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Novecento anni di fedeltà a un'icona venuta dal mare: la Madonna più venerata di Puglia arriva su una zattera e non è a Bari né a Lecce, è a Monopoli

di Lorenzo Sansò · 23 Giugno 2026 · 7 min di lettura
Il porto antico di Monopoli illuminato alle prime ore del mattino durante la festa della Madonna della Madia
Foto: Giorgio Galeotti / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

Ci sono città che custodiscono il loro segreto più prezioso non in un museo, non su un libro, ma nel ritmo di una notte di dicembre. Monopoli è una di queste. Ogni anno, alle cinque del mattino del 16 dicembre, quando il resto del mondo dorme, il suo porto si trasforma in un palcoscenico senza eguali: torce che tremolano sull'acqua nera, subacquei che illuminano il fondale con le loro luci, campane che rompono il silenzio mentre una zattera di legno si avvicina lentamente alla riva. Su quella zattera viaggia la Madonna della Madia, un'icona bizantina che questa città venera da più di novecento anni come propria patrona e protettrice.

Una zattera, trentuno travi e un sogno ripetuto tre volte

Per capire cosa significa quella notte, bisogna tornare al 1107, quando il vescovo Romualdo avviò la costruzione della nuova cattedrale di Monopoli. I lavori procedettero speditamente per circa dieci anni, fino a quando un ostacolo apparentemente insormontabile bloccò tutto: mancavano le travi di legno necessarie per costruire la copertura della chiesa. La soluzione arrivò, secondo la tradizione, nel modo più inatteso possibile. La notte tra il 15 e il 16 dicembre 1117 la Madonna si mostrò in sogno a un pio monopolitano, chiamato secondo una parte della tradizione Mercurio, annunciando che al porto era giunto quanto il vescovo aveva richiesto. Mercurio si recò dal vescovo per riferirgli ciò che aveva sognato, ma non venne creduto: tornato a casa ebbe di nuovo la visione di Maria che gli ripeteva le stesse parole. Ma di nuovo il vescovo non lo credette.

Solo al terzo tentativo la storia svoltò. Alla terza volta Mercurio volle andare di persona al porto per accertarsi di ciò che in sogno gli veniva annunciato e, con sua grande sorpresa, scorse nel bacino portuale una grande zattera fatta di trentuno lunghe e grosse travi. Pieno di gioia corse al vescovado e annunciò a Romualdo che le travi erano arrivate e che lui stesso le aveva viste. Disposta una grande processione, il vescovo si recò al porto dove, sulla zattera, si accorse della presenza di un'icona che raffigurava la Madre di Dio con in braccio il Cristo. Nemmeno il recupero fu immediato: la tradizione narra che la zattera si allontanò per ben tre volte dalla riva, quasi a voler rimproverare l'iniziale incredulità del vescovo. Solo al terzo tentativo, dopo un atto di pentimento di Romualdo, l'icona si lasciò finalmente prendere e fu portata in solenne processione fino alla cattedrale, mentre le campane continuavano a suonare miracolosamente.

Le travi della zattera furono utilizzate per completare il tetto della chiesa, risolvendo il problema che aveva bloccato i lavori. Alcune di queste travi sono tuttora conservate nella prima cappella della navata destra della cattedrale, custodite in una teca di vetro come preziose reliquie. Il legno, a detta di chi lo ha toccato nei secoli, risulta essere ancora al tatto fresco e vivo , nonostante siano trascorsi novecento anni dal prodigioso approdo.

L'icona: una Madonna Odigitria di canone bizantino

Chi è, dunque, questa Madonna? L'opera è una tempera su tavola, una sorta di "preghiera figurata" in cui anche i colori rispettano le rigide regole del rivolgersi a Dio. Si tratta di una Madonna Odigitria — Colei che indica la Via — che con la mano destra e il capo leggermente inclinato ci indica il Cristo. La Vergine indossa un tradizionale maphorion greco, abito di solito utilizzato dalle suore ma di colore violaceo, qui invece nero. La sua origine orientale è fuori discussione per gli storici dell'arte: si riconosce in Puglia la presenza di artisti dediti alla realizzazione di icone in contatto con Bisanzio attraverso diversi canali, dagli stretti rapporti che legavano l'Impero Romano d'Oriente alla Puglia e al Salento, o per il tramite dei crociati che utilizzavano i porti pugliesi. Una delle ipotesi più accreditate vuole che l'icona della Madonna della Madia sia stata posta in salvo su una zattera durante le lotte iconoclaste. Il nome stesso della Madonna racconta la sua storia: il titolo di Madia deriva dallo spagnolo almadía, che vuol dire proprio "insieme di travi, zattera": Madonna della Madia vale quindi come Madonna della zattera.

