Quattrocento anni a custodire i velieri del viceré: il porto borbonico più intatto di Puglia è nascosto dentro Gallipoli
C'è un momento preciso della mattina in cui il porto antico di Gallipoli smette di essere uno sfondo da cartolina e torna a essere se stesso: quando le paranze rientrano cariche di pesce e il profumo del Mediterraneo si mescola all'odore del legno bagnato, quel piccolo bacino racchiuso tra il castello e la chiesa del Canneto racconta, quasi sottovoce, quattrocento anni di storia commerciale europea. La maggior parte dei turisti che attraversano il ponte seicentesco verso la città vecchia non si fermano abbastanza a lungo per ascoltarla. Eppure, proprio qui, in questa insenatura dello Ionio che i gallipolini chiamano Seno del Canneto, si trova uno dei porti borbonici meglio conservati dell'intera Puglia.
Da rada naturale a piattaforma del Mediterraneo
La storia di questo scalo è lunga e stratificata, come le dominazioni che si sono avvicendate sul promontorio calcareo su cui sorge la città vecchia. Nel Quattrocento la città passò ai Veneziani, che avviarono i primi lavori per edificare un porto vero e proprio: fino ad allora si trattava soltanto di un piccolo riparo per barche. Intorno al 1480 la struttura venne ristrutturata completamente dai Veneziani, per poi passare in mano agli Aragonesi. Fu in quell'epoca, come ricorda anche GallipoliVirtuale, che i Veneziani aprirono un passaggio navigabile tagliando il tratto di terraferma che faceva di Gallipoli una penisola, per consentire il transito verso il riparo dai venti di tramontana. Nel 1603 quell'istmo venne chiuso di nuovo con il ponte esistente, lasciando aperti solo i passaggi sotto le sue arcate per le imbarcazioni minori.
Ma è con i Borboni che il porto compie il salto di scala decisivo. Dopo le complesse vicende legate alle guerre di successione europee, nel 1734 Carlo I di Borbone divenne monarca del Regno di Napoli, aprendo per Gallipoli un periodo di pace e grande sviluppo. In quegli anni cominciarono i lavori per il potenziamento del porto, che fino ad allora era poco più di una baia naturale, lavori che continuarono con il suo successore Ferdinando I di Borbone, trasformando lo scalo nel Settecento nella più importante piattaforma del Mediterraneo per il commercio dell'olio lampante. Non è un'iperbole storiografica: è una cifra documentata e concreta.
L'olio che illuminava l'Europa, quotato a Londra
Per capire cosa significasse quel porto per il mondo del tempo, bisogna immaginare un'Europa che si illuminava ancora con le lampade a olio. Il Salento ne produceva in quantità straordinarie, e Gallipoli ne era lo sbocco naturale verso i mercati internazionali. A Gallipoli si insediarono ambasciate di diversi Paesi europei, e il commercio dell'olio, quotato in borsa a Londra e proveniente da tutto il circondario, diede alla città un impulso economico e architettonico straordinario. Era un'economia globalizzata ante litteram: nella città si stabilirono famiglie di commercianti di origine genovese, sarda, veneziana e napoletana come gli Spinola, i Vallebona e i Calvi, mentre gran parte dell'olio prodotto o depositato nelle cisterne veniva venduto a paesi esteri che mantenevano in città propri vicecconsolati. Fino al 1923 Gallipoli ospitò i consolati di moltissime nazioni europee, tra cui Austria, Danimarca, Francia, Inghilterra, Impero Ottomano, Paesi Bassi, Portogallo, Prussia, Russia, Spagna, Svezia e Norvegia.
Questo flusso di ricchezze non nasceva dal nulla: tra il 1660 e il 1693, l'olio di Gallipoli era tra i più ricercati sui grandi mercati internazionali, apprezzato al punto da essere quotato alla Borsa di Londra, a testimonianza del prestigio economico raggiunto dalla città in quei secoli. Dal porto partivano velieri diretti verso il nord Europa, e le banchine del Seno del Canneto erano teatro di una movimentazione di merci che oggi fatica persino a immaginarsi, guardando le paranze silenziose di chi torna dalla pesca all'alba.
