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Quarantotto ore di fiera ogni settembre da quasi mille anni: il mercato più antico di Puglia non è a Bari né a Foggia, è a Bitonto

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 24 Giugno 2026 · 6 min di lettura
Bancarelle lungo le strade medievali di Bitonto durante la fiera tradizionale in settembre
Foto: Angelo Acquaviva / CC BY 3.0 via Wikimedia Commons

C'è una città pugliese che ogni settembre si trasforma in palcoscenico di una cerimonia commerciale e devozionale vecchia di quasi un millennio. Non è Bari con i suoi portici e i suoi mercati rumorosi, non è Foggia con la sua Fiera della Maddalena. È Bitonto, città dell'olio e del romanico, appena alle porte di Bari, dove da secoli i quartieri del centro si animano per quarantotto ore di fiera legate al culto dei Santi Medici. Una tradizione che non si è mai davvero interrotta, e la cui origine si perde nei decenni del dominio normanno sulla Puglia.

Una città, i suoi santi, il suo mercato

Per capire da dove viene questa fiera bisogna risalire a quell'XI secolo in cui i Normanni presero il controllo di Bitonto, trasformandola profondamente. Proprio sotto la dominazione normanna la città venne fortificata con nuove mura, mentre al suo interno i monaci benedettini, stabilitisi nell'XI secolo nell'abbazia dedicata a San Leone, avviarono la costruzione della nuova cattedrale. Fu in quel clima di rinnovamento economico e spirituale che nacquero le prime fiere della città. I Benedettini si stanziarono fuori le mura della città, costruirono un'abbazia dedicata a San Leone, e diedero un forte impulso all'economia cittadina, anche grazie alle nuove tecniche di agricoltura e alla bonifica di nuove terre. Un impulso che si tradusse quasi subito in un appuntamento periodico di scambio: la fiera, appunto, che nel Medioevo era al tempo stesso mercato, festa religiosa e momento di incontro tra genti lontane.

La fiera di settembre a Bitonto è quella dedicata ai Santi Medici, Cosma e Damiano, patroni taumaturghi la cui devozione arrivò in città nel Medioevo. Il culto dei Santi Medici venne introdotto a Bitonto nel XIV secolo, forse addirittura prima dell'arrivo delle reliquie dei due taumaturghi: il primo documento che ne testimonia la presenza risale al 1572, data nella quale si svolse la visita pastorale di Monsignor Musso. Intorno a questa celebrazione religiosa si strutturò col tempo una fiera popolare che ancora oggi si svolge tra la domenica e il lunedì della festa, per l'appunto quarantotto ore in cui le strade della città diventano un palcoscenico collettivo. In occasione di tale celebrazione viene allestita una fiera popolare, ribattezzata "dei Santi Medici", la quale si protrae sino al lunedì.

Il mercato che Boccaccio conosceva

A Bitonto però la vocazione fieristica è ancora più antica della devozione per i Santi Medici. L'altra grande fiera cittadina — quella di San Leone, in primavera — ha origini che si spingono indietro fino all'XI secolo, e la sua fortuna fu tale da varcare i confini della Puglia per entrare addirittura nella letteratura italiana. Nell'XI secolo ebbe origine la tradizione della celeberrima fiera dedicata a San Leone, la quale ha per secoli attirato commercianti e acquirenti da tutto il Mezzogiorno, ed è stata persino menzionata da Boccaccio nel Decameron. Il fatto che il padre della novella italiana conoscesse la fiera di Bitonto dice molto su quanto questa città fosse, in età medievale, un nodo commerciale di primo piano nell'Italia meridionale.

Sebbene si ritenga che la fiera possa essere nata ad opera dei monaci benedettini tra l'XI e l'inizio del XII secolo, il primo documento che ne attesta l'esistenza risale al 1197. In origine la fiera, dedicata a San Leone Magno, durava sette giorni ed iniziava l'11 aprile. L'evento, che radunava commercianti di bestiame da tutta la penisola, divenne talmente importante, tra il 1442 e il 1495, da essere annualmente inaugurato da una sfilata di nobili ed ecclesiastici, preceduti dal gonfalone cittadino e dalle insegne reali, e accompagnati da una banda musicale. Era, insomma, qualcosa di molto più di un semplice mercato: era una cerimonia civica e religiosa insieme, il momento in cui la città si misurava con il mondo esterno e con la propria storia.

Il privilegio di fare fiera: cosa significava nel Medioevo

Nel quadro dell'Europa medievale, ottenere il diritto di tenere una fiera non era cosa da poco. Le fiere ottennero ben presto, grazie alla loro insostituibile funzione, il riconoscimento e la protezione dall'autorità costituita, diventando spazi dotati di immunità, privilegi, statuti particolari e spesso di una giustizia autonoma. Concedere a una città il diritto di mercato significava per il signore locale — e nel caso di Bitonto, per i normanni che dominavano la Puglia — riconoscere a quel luogo una funzione economica strategica. Le autorità traevano grandi benefici dall'esistenza di una fiera nel proprio territorio, che attirava prodotti e denaro; esse potevano riscuotere dazi e imposte, sfruttando così l'impulso economico dato da una fiera importante a tutta l'economia. La fiera era dunque un atto politico prima ancora che commerciale, e la sua concessione legava indissolubilmente la fortuna di una città al benestare del suo signore.

Non sorprende, allora, che a Bitonto la fiera sia sopravvissuta a tutto: alle invasioni, ai cambi di dinastia, persino all'ondata di soppressioni degli ordini religiosi che investì il Meridione all'inizio dell'Ottocento. La fiera divenne un appuntamento imprescindibile per tutti i bitontini, i quali non vollero rinunciarvi nonostante l'abolizione del 1807 di tutti gli ordini religiosi. Col passare dei secoli l'importanza della fiera venne molto ridimensionata, ciononostante l'evento continua a sopravvivere, testimone di una tradizione quasi millenaria.

Oggi: le bancarelle su piazza Aldo Moro e le radici nel tempo

Oggi la fiera dei Santi Medici non pretende di essere ciò che non è. Non è una rievocazione storica in costume, non è un festival del Medioevo. È semplicemente una fiera, con le sue bancarelle, i suoi ambulanti, i suoi odori di cibo e di merce. Le sue origini documentate risalgono al XII secolo , ma il popolo di Bitonto la considera semplicemente "la fiera", quella di sempre, quella che i nonni ricordano uguale a com'è adesso. I posteggi per gli operatori commerciali — sono alcune centinaia per le fiere cittadine, assegnati con regolare bando comunale — vengono sistemati lungo le arterie del centro, da piazza Aldo Moro a corso Vittorio Emanuele II, ripercorrendo un tracciato che ricalca, idealmente, quello di secoli fa.

E così, ogni settembre, Bitonto ricorda — senza bisogno di cartelli o manifesti storici — che le fiere non nascono dai decreti comunali né dalle strategie turistiche. Nascono dalla terra, dalla devozione e dalla necessità di incontrarsi. Quelle radici, piantate nell'XI secolo dai monaci benedettini dell'abbazia di San Leone e dal potere normanno che governava la Puglia, reggono ancora. E promettono di reggere per altri mille anni.

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