Sembra un villaggio greco, ma siamo nel Gargano: Rodi Garganico, il borgo che porta ancora il nome dei suoi antichi colonizzatori
Ci sono luoghi che non hanno bisogno di presentazioni elaborate, perché parlano da soli appena li si vede stagliarsi all'orizzonte. Rodi Garganico è uno di questi. Chi arriva dal mare e alza lo sguardo verso il promontorio settentrionale del Gargano si trova davanti a qualcosa di inatteso: un groviglio di case basse e biancastre arroccate su uno sperone di roccia, vicoli che si inseguono in salita, scalinate che precipitano verso il porto, e ovunque il verde intenso degli agrumeti. Un paesaggio che ricorda — non per caso — certi angoli dell'Egeo. E non è una suggestione romantica: è storia, o almeno una delle ipotesi storiche più radicate intorno a questo borgo.
Un nome che è già una storia
Il nome stesso del paese è il primo indizio. L'origine di Rodi Garganico è stata spesso collegata al movimento espansionistico dei Rodii — per altri degli Argivi —, popolo di etnia greca che nell'VIII secolo a.C. ne colonizzò le coste, attratto dal clima e dalle pinete. È da qui, secondo la tradizione più diffusa, che prende forma il toponimo: una comunità di marinai e commercianti greci che sbarcò su questo promontorio e vi rimase, lasciando nel tempo il proprio nome impresso sulla pietra e sulle mappe. Fonti più vicine alla leggenda che alla storia fanno risalire la nascita di Rodi a un gruppo di marinai greci, i Rodi Argivi, da cui il nome della città. La distinzione tra storia e leggenda, in questo caso, è sfumata quanto l'orizzonte visto dal belvedere del centro storico.
Va detto che gli storici si dividono. L'interpretazione della fondazione greca, per la mancanza di una documentazione archeologica pertinente, risulta essere comunque piuttosto incerta. Secondo fonti illustri, tra cui Cellarius, Theodor Mommsen e Michelangelo Manicone, Rodi Garganico affonderebbe invece le sue radici nella cultura dauna, e potrebbe essere stata riedificata sulle rovine della mitica Uria, distrutta dopo le guerre puniche. Un'ulteriore voce fuori dal coro è quella di Michelangelo De Grazia, secondo cui Rodi e Uria sarebbero coesistite contemporaneamente. Il dibattito, secolare e mai del tutto risolto, aggiunge fascino a un borgo che non ha bisogno di certezze per stupire.
Il porto romano e le rovine che resistono al tempo
Qualcosa di più solido lo offre l'epoca romana. Plinio fa menzione di un Portus Garnae che gli storici identificano con il porto di Rodi Garganico, i cui ruderi erano visibili fino agli inizi del secolo scorso nella Cala del Castello, sotto il Rione Cambomilla. Già in epoca romana esisteva questo fiorente porto, difeso da torri e mura, i cui resti sono ancora oggi visibili nella località Sotto il Castello. Non è poco: significa che Rodi era già, duemila anni fa, un nodo commerciale riconoscibile, un approdo abbastanza importante da meritare una menzione nella letteratura latina. Un'epigrafe fa supporre che Rodi Garganico in epoca romana fosse una provincia amministrata dal Comite Gneo Suilio Mascillioni, magistrato ed esattore di tributi.
Poi vennero i secoli bui. Con la caduta di Roma si susseguirono tempi difficili: Rodi Garganico fu distrutta dai Goti nel 485 d.C., ricostruita nel 553 dopo la guerra greco-gotica e attaccata dai Saraceni nel 950. Così come Carpino, venne occupata nel 1461 dagli Aragonesi; nel 1446, infatti, risultava già essere feudo di Alfonso V d'Aragona. Ogni conquista lasciò un segno: nelle mura, nelle chiese, nei portali scolpiti che ancora oggi si incontrano girando l'angolo nei vicoli del centro.
