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Sembra una cattedrale gotica di Francia, ma siamo in Puglia: la basilica di Altamura che Federico II volle dal nulla nel 1232, con un portale di pietra che è una Bibbia scolpita

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 26 Luglio 2026 · 6 min di lettura
Facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta ad Altamura con il portale gotico e il rosone trecentesco
Foto: Sailko / CC BY 3.0 via Wikimedia Commons

C'è un momento, arrivando in Piazza Duomo ad Altamura, in cui il tempo si ferma sul bordo di qualcosa di inaspettato. Ci si aspetta la Puglia barocca, le chiese dorate di Lecce, la pietra calcarea screziata di trulli e masserie. Invece ci si trova davanti a una facciata che sembra uscita dalla Borgogna o dall'Île-de-France: due torri campanarie che fendono il cielo della Murgia, un rosone raggiante, e poi quel portale — un libro di pietra aperto a chiunque sappia guardare in su. La Cattedrale di Santa Maria Assunta di Altamura non è soltanto uno dei monumenti più importanti della Puglia. È uno dei più sorprendenti dell'intero Mezzogiorno medievale.

Un imperatore costruisce una città — e le dà subito una cattedrale

La storia di questo edificio coincide con la storia stessa della città. La Cattedrale di Altamura è forse l'unica chiesa realizzata per interesse specifico dell'imperatore Federico II di Svevia, che con una bolla del 1232 si fece promotore dell'edificazione della fabbrica e nello stesso tempo di un intervento di ripopolamento e riqualificazione urbana. Non era un gesto di devozione in senso stretto: era un atto politico e urbanistico insieme. La costruzione si inserisce nel contesto più ampio della politica federiciana, che mirava a consolidare il potere imperiale nel Sud Italia attraverso la fondazione di nuove città e la costruzione di imponenti edifici religiosi; Altamura, in particolare, fu concepita come una città-fortezza strategica, e la cattedrale doveva esserne il cuore spirituale e simbolico.

La leggenda che circola ancora oggi tra gli altamurani racconta un'origine quasi miracolosa. Federico II, di passaggio dalla città e diretto verso Bari per salpare verso la Terra Santa, avrebbe lasciato qui dei soldati malati di malaria, poi guariti grazie all'aria salubre del posto; per celebrare quella miracolosa guarigione, l'imperatore svevo avrebbe fatto realizzare la cattedrale. Storia o leggenda, il risultato fu reale e duraturo. Federico la edificò come cappella palatina, con privilegi di esenzione da qualsiasi giurisdizione che non fosse quella del sovrano; i successivi sovrani confermarono questi privilegi fino al 1929, quando — in seguito ai Patti Lateranensi — per la prima volta un papa di Roma poté nominare il vescovo della cattedrale. Quasi settecento anni di autonomia ecclesiastica: un record che dice molto sull'eccezionalità di questo luogo.

Per attrarre costruttori, artigiani e abitanti, Federico II offrì a tutti coloro che andavano ad abitare Altamura terra da coltivare e agevolazioni fiscali per dieci anni; questi incentivi favorirono un'immigrazione eterogenea di etnie dalle regioni limitrofe, e ai greci preesistenti alla presenza federiciana si aggiunsero ebrei e musulmani berberi. Una città cosmopolita, costruita da zero, con al centro il suo tempio.

Il terremoto, gli Angioini, e la rinascita gotica

L'edificio che Federico aveva immaginato in stile romanico non sopravvisse intatto. Gran parte della chiesa originaria crollò nel terremoto del 1316 e fu ricostruita sotto il regno di Roberto d'Angiò. Fu una svolta decisiva per il carattere architettonico della cattedrale: la ricostruzione portò con sé il gusto gotico che oggi la contraddistingue, trasformando quello che era nato come edificio romanico in qualcosa di più alto, più verticale, più nordico nell'anima. Vi lavorarono i figli di un certo mastro Consiglio di Bitonto, la cui firma si legge ancora in alto sulla cosiddetta Porta Angioina, detta anche Porta delle Spezie perché si apriva sulla piazza del mercato. Una firma orgogliosa, incisa nella pietra come si usava fare quando si era sicuri di aver lasciato qualcosa di eterno.

