HomeTurismo › La Fontana Greca di Gallipoli: dal 1560 custodisce miti antichi all'ingresso della città vecchia

La Fontana Greca di Gallipoli: dal 1560 custodisce miti antichi all'ingresso della città vecchia

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 24 Giugno 2026 · 6 min di lettura
La Fontana Greca di Gallipoli con i bassorilievi mitologici sulla facciata in pietra calcarea, al tramonto
Foto: renato agostini / CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

C'è un momento, arrivando a Gallipoli dal lato della terraferma, in cui si capisce di stare per varcare una soglia antica. È il momento in cui, prima ancora che il ponte seicentesco si apra sotto i piedi, lo sguardo cade su una struttura di pietra calcarea alta circa cinque metri, con quattro cariatidi che reggono un architrave decorato e tre pannelli scolpiti che raccontano storie di ninfe, tori inferociti e amori proibiti. È la Fontana Greca — o Fontana Ellenica — e si trova all'ingresso della città vecchia, diventando nel corso degli anni l'elemento cardine dell'attrazione della città.

Un nome, un enigma: greca davvero?

La questione della sua origine è uno di quei dibattiti che la storia dell'arte meridionale ama alimentare senza risolverli del tutto. In passato si pensava fosse la più antica fontana d'Italia, costruita intorno al III secolo a.C., ma dopo anni di studi, dibattiti e ricerche, critici come il Bernich ritengono che la fontana sia stata costruita in età rinascimentale. L'ipotesi ellenistica, tuttavia, non è mai stata del tutto accantonata: l'ipotesi più accreditata è quella di Paolo Agostino Vetrugno, che la colloca in epoca rinascimentale, nel XVI secolo, e non in età ellenistica. Eppure il fascino del dubbio resiste, e il gusto che creò la fontana è quello dell'arte dell'Antica Grecia; secondo alcune teorie, con le invasioni dei Goti le statue sarebbero state rimosse per poi, nel 1560, essere reinserite nella struttura.

A rafforzare la suggestione ellenistica è anche il nome della città stessa: Gallipoli deriva dal greco *Kallípolis*, che significa "bella città". Un nome che porta con sé millenni di sedimentazione culturale, e che la Fontana Greca sembra incarnare fisicamente, chiunque l'abbia davvero scolpita.

Un peregrinare nei secoli prima di fermarsi

La fontana non ha sempre occupato il posto che occupa oggi. Originariamente era posta nell'area delle antiche terme, oggi denominata "funtaneddhe". Nel 1548 venne trasportata nei pressi della chiesa di San Nicola, ormai scomparsa, dove rimase fino al 1560, poi venne nuovamente smontata e ricostruita nel luogo dove attualmente sorge. È dunque dal 1560 che questa struttura staziona dove la vediamo: in piazza Aldo Moro, meglio conosciuta come piazza Canneto, all'ingresso del centro storico di Gallipoli.

Prima che il ponte in muratura venisse costruito, la fontana era addirittura il principale orientamento per chi doveva passare da una parte all'altra della città. Prima della costruzione del famoso ponte in muratura nel 1603, era lei il principale punto di riferimento per chi si accingeva ad effettuare lo "storico" trapasso fra il borgo moderno e quello antico, quest'ultimo galleggiante su un'antica isola calcarea. Un crocevia fisico e simbolico, insomma, che ne spiega la centralità ancora oggi.

Pietra che racconta: Dirce, Salmace, Biblide

L'opera che oggi si ammira è il frutto di interventi stratificati nel tempo. È il frutto di più interventi che ne hanno modificato il primitivo aspetto, aggiungendo alla facciata più antica esposta a sud una controfacciata di epoca settecentesca. La facciata principale, quella rivolta a sud-est, è la più ricca di significati: è suddivisa da quattro cariatidi in tre parti, ognuna delle quali ospita una coppia di rilievi che rappresenta una storia tratta dalla mitologia classica con un'iscrizione latina di commento, di cui sono protagoniste tre ninfe — Dirce, Salmace, Biblide — che furono trasformate in fonti dagli Dei.

Ogni pannello è un destino. Dirce, moglie del re di Beozia Lico, aveva trattato con crudeltà la nipote Antiope: condannata a essere dilaniata da due tori per le sue crudeltà, fu però salvata da Dioniso, che la trasformò in una sorgente. Salmace era invece una ninfa che si innamorò perdutamente di Ermafrodito: Ovidio nelle *Metamorfosi* racconta che la ninfa rifiutò la verginità perché innamorata del semidio Ermafrodito; la metamorfosi è data dai corpi di Salmace ed Ermafrodito fusi in un solo corpo incatenato che si trasforma in una fonte. Infine Biblide, la più straziante delle tre: innamorata del fratello Cauno e da questi respinta, consapevole dell'errore, pianse fino a consumarsi di lacrime e gli Dei impietositi la trasformarono in una fontana di pietra; sulla fontana, la ninfa distesa stringe tra le mani il mantello del fratello.

