Perché l'ottagono di Castel del Monte misura circa 16 metri per lato? Il numero nasconde un'armonia di culture che Federico II importò dagli Arabi
C'è un numero che, da quasi ottocento anni, rimane conficcato nella pietra calcarea di una collina delle Murge pugliesi come un enigma scritto in lingua universale. È la misura del lato dell'ottagono esterno di Castel del Monte: la pianta del castello ottagonale misura circa 16,30 metri per ciascun lato. Una cifra che, a prima vista, sembra arbitraria. A guardarla con gli occhi di chi progettò l'edificio — o di chi, con tutta probabilità, ne fu il vero ideatore — rivela invece un sistema di conoscenze che attraversava tre civiltà e due secoli di sapere accumulato.
Un imperatore, tre culture e una pietra sola
Fatto costruire nel 1240 dall'Imperatore Federico II di Svevia, il castello riflette la cultura umanistica e la vasta educazione del suo fondatore: Federico II, appassionato di matematica, poesia, filosofia e astronomia, era dotato di uno spirito cosmopolita, tanto da accogliere presso la sua corte studiosi greci, arabi, italiani ed ebrei. Non era una corte medievale nel senso corrente del termine: era un laboratorio intellettuale senza precedenti, dove il sapere islamico, quello classico e quello germanico si mescolavano liberamente. Il modulo geometrico prescelto per il castello risente dell'influenza della cultura matematica araba, e nelle misure e nelle proporzioni dei vari elementi architettonici si è tenuto conto della sezione aurea e delle ombre determinate dal sole quando esso entra nei vari segni zodiacali: tutto ciò consente di sostenere che il castello costituisce un'applicazione dell'insieme di conoscenze astronomiche, filosofiche e matematiche del pensiero greco, latino e arabo del tempo.
Quella misura di circa sedici metri per lato non nacque quindi dall'intuizione di un mastro muratore, né fu scelta a caso. Fu il risultato di un calcolo raffinato, che intrecciava proporzioni armoniche e osservazioni celesti in un'unica figura geometrica capace di contenere tutto.
L'ottagono come figura del mondo
Per capire perché proprio l'ottagono, e perché proprio quelle dimensioni, bisogna partire dal significato simbolico della forma. L'ottagono è la figura intermedia tra il quadrato, simbolo della terra, e il cerchio, che rappresenta l'infinità del cielo; segnando quindi il passaggio dall'uno all'altro. Una simile carica simbolica non poteva sfuggire a un sovrano che si considerava al contempo re terreno e erede della tradizione imperiale romana. La scelta dell'ottagono potrebbe derivare, secondo alcuni, dalla Cupola della Roccia a Gerusalemme, che Federico II aveva visto durante la sesta crociata, o dalla Cappella Palatina di Aquisgrana. Due edifici lontanissimi tra loro, uno islamico e uno carolingio, accomunati dalla stessa forma: un segnale chiaro di quanto l'ottagono fosse già carico di significati condivisi da più tradizioni culturali.
Ma l'aspetto più straordinario è che l'ottagono non è soltanto il profilo generale del castello, ma pervade tutte le parti dell'edificio: intorno a un cortile ottagonale sono raggruppati otto saloni a piano terra, otto nel primo piano e otto torri ottagonali. Il monumento appare come un ottagono perfetto dotato di otto torri ottagonali, con un cortile al centro anch'esso ottagonale e sedici stanze in tutto; e il rimando al numero otto continua nei singoli elementi, dai capitelli alle cornici, alle chiavi di volta. Una ripetizione che non è ossessione decorativa, ma codice: diverse teorie suggeriscono che Federico II fosse interessato non solo alla politica e alla guerra, ma anche all'astrologia e alla filosofia, e il numero otto ha origini antiche, rappresentando spesso equilibrio e potere.
