La colonna romana di Brindisi: duemila anni di misteri, leggende e turisti che cercano la Via Appia dove non finisce
Arrivano con la cartina in mano o con il telefono aperto su Google Maps, cercano il "faro romano" o il "termine della Via Appia", e quasi sempre guardano dalla parte sbagliata del porto. Poi, quasi per caso, alzano gli occhi e la trovano lì: una colonna solitaria di marmo bianco che si staglia contro il cielo adriatico, alta quasi diciannove metri, silenziosa e imperscrutabile come chi ha visto passare imperatori, crociati, bombardieri e turisti. La colonna romana di Brindisi è il monumento più famoso della città, eppure quasi nessuno la conosce davvero. Perché attorno a lei si è accumulato, nei secoli, uno strato di miti tanto spessi da oscurare la realtà — e la realtà, a ben guardare, è ancora più straordinaria.
Un unicum nell'antichità, dimezzato dalla storia
Le colonne romane di Brindisi sono un monumento situato presso il porto della città: in origine erano due colonne gemelle, un unicum nel panorama architettonico dell'antichità. Come tali, furono raffigurate già dal XIV secolo come emblema della città. Poi il tempo e la sfortuna le dimezzarono: a seguito del crollo di una delle due colonne nel 1528, il monumento è rimasto mutilo. I frammenti della colonna caduta giacquero a terra per più di un secolo, ignorati dai governanti, finché la storia prese una piega quasi comica: a Lecce, dove si credette ci fosse stata un'intercessione di Sant'Oronzo durante la peste del 1657, il popolo volle realizzare un monumento al santo patrono e l'allora sindaco di Brindisi Carlo Stea decise di offrire i pezzi della colonna caduta. Il sindaco successore Giovanni Antonio Cuggiò rifiutò di consegnarla, ma il 2 novembre 1659 il Viceré di Napoli ordinò comunque l'invio a Lecce delle parti cedute. Nel 1666 l'architetto Giuseppe Zimbalo innalzò nella piazza principale la statua di Sant'Oronzo su una colonna marmorea che riutilizzava i rocchi e il capitello della colonna brindisina. Chi visita oggi la celebre colonna di piazza Sant'Oronzo a Lecce, dunque, guarda anche un pezzo di Brindisi.
Della colonna superstite, quella che si innalza sul porto di Brindisi è in marmo proconnesio e misura ben 18,74 metri d'altezza: la base 4,44 m, il totale degli otto rocchi è 11,45 m, il capitello misura 1,85 m e, infine, un metro del cosiddetto pulvino. Il capitello è di ordine corinzio, decorato con foglie di acanto e dodici figure mitologiche a mezzo busto: le quattro figure principali rappresentano divinità marine maschili e femminili, mentre le altre otto figure agli angoli sono dei Tritoni che suonano con strumenti ricavati da conchiglie marine. Il capitello che si vede oggi sulla colonna, però, non è quello originale: tra il 1996 e il 2002 la colonna è stata smontata nelle sue parti componenti e interamente restaurata, e dopo il rimontaggio si è deciso di esporre il capitello originale in una sala del Palazzo Granafei-Nervegna, collocando al suo posto una copia.
Traiano, Ercole o un rito di vittoria? Il mistero dell'origine
Chi ha eretto queste colonne, e perché? La domanda sembra semplice. Le risposte, invece, si moltiplicano e si contraddicono da secoli. Le ipotesi formulate negli anni sono diverse e talvolta discordanti tra loro; le più note e diffuse sono state ormai da tempo smentite, ma continuano ad essere ostinatamente proposte. Le colonne romane sono state credute, secondo la tradizione più nota, un monumento fatto innalzare nel 110 circa d.C. dall'imperatore Traiano, per celebrare l'arrivo a Brindisi della via Appia. Secondo altri è un monumento eretto in onore di Brento, figlio di Ercole il libico, a cui i brindisini facevano risalire la rifondazione della città, una sorta di corrispondenza con le più note colonne poste sullo stretto di Gibilterra che indicavano la fine del mondo all'epoca conosciuto.
Gli studiosi moderni hanno però ridimensionato entrambe le tradizioni. La diversità dei marmi impiegati, l'evidente uso del reimpiego in diverse parti, la inusuale iconografia con i busti di divinità pagane in funzione di telamoni e le risultanze degli scavi archeologici nei dintorni, fanno propendere per una datazione piuttosto posteriore all'epoca imperiale romana, non escludendo una sistemazione finale in epoca bizantina. Per lungo tempo le colonne sono state ritenute terminali della Via Appia, ma considerazioni topografiche e morfologiche fanno pensare che tale ipotesi sia solo il frutto di erudizione accademica settecentesca. La tesi più aggiornata, condivisa da diversi ricercatori, è che il monumento abbia avuto una funzione celebrativa legata a eventi militari o a cerimonie ufficiali dello stato romano: le colonne rappresentavano probabilmente un monumento che celebrava la vittoria, o la speranza per tale esito, in occasione della partenza o del ritorno via mare di una spedizione militare.