Sul fregio della trabeazione sono raffigurate alcune scene delle fatiche di Eracle, in cui l'eroe mitologico combatte contro il leone di Nemea. Anche questa presenza eroica partecipa al racconto: la fontana non è un semplice manufatto idrico, ma un affresco mitologico in pietra che la città ha tenuto in vita per secoli.

Due facce, due epoche, un solo stemma

La controfacciata, rivolta a nord-ovest, è più tarda: realizzata con la funzione di sostegno nel 1765, vi sono collocati lo stemma di Gallipoli, un'epigrafe in latino e le insegne del sovrano Carlo III di Borbone. Lo stemma riporta l'immagine di un gallo con la corona e tra le zampe un cartiglio con la scritta latina "fideliter excubat", cioè "vigila fedelmente". Sulla facciata più antica, invece, spicca lo stemma del re di Spagna Filippo II, attorniato dal simbolo della città. Due sovrani, due secoli di dominazione straniera racchiusi in una stessa struttura: la fontana è anche un archivio di potere.

In basso, è collocato l'abbeveratoio dove in passato si dissetavano gli animali. Da questo abbeveratoio, in un passato più recente, attorno agli anni Cinquanta, veniva prelevata l'acqua con il riempimento di alcune botticelle, poi venduta alle famiglie che non avevano in casa l'acqua corrente. La fontana, insomma, ha nutrito la città in senso letterale, non soltanto simbolico.

Un futuro incerto, un restauro atteso

Ammirare oggi la Fontana Greca significa anche fare i conti con la fragilità di ciò che è antico. Crepe dai due ai quattro centimetri attraversano l'antica facciata, mettendo in pericolo sia i passanti sia la stabilità della struttura stessa. Una condizione preoccupante che ha però spinto a intervenire: nel mese di giugno 2025 la fontana ha ottenuto un importante riconoscimento dal Fondo Ambiente Italiano, che consentirà l'avvio dei lavori di restauro.

Nel frattempo, la fontana continua a vegliare sull'ingresso di Gallipoli vecchia, come fa — documentabilmente — dal 1560. La sua bellezza rimane un dato di fatto, tanto che le Poste Italiane hanno incluso la Fontana di Gallipoli nella serie dei francobolli dedicati alle Fontane d'Italia. Che le sue sculture siano nate in epoca ellenistica o rinascimentale, poco cambia per chi si ferma davanti ad esse: quello che conta è che Dirce, Salmace e Biblide continuano a raccontare le loro storie a chiunque abbia la pazienza di ascoltare la pietra.

Fonti e approfondimenti

Continua a leggere

Interno di un ipogeo dauno scavato nella calcarenite di Canosa di Puglia, con tracce di decorazioni pittoriche sulle pareti
Turismo

Sembra un tempio sotterraneo, ma lo scavarono i Dauni secoli prima di Roma: gli ipogei di Canosa di Puglia custodiscono affreschi del IV secolo a.C. sotto i piedi dei passanti

Interno della chiesa rupestre di Santa Maria della Nova a Ostuni con affreschi sulla roccia e grotta carsica sullo sfondo
Turismo

La Madonna su un muro di grotta: il culto più antico di Ostuni non è in cattedrale, è dentro la roccia

Veduta aerea di Castel del Monte al tramonto, con le otto torri ottagonali che proiettano le loro ombre sulle Murge di Andria
Turismo

Nessun documento di cantiere, nessun architetto: il vero mistero di Castel del Monte è il silenzio di Federico II

I resti della via Traiana che attraversa il parco archeologico di Egnazia, con le mura messapiche sullo sfondo e il mare Adriatico all'orizzonte
Turismo

Sembra una città fantasma, ma il suo porto muoveva il Mediterraneo: Egnazia, la colonia messapica che Roma trasformò in snodo dell'Adriatico e oggi giace sepolta tra Fasano e Monopoli

Bancarelle lungo le strade medievali di Bitonto durante la fiera tradizionale in settembre
Turismo

Quarantotto ore di fiera ogni settembre da quasi mille anni: il mercato più antico di Puglia non è a Bari né a Foggia, è a Bitonto

Il porto antico di Monopoli illuminato alle prime ore del mattino durante la festa della Madonna della Madia
Turismo

Novecento anni di fedeltà a un'icona venuta dal mare: la Madonna più venerata di Puglia arriva su una zattera e non è a Bari né a Lecce, è a Monopoli