La mappa che scrisse la Puglia: come un geografo arabo a Palermo nel 1154 fissò Taranto e il Sud sulla carta del mondo
C'è un momento preciso in cui la Puglia smette di essere una realtà geografica vissuta e diventa una realtà geografica descritta: messa su carta, nominata con cura, raccontata a chi non l'ha mai vista. Quel momento non avviene a Bari, non avviene a Lecce, non avviene nemmeno sul Gargano. Avviene a Palermo, in un palazzo normanno, tra le mani di un geografo arabo che non era mai diventato pugliese ma che della Puglia sapeva tutto. E il cuore pulsante del suo racconto meridionale era Taranto.
Un re normanno, un geografo arabo e quindici anni di lavoro
La storia comincia con una commissione regale. Intorno al 1138 il re normanno Ruggero II di Sicilia incaricò il geografo Muhammad al-Idrisi di realizzare un'opera cartografica che avrebbe impiegato quasi quindici anni per essere completata. Al-Idrisi non era uno studioso da tavolino: nato a Ceuta intorno al 1100, era uno dei più importanti geografi del Medioevo, che aveva compiuto i suoi primi studi a Cordova e aveva poi viaggiato a lungo, visitando l'Africa settentrionale, l'Asia Minore, la Spagna e la Francia. Quando arrivò a Palermo, portava con sé una visione del mondo che nessun altro studioso europeo o arabo del tempo possedeva in maniera altrettanto organica.
Il metodo di lavoro era rigoroso quanto ambizioso. Per elaborare la sua opera al-Idrisi interrogò viaggiatori esperti — individualmente o a gruppi — sulle loro conoscenze del mondo, inserendo nel testo finale soltanto le notizie su cui vi era accordo completo e ritenute credibili, omettendo invece tutto ciò su cui vi fosse disaccordo. Il risultato fu un'opera che porta il titolo arabo di Nuzhat al-mushtāq fi'khtirāq al-āfāq, che si può tradurre come "trattenimento per chi si diletta a girare il mondo" , universalmente nota in Occidente come Libro di Ruggero. Dopo quindici anni di lavoro, l'opera fu condotta a termine nella prima decade del gennaio 1154, lo stesso anno in cui Ruggero II morì.
La Puglia vista dal Sud del Mediterraneo
Il contesto politico in cui nasce questa descrizione non è secondario. Nel 1130, a Palermo, Ruggero II di Hauteville era stato proclamato re di Sicilia, duca di Puglia e principe di Capua. La Puglia, dunque, faceva parte del dominio normanno: descriverla significava anche raccontare il proprio regno. Sotto il governo di Ruggero II, Palermo era diventata una corte cosmopolita, dove il re aveva chiamato a raccolta greci e arabi, ecclesiastici latini e commercianti di ogni latitudine , trasformando la capitale siciliana nel laboratorio intellettuale più straordinario del Mediterraneo medievale.
In questo ambiente nacque la descrizione più dettagliata che il XII secolo abbia lasciato del territorio pugliese. La straordinaria carta geografica è un allegato del Libro di re Ruggero, un'opera su cui al-Idrisi lavorò per quindici anni, interrogando viaggiatori esperti sulle loro conoscenze del mondo. Il testo non si limitava a tracciare contorni costieri: oltre a mappe dettagliate orientate con il sud in alto e il nord in basso, secondo la tradizione islamica, il libro conteneva preziosi dettagli su ogni paese menzionato — la forma delle montagne, il corso dei fiumi, la distanza tra le città principali e persino consigli sulle merci da acquistare nei vari luoghi.
Taranto e la rete delle città pugliesi
Nell'attraversare il Meridione d'Italia, al-Idrisi costruisce un itinerario che ruota attorno a Taranto come snodo imprescindibile. Sull'itinerario da Taranto a Salerno il geografo pone i tratti delle vie importanti, dell'Appia e dell'Herculea, inserendovi numerosi diverticoli e indicando nel territorio pugliese molte delle mete descritte. Taranto era, nell'ottica del geografo arabo, il punto a partire dal quale si diramavano le rotte verso il resto del Sud: una posizione che rispecchiava la sua realtà storica di porto e crocevia da secoli frequentato da Bizantini, Longobardