Gallipoli non è la città murata più antica del Salento: il segreto preistorico che la sua isola nasconde da tremila anni
C'è un momento preciso in cui Gallipoli rivela la sua vera natura: quando si attraversa il ponte in muratura e ci si lascia alle spalle il borgo moderno per entrare sull'isola calcarea del centro storico. Le facciate barocche, i vicoli tortuosi, il profumo di salsedine che si mescola a quello del carparo: tutto sembra suggerire una città nata e cresciuta nell'orbita del Seicento. Eppure, sotto questo magnifico involucro, si nascondono radici che affondano nella preistoria più remota, molto prima che qualunque muro venisse alzato, molto prima persino che il nome greco di Kallipolis fosse pronunciato per la prima volta su questo scoglio.
Un nome greco su un suolo messapico
Il toponimo Gallipoli deriverebbe dal greco classico Καλλίπολις, che significa "bella città". Un nome luminoso, che evoca colonie e commerci marittimi, traffici di olio e di porpora. Ma le origini di questa città sono ben più controverse di quanto la sua denominazione ellenica lasci supporre. Nonostante non siano mai state ritrovate tracce o reperti di provenienza messapica direttamente in Gallipoli, è ragionevole pensare che il sito fosse uno scalo marittimo della vicina Alezio, secondo il classico schema messapico della città nell'entroterra collegata con un porto servente. In altre parole, quella che oggi è la "Perla dello Ionio" nacque probabilmente come approdo di servizio per una grande città dell'interno, un punto d'attracco dove le merci prendevano il mare prima che l'insediamento crescesse fino a diventare autonomo e poi a sopravvivere alla sua stessa madrepatria.
In periodo messapico è probabile che il primitivo insediamento fosse denominato "Anxa", vocabolo di difficile interpretazione e probabilmente derivante da una radice italica antica o proto-latina, che potrebbe significare "alta isola". Questo nome arcaico è l'unico filo che lega Gallipoli al mondo indigeno del Salento, prima che l'influenza tarantina trasformasse il piccolo scalo in qualcosa di più ambizioso. È ragionevole pensare che la denominazione greca sia stata data in un periodo successivo e in corrispondenza dell'espansione dei domini della città di Taranto lungo le coste ioniche, ed è ipotizzabile che Anxa diventi Gallipoli e quindi un approdo o una piccola colonia tarantina nella prima metà del IV secolo a.C. Il cambio di nome è dunque anche un cambio di destino: da porto satellite a città, da luogo senza storia a fulcro di commerci mediterranei.
Novemila anni sotto i piedi
Ma il vero segreto non sta nel IV secolo a.C., e nemmeno nei Messapi. Sta molto più indietro, in un passato così remoto da far sembrare le mura medievali quasi recenti. Il territorio di Gallipoli, come tutto il Salento, presenta tracce di frequentazione umana già a partire da tempi antichissimi. In località Torre Sabea, a circa due chilometri dalla città, sono stati scoperti i resti di un villaggio neolitico risalente a circa novemila anni fa. In questo sito sono stati rinvenuti frammenti di ceramica, alcuni manufatti in selce e piccoli oggetti ornamentali, e di particolare interesse è il ritrovamento di una tomba che è stata asportata in blocco e trasportata presso l'Università di Firenze per uno studio approfondito. Un villaggio di novemila anni fa a due chilometri da quella che sarebbe diventata Gallipoli: la città murata più fotografata del Salento non è dunque la città più antica della zona. È piuttosto l'erede di una frequentazione umana straordinariamente lunga, che scavalca di gran lunga le sue stesse mura.
L'isola che non è sempre stata un'isola
Anche la forma attuale del centro storico è frutto di una scelta deliberata, non di un capriccio della natura. L'isola su cui sorge il centro storico era un tempo unita alla terraferma da un lembo di terra naturale, denominato istmo, che rappresentava l'unico passaggio per accedere alla città. Questa continuità con la terraferma durò a lungo, finché le minacce sempre più frequenti dal mare non spinsero gli abitanti a una soluzione radicale. Nel 1484, sotto il dominio veneziano, fu tagliato l'istmo naturale che collegava l'abitato alla terraferma, trasformando il promontorio in un'isola artificiale. L'isolamento volontario, insomma: Gallipoli si fece isola per salvarsi, e in seguito, collegò questa isola calcarea alla terraferma mediante un ponte in muratura risalente al XVII secolo.
Le mura di Gallipoli, ancora oggi in gran parte visibili, furono edificate a partire dal XIV secolo e ammodernate nel Cinquecento in epoca spagnola, ed è probabile che esse siano state costruite sul perimetro di preesistenti mura di epoca bizantina. Strato su strato, dunque: i Bizantini avevano già eretto qualcosa, gli Angioini e poi gli Spagnoli le rafforzarono, trasformando l'isola in una delle piazzeforti più solide del Mediterraneo meridionale. L'isola su cui sorge la città vecchia era originariamente circondata da una cinta muraria che si sviluppava per circa due chilometri ed era caratterizzata da dodici bastioni o torrioni. Di quella cinta imponente, oggi rimane solo una parte bassa, dato che la maggior parte è stata distrutta nell'Ottocento.
La città che cambiava nome con ogni dominazione
Percorrere la storia di Gallipoli significa attraversare quasi tutte le civiltà che hanno plasmato il Mediterraneo. Sul suo territorio si succedettero molte dominazioni e invasioni di Romani, Barbari, Bizantini, Normanni, Angioini, Aragonesi, Veneziani, Spagnoli, Francesi e moltissimi altri popoli. Ognuno lasciò qualcosa: i Romani la trasformarono in municipio e vi insediarono una guarnigione, i commerci della porpora sono attestati dalla presenza sull'Isola di Sant'Andrea dei resti di un edificio dedicato a questa attività. I Bizantini la ricostruirono dopo le invasioni barbariche e vi lasciarono un'impronta così profonda che, il rito greco si mantenne fino al XVI secolo, per passare solo nel 1071 nelle mani dei Normanni.
Fu però con gli Spagnoli, e poi con i Borboni, che Gallipoli raggiunse la sua massima potenza economica. Già dal XVI secolo, Gallipoli era considerata la principale piazza di esportazione dell'olio d'oliva in tutto il Regno di Napoli; l'olio prodotto in questa città era particolarmente apprezzato sui mercati europei, tanto che la spedizione avveniva esclusivamente via mare. Il sottosuolo dell'isola racconta ancora questa stagione di gloria: i frantoi ipogei, antichi ambienti scavati nella roccia di carparo sotto il livello stradale, costituiscono una testimonianza affascinante del passato storico e commerciale di Gallipoli.
Il segreto è nella pietra, non nelle mura
Gallipoli, dunque, non è soltanto la città murata più riconoscibile del Salento. È qualcosa di più sottile e di più antico: un luogo dove ogni epoca ha depositato il suo strato sopra quello precedente, senza mai cancellarlo del tutto. La posizione al centro e nel punto più alto dell'isola della basilica concattedrale di Sant'Agata corrisponde a un sito probabilmente destinato ad area sacra sin dall'antichità. Il sacro e il profano si sovrappongono nello stesso punto da millenni, come le civiltà che si sono avvicendate su questo scoglio calcareo. Chi oggi passeggia sui camminamenti delle mura guardando il tramonto sullo Ionio cammina, inconsapevolmente, sulle tracce di pescatori preistorici, di mercanti messapici, di soldati greci e di frati bizantini. Le mura sono l'involucro. La vera storia di Gallipoli è la pietra su cui poggiano.
Fonti e approfondimenti
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