Di quella prima cattedrale federiciana restano oggi tracce preziose ma minoritarie. I capitelli di stampo bizantiniano e le relative verticalizzazioni, pilastri e colonne, sono — insieme ai matronei e all'abside posto a sinistra del portale — le uniche testimonianze ancora visibili della cattedrale del XIII secolo. Tutto il resto racconta secoli successivi, stratificazioni di gusto e di potere che hanno reso l'edificio un palinsesto architettonico di rara complessità. Quasi tutte le aperture hanno archi gotici a sesto acuto, senza escludere un influsso immediato dell'architettura arabo-normanna. È proprio in questa mescolanza — Svevia, Francia gotica, Bisanzio, Islam — che risiede il fascino singolare della cattedrale di Altamura.

Il portale: una Bibbia aperta nella pietra

Se c'è un elemento che giustifica da solo il viaggio fino all'Alta Murgia, è il portale maggiore. Racchiuso in un protiro sporgente, si erge come un arco trionfale della fede medievale. La facciata culmina con il portale del Trecento, sostenuto da due colonne appoggiate su due leoni del 1533 e terminante in un timpano, al centro del quale si trovano due stemmi: quello degli Angiò di Napoli e quello dei principi di Taranto e signori di Altamura, che permettono di datare il portale tra il 1356 e il 1374.

Alzare gli occhi su quella superficie è come aprire un Vangelo illustrato. Il portale è un vero trionfo di decorazioni e sculture con soggetti biblici: nella lunetta è raffigurata la Vergine in trono con Bambino e due angeli; nell'architrave è scolpita l'Ultima Cena; negli archi sono distribuite 22 scene evangeliche della vita di Gesù, dall'Annunciazione alla Pentecoste. Le scene vanno lette in senso antiorario, come le pagine di un libro che si sfoglia partendo dalla nascita e si chiude sulla discesa dello Spirito Santo. Un percorso narrativo che i fedeli medievali, anche analfabeti, potevano seguire con gli occhi prima ancora di varcare la soglia.

Tra le raffigurazioni dell'architrave, quella dell'Ultima Cena riserva una sorpresa iconografica di prim'ordine. L'Ultima Cena presenta Cristo posto sul lato sinistro della tavola mentre riceve il bacio di Giuda: un'iconografia definita dagli studiosi molto rara. Non il tradizionale bacio nel Getsemani, ma il tradimento consumato a tavola, durante la cena stessa — un dettaglio teologico e narrativo che rivela la raffinatezza culturale dei maestri che lavorarono qui nel Trecento.

Il rosone e l'interno: tra cielo e storia

Prima ancora di avvicinarsi al portale, lo sguardo viene catturato dal rosone che campeggia al centro della facciata. L'intera struttura trova il suo punto di equilibrio e simmetria in questo capolavoro della scultura pugliese del Trecento, dal cui occhio centrale sembrano irradiarsi quindici colonnine legate da archetti intrecciati a raggiera. La luce del tramonto, quando filtra attraverso di esso, trasforma l'interno della navata centrale in qualcosa di commovente.

Dentro, la basilica rivela un'altra dimensione. L'interno è a tre navate, suddivise da colonne e pilastri, con matronei. Il ricco soffitto ligneo è decorato con stucchi d'oro, mentre la navata centrale termina con l'imponente altare maggiore settecentesco, iniziato dal marmorario Ghetti nel 1736 e ultimato nel 1793. La chiesa custodisce anche opere di grande pregio pittorico: nella basilica è conservata una tela di Domenico Morelli raffigurante la Conversione di San Paolo, del 1876.

Fuori, a chiudere il profilo della facciata nel suo insieme, nel 1858 fu costruita la torre dell'orologio, su progetto dell'architetto Corradino de Judicibus — uno degli ultimi interventi a lasciare un segno visibile su una facciata che aveva già assorbito, nei secoli, contributi svevi, angioini, rinascimentali e barocchi. Una stratificazione che non disturba, anzi arricchisce, come accade alle grandi cattedrali europee che si sono costruite e ricostruite insieme alle città che le ospitano. Ad Altamura, pietra e storia sono la stessa cosa.

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