Le prime testimonianze scritte che descrivono l'approdo risalgono al 1643: un testo è una Historia et Miracoli della divota e miracolosa Imagine della Madonna della Madia di Francesco Antonio Glianes, arcidiacono della Cattedrale di Monopoli; l'altro, in latino, è nel primo volume della Italia Sacra di Ferdinando Ughelli, scritto dal teologo della Cattedrale Giovanni Francesco Cimino. Entrambi convergono sulla stessa versione dei fatti, attingendo con ogni probabilità a materiale d'archivio ancora più antico.

La cattedrale, la corona e il riconoscimento di Roma

Attorno all'icona, nei secoli, è cresciuta una cattedrale. Oggi concattedrale della diocesi di Conversano-Monopoli, è stata elevata al rango di basilica minore da papa Benedetto XV nel 1921, e si presenta in diversi stili: all'originale romanico sono state aggiunte modifiche e ricostruzioni barocche. La sua cappella dedicata all'icona è un capolavoro nel capolavoro: presenta un pregevole altare con alternanza di marmi policromi, alzato da quattro colonne di marmo verde su piedistalli di discreta altezza. Ai lati dell'icona, su piccole mensole, si ergono le statue di san Michele e san Giuseppe di Giuseppe Sanmartino, lo stesso autore del famoso Cristo Velato. La devozione popolare ottenne un riconoscimento ufficiale nel tardo Seicento: nel 1680 il vescovo Giuseppe Cavalieri ottenne da papa Innocenzo XI l'autorizzazione a celebrare, il 16 dicembre di ogni anno, l'Ufficio di Santa Maria ad Nives con rito di prima classe. E quasi un secolo dopo, nel 1768 il Capitolo di Monopoli inviò a Roma la petizione per la canonizzazione dell'icona, e il Capitolo Vaticano con delibera del 15 gennaio 1769 concesse la Canonizzazione.

Il rito del 16 dicembre: quarantamila fedeli nell'oscurità

Tutto questo si condensa ogni anno in una sola notte. La notte tra il 15 e il 16 dicembre rappresenta per Monopoli uno dei momenti più intensi e suggestivi dell'intero anno. È la notte in cui l'intera comunità si riunisce per celebrare la Madonna della Madia, protettrice della città e della diocesi di Conversano-Monopoli, in un evento capace di richiamare ogni anno circa 40.000 persone tra fedeli e visitatori. La scena è di quelle che rimangono impresse: nell'ultimo tratto di mare, prima di toccare la banchina della Cala Fontanelle, la zattera viene scortata da subacquei che con le loro torce illuminano il percorso, in una scenografia dall'atmosfera irripetibile, con un fondale di stelle e fuochi d'artificio quando l'oscurità salda il mare al cielo. Poi segue la processione con le autorità civili e militari.

Alle cinque del mattino i fedeli si appressano alla cala per accogliere la Protettrice, che viene poi portata in processione fino alla Basilica Cattedrale, dove viene celebrata la Santa Messa. Anticamente, i pescatori anziani devoti alla santa patrona, quando la zattera della Madonna stava per approdare, si tuffavano in mare per tirare la fune della barca e trasportarla a riva. Oggi sono i subacquei a raccogliere quel testimone di devozione marina, ma il senso del gesto non è cambiato di una virgola. Per chi guarda dal molo nella notte di dicembre, con l'aria che taglia e le campane che rompono il silenzio, è difficile non sentire il peso di novecento anni che gravitano su un'unica zattera di legno.

Bari ha san Nicola, Foggia ha la Madonna dei Sette Veli, Lecce ha sant'Oronzo. Ma esiste un angolo della costa adriatica dove la devozione si misura in travi di pino d'Aleppo, in sogni ripetuti tre volte e in processioni all'alba che non si sono mai interrotte, nemmeno per un anno, da quando Romualdo si inchinò sul porto e riconobbe di aver sbagliato a non credere. Quel luogo si chiama Monopoli, e la sua Madonna arriva ancora dal mare.

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