigrafe incisa sul collare dell'animale che recita "CUSTOS IUSTICIE". La scultura è un leone funerario di epoca romana adattato alla nuova funzione; la collocazione attuale risale probabilmente agli interventi di sistemazione dell'inizio del Seicento, come suggerirebbero le risultanze degli scavi. Il leone è considerato un elemento di reimpiego proveniente da una tomba romana, realizzato da un artigiano apulo-latino e databile tra il I secolo a.C. e il I d.C., ed è una delle poche testimonianze romane della città.
All'estremità della piazza, tra gli imbocchi di via Re Manfredi e del vicolo che sale sulla muraglia, si trova un piedistallo circolare a quattro gradini sul quale è accovacciato il grosso leone in pietra, alle cui spalle si erge una colonna monolitica sormontata da una palla di cannone. Oggi i turisti ci si siedono accanto per fare selfie, spesso ignari di cosa quella pietra abbia visto. La vergogna pubblica, il castigo dei debitori, il mercato brulicante tutto intorno: secoli di vita cittadina compressa in pochi metri quadri di calcare pugliese.
Una piazza che non smette di vivere
Accanto alla fontana si nota, incastonata nella pavimentazione in pietra calcarea, una fascia di lastricato stradale più antico, a piccole basole lavorate a guscio, ascrivibili alla fase di trasformazione della piazza di epoca sforzesca. Sono dettagli che passano inosservati a chi attraversa la piazza di fretta, ma che raccontano quanto ogni strato di questa città si sia depositato sopra il precedente senza mai cancellarlo del tutto. Nei pressi della fontana, all'angolo tra Piazza Mercantile e vico Fiscardo, si trova anche la casa natale di Niccolò Piccinni (1728-1800), il compositore barese attivo tra Italia e Francia nella seconda metà del Settecento.
Piazza Mercantile non è mai diventata un museo all'aperto nel senso asettico del termine. Rimane una piazza vera, vissuta, rumorosa la sera e silenziosa all'alba, con i tavolini dei bar che d'estate invadono i sampietrini e i bambini che corrono sotto la Colonna Infame senza sapere, per fortuna, cosa significasse davvero essere legati a quella pietra. Oggi, per i cittadini baresi, è un insostituibile centro di aggregazione. E forse è proprio questo il segreto più grande di Piazza Mercantile: aver attraversato otto secoli di storia restando, prima di tutto, una piazza di tutti.
Fonti e approfondimenti
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Piazza Mercantile a Bari Vecchia: un viaggio tra storia, sapori e tradizioni – Discover Bari discoverbari.it ↗
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Sui passi (perduti) della Storia – La colonna infame – BariLive.it barilive.it ↗
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Piazza Mercantile – AroundBari around.bari.it ↗
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La colonna infame, storia del monumento simbolo di Bari – BariToday baritoday.it ↗
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Colonna Infame di Bari: storia e segreti della gogna di Piazza Mercantile – Discover Bari discoverbari.it ↗
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