Il cantiere borbonico e le suppliche dei gallipolini
Il percorso verso un porto moderno non fu però privo di ostacoli. I gallipolini dovettero aspettare a lungo prima che il governo del Regno di Napoli ascoltasse le loro richieste. Le suppliche del popolo gallipolino alla regia autorità del Regno Borbonico trovarono nuovo slancio in occasione della visita di Ferdinando II, avvenuta il 16 settembre 1844. La necessità di un porto sicuro, capace di ospitare e proteggere i bastimenti che giungevano da ogni parte d'Europa, era di grande interesse per una città che sin dal Medioevo vantava scambi commerciali assai intensi. La burocrazia borbonica fu lenta ma alla fine cedette: nella riunione del Consiglio di Stato del 10 maggio 1847, re Ferdinando II decretò la costruzione del porto di Gallipoli secondo il progetto dell'ingegner Lauria, stanziando per l'opera la somma di 18.000 ducati. Nel 1850, dopo ulteriori miglioramenti, lo scalo divenne il porto più importante dell'area ionica del Salento.
Dentro il porto antico: pietra, acqua e memoria
Il porto antico di Gallipoli si trova alle spalle della cappella di Santa Cristina, racchiuso tra il castello e la chiesa del Canneto. Prima del 1804 aveva le dimensioni di una rada, dove un unico scoglio, lo "Scoglio del Porto", conferiva all'insenatura la forma di un approdo vero e proprio. Oggi quello specchio d'acqua tranquillo ospita le paranze dei pescatori, ed è proprio questa continuità d'uso che lo rende unico nel panorama pugliese: non un porto-museo, non una struttura svuotata di senso, ma uno scalo ancora vivo, ancora operativo, ancora capace di accogliere le reti e le voci dei pescatori come faceva ai tempi dei viceré. Gallipoli è l'unica città della provincia a possedere due porti distinti: quello antico, nei pressi della Fontana Greca, e quello mercantile nella città vecchia; il porto antico ospita le paranze, i tradizionali pescherecci del Salento, mentre quello mercantile accoglie navi di grandi dimensioni.
Intorno a questo bacino, la città vecchia dispiega la sua architettura senza soluzioni di continuità. Il centro storico sorge su un'isola calcarea circondata dal mare, collegata al borgo nuovo tramite un ponte del XVII secolo, e camminando lungo la banchina si ha la sensazione di muoversi dentro un plastico storico perfettamente conservato: le chiese in carparo e i palazzi settecenteschi seguono il percorso delle antiche mura bizantine, un labirinto che confondeva i nemici e che ancora oggi cattura e ammalia i visitatori. Accanto al porto, la Fontana Greca veglia silenziosa: la facciata è suddivisa in tre parti da quattro cariatidi che sorreggono l'architrave con un ricco decoro, mentre sull'altra facciata, realizzata nel 1765 come sostegno strutturale, sono collocati lo stemma di Gallipoli, un'epigrafe in latino e le insegne del sovrano Carlo III di Borbone. Persino la pietra d'ornamento porta il marchio della dinastia.
Perché vale la pena fermarsi qui
Gallipoli è oggi conosciuta come meta balneare e notturna tra le più frequentate del Salento, una rinomata destinazione turistica che attira ogni anno un flusso crescente di visitatori affascinati dalla cultura enogastronomica, dalle bellezze naturali e dal patrimonio artistico del centro storico, delle corti, delle chiese e dei palazzi. Ma il porto antico rimane il luogo dove il tempo si comprima davvero, dove la Kallìpolis dei Greci, la piazzaforte degli Aragonesi, la piattaforma olearia dei Borboni e il paese dei pescatori salentini coesistono nello stesso mezzo chilometro di banchina. Basta arrivarci prima che il sole sia alto, quando le paranze scaricano e il mercato del pesce brulica nell'antico fossato del castello: in quel momento, Gallipoli smette di essere una cartolina e torna a essere, per qualche ora, la città più importante del Mediterraneo.
Fonti e approfondimenti
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Porto di Gallipoli – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Gallipoli – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Il porto di Gallipoli, un processo storico travagliato – Anxa.it anxa.it ↗
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Comune di Gallipoli – Cenni storici comune.gallipoli.le.it ↗
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Gallipoli – MiraPuglia mirapuglia.it ↗
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Porto Antico – GallipoliVirtuale gallipolivirtuale.it ↗
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