Il mito del faro: suggestivo ma insostenibile
Ed ecco il mito più tenace di tutti, quello che ancora oggi circola tra guide turistiche e siti di viaggi: le colonne sarebbero servite da faro, con una traversa bronzea tesa tra i due capitelli e un fanale dorato al centro a guidare i naviganti nell'Adriatico notturno. L'immagine è potente, cinematografica, quasi commovente. Ed è anche quella che, più di ogni altra, orienta i visitatori verso aspettative sbagliate. L'ipotesi che abbiano funzionato da faro è molto difficile da sostenere, mancando qualsiasi riscontro tipologico in altre situazioni simili: strutturalmente assurda è la pretesa che tra i capitelli delle due colonne fosse innalzata una traversa bronzea con un fanale dorato. La leggenda del faro, insomma, non regge all'esame dell'archeologia. Eppure sopravvive, ostinata, come sopravvivono tutte le storie che piacciono troppo per essere abbandonate.
Quello che invece le fonti confermano è il ruolo strategico del porto di Brindisi nel mondo romano: per i romani, il porto di Brindisi era uno dei più importanti del Mediterraneo, e la colonna rappresentava idealmente il ponte tra Roma e l'Oriente. Solo il prospetto verso il mare risponde in parte alla situazione antica, al di sopra di una poderosa costruzione che le rendeva ben visibili da lontano, soprattutto dalle navi che si accostavano progressivamente al porto interno. In questo senso, faro o non faro, le colonne hanno davvero guidato i naviganti: non con una fiamma, ma con la sola forza della loro presenza monumentale.
L'unico superstite di una città sepolta
C'è un primato che la colonna di Brindisi può vantare senza che nessuno lo metta in discussione, ed è forse il più significativo di tutti. Il monumento delle due colonne abbinate fa parte del ricco arredo monumentale antico e rappresenta l'unico elemento sopravvissuto a lungo e quasi intatto della città romana, divenendo proprio per questo il simbolo della stessa comunità brindisina e del suo lungo percorso storico. La trasformazione cristiana della città e le difficili vicende subite nel medioevo rendono oggi poco percepibile l'immagine di questo grande abitato, di cui si conservano solo alcune tracce, anche se di grande importanza. Teatro, anfiteatro, templi, terme: tutto è sparito. La colonna è rimasta.
Sul suo piedistallo si sovrappongono le epoche come le pagine di un libro lasciato aperto: i basamenti di entrambe le colonne sono probabilmente risalenti a una prima fase costruttiva del I secolo a.C.; su quello della colonna superstite è impressa un'iscrizione latina di età altomedioevale in cui si ricorda la ricostruzione di Brindisi del IX secolo per opera del bizantino Lupo Protospata; sulla base della colonna caduta si legge appena una dedica fatta a nome del senato e del popolo romano, con ringraziamento a Giove. Nei marmi di un solo monumento, insomma, si legge tutta la storia di una città: romana, saracena, bizantina, medievale, moderna. E poi c'è il dettaglio che nessuna guida turistica ricorda abbastanza: si suppone che le due colonne che i veneziani innalzarono in Piazza San Marco, con il Leone di San Marco e la statua di San Teodoro, siano una replica medievale di quelle di Brindisi.
La prossima volta che capitate a Brindisi e cercate il "faro romano", alzate lo sguardo sulla scalinata Virgilio. Dalla sua base si apre una spettacolare scalinata che conduce direttamente al porto interno, creando una delle immagini più suggestive della città, soprattutto al tramonto. Non troverete il faro che cercavate. Troverete qualcosa di meglio: una colonna solitaria che ha attraversato indenne quasi duemila anni di storia, di terremoti, di bombardamenti e di leggende, e che ancora oggi sa come farsi guardare.
Fonti e approfondimenti
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Colonne romane di Brindisi – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Le Colonne del porto – Brindisiweb.it brindisiweb.it ↗
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Colonne Romane – Epigrafi e storia – Brundarte brundarte.it ↗
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Le Colonne Romane di Brindisi – Provincia di Brindisi provincia.brindisi.it ↗
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La colonna romana di Brindisi: è davvero la fine della Via Appia? – Viaggiatori Si Nasce viaggiatorisinasce.com ↗
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