Sezione aurea, Fibonacci e il dialogo con il sole
Le misure dell'ottagono non vivono isolate: sono parte di un sistema proporzionale che pervade l'intera struttura. Le sale del castello hanno forma trapezoidale, e moltiplicando il lato minore del trapezio per 1,618 — il numero aureo — si ottiene il lato maggiore; dividendo poi il lato minore per la radice quadrata di 1,618 si ottiene la larghezza della sala. La sezione aurea, dunque, non compare una volta per caso: governa le proporzioni di ogni ambiente. La leggenda vuole che l'imperatore sia stato condizionato nella progettazione dell'edificio dal grande matematico Leonardo Fibonacci, dalla sua sequenza e dalle sue teorie sul numero aureo. Che sia leggenda o realtà storica, Federico II di Svevia, sensibile ai problemi scientifici, si interessò in modo particolare alla matematica, come testimonia il Liber Quadratorum, scritto da Leonardo da Pisa detto Fibonacci, ispirato proprio da un quesito posto dall'imperatore.
Alle proporzioni si aggiunge il dialogo con il cielo. Il castello rappresenterebbe uno "gnomone solare", le cui misure sarebbero state concepite in modo che il moto solare e le ombre da esso proiettate ne definissero tutte le proporzioni. La scelta del sito conferma questa lettura: il castello si trova a una latitudine di 41°5', dove durante gli equinozi, nelle due ore a cavallo del mezzogiorno, il Sole percorre un arco di 45°, corrispondente esattamente a un lato di ottagono. In altri termini, la Terra stessa, nel suo moto, restituisce la misura angolare dell'edificio: la geometria del castello e la geometria del cosmo si sovrappongono con una precisione che non può essere casuale. A suggerire ulteriori simbolismi è la posizione del castello, studiata in modo tale da creare particolari effetti di luce e ombre nei giorni del solstizio e dell'equinozio: a mezzogiorno dell'equinozio d'autunno, le ombre delle mura raggiungono perfettamente la lunghezza del cortile interno, e un mese dopo coprono l'intera lunghezza delle stanze.
Un edificio senza nome che sfida ogni classificazione
Se le misure del castello sono l'espressione di una sintesi culturale straordinaria, altrettanto enigmatica rimane la sua funzione. A prima vista Castel del Monte può sembrare un castello, ma in realtà mancano tutte le caratteristiche tipiche di un castello medievale: non c'è il fossato e nemmeno il muro di cinta. Una recente ipotesi di Giuseppe Fallacara e Umberto Occhinegro assegnerebbe alla costruzione la funzione di centro benessere, atto alla rigenerazione e alla cura del corpo, sul modello dell'hammam arabo. Un'ipotesi che si sposa perfettamente con l'identità del suo committente: un imperatore che leggeva in arabo, dialogava con filosofi islamici e considerava la cura del corpo e dello spirito tutt'uno con quella della mente.
Quel che è certo è che Castel del Monte è, come sintetizza l'UNESCO, un'opera che possiede un valore universale eccezionale per la perfezione delle sue forme, l'armonia e la fusione di elementi culturali provenienti dal Nord dell'Europa, dal mondo arabo e dall'antichità classica. I suoi circa sedici metri per lato non sono una misura neutra: sono il perimetro di un'idea del mondo in cui il sapere non aveva confini religiosi né geografici. Bastano per capire chi era davvero Federico II, e perché quella pietra color miele, su una collina delle Murge, continua ancora oggi a fare domande a chi la guarda.
Fonti e approfondimenti
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Numeri – I misteri di Castel del Monte (sito ufficiale) castellodelmonte.it ↗
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Castel del Monte – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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L'eredità culturale e architettonica di Federico II nel Castel del Monte – Skuola.net skuola.net ↗
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Castel del Monte – Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO unesco.it ↗
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I segreti di Castel del Monte – Treccani Esperienze treccaniesperienze.it ↗
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Ottagoni e Sezione Aurea – Zibaldone Scientifico zibalsc.blogspot.com ↗
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