Il centro storico: un labirinto che profuma di zagara
Rodi, protesa sul mare e sommersa dai profumi di zagara e di resina, è la piccola capitale degli agrumi garganici. Questo borgo marinaro, ubicato su un piccolo promontorio nel versante nord del Gargano tra due lunghi arenili, vive la sua vita di mare con la pesca e il commercio. Addentrarsi nel centro storico significa abbandonarsi a un ritmo lento, fatto di gradini consunti e archi bassi. Ogni strada ha una sua marcata fisionomia: i cornicioni di origine provenzale, i ricchi portali lavorati, il borgo marinaro con le tipiche scalette. Il centro storico è caratterizzato da un'architettura fondamentalmente spontanea; sulle porte delle case, agli angoli delle strade, vi sono numerose edicole devozionali, e attraverso le case strette tra i vicoli si scorgono tracce dell'antica cinta muraria.
Addentrandosi nel cuore di Rodi Garganico, non si può non restare affascinati dal centro storico medievale, che ha il suo cuore più antico nel quartiere Chepeabbasce: è chiamato così perché le donne solevano affacciarsi dai balconi per guardare il mare in attesa dei mariti pescatori, tra una chiacchiera e l'altra con le vicine. Il borgo è da scoprire a piedi, camminando tra vicoli stretti e ripidi circondati da case; secondo una tradizione, da ogni casa di Rodi Garganico è possibile vedere il mare. Una leggenda urbanistica che, a guardarsi intorno, sembra quasi vera.
Le chiese, il castello e la Madonna venuta da Costantinopoli
Il patrimonio religioso del borgo è stratificato quanto la sua storia. Il Santuario della Madonna della Libera conserva la miracolosa Tavola della Madonna, giunta da Costantinopoli nel 1453 dopo la caduta dell'Impero d'Oriente; nel cappellone laterale sono raccolte tavolette votive, segni del culto mariano e preziose testimonianze di arte popolare. Non lontano, la chiesa di San Nicola presenta un singolare campanile articolato su tre piani con tamburo ottagonale, risalente ai secoli XII-XIII, che a metà del XVI secolo aveva la funzione di torre di avvistamento e faceva parte, insieme ad altre torri, del sistema difensivo costiero. Dell'antica fortificazione che dominava il borgo dall'alto, e alla quale si accedeva tramite un ponte levatoio, restano soltanto due torri, una delle quali è la torre d'angolo conosciuta come Spuntone, risalente probabilmente al 1535.
Gli agrumi, il mare e il futuro di un borgo antico
A tenere in piedi l'economia di Rodi per secoli non è stato solo il mare, ma anche la terra. Rodi conobbe un nuovo periodo di splendore a partire dal XVI secolo grazie alla produzione agrumaria, la cui filiera coinvolgeva quasi interamente la cittadinanza. Rodi è oggi un centro per la produzione di agrumi come le Arance del Gargano e il Limone Femminello del Gargano, entrambi prodotti DOP coltivati sin dal Medioevo. Dopo la seconda guerra mondiale, però, l'economia agrumicola subì una battuta d'arresto: non era più possibile commerciare con le dirimpettaie coste dalmate, principale meta delle esportazioni rodiane, a causa della situazione politica internazionale.
Oggi Rodi Garganico ha trovato nel turismo il suo nuovo respiro. Il clima particolarmente mite, il paesaggio suggestivo e il mare limpido fanno di Rodi Garganico uno dei principali luoghi turistici della regione e del Parco Nazionale del Gargano in particolare. Già apprezzata meta balneare negli anni Sessanta, ha subìto importanti processi di restauro del patrimonio architettonico e di riqualificazione urbanistica; la recente costruzione di un porto turistico le ha conferito un ruolo interessante nel circuito turistico del Mediterraneo. Greci, Romani, Goti, Saraceni, Aragonesi: ognuno ha lasciato qualcosa. E il borgo, imperterrito sul suo promontorio, continua a guardare il mare come ha sempre fatto, indifferente al tempo che passa.
Fonti e approfondimenti
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Storia e curiosità del Comune di Rodi Garganico – sito istituzionale comune.rodigarganico.fg.it ↗
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Rodi Garganico – Borghi Storici borghistorici.it ↗
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Rodi Garganico – Gargano Verde garganoverde.it ↗
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Centro storico di Rodi – Ente Parco Nazionale del Gargano parcogargano.it ↗
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Rodi Garganico – Puglia Turismo (portale ufficiale) turismo.puglia.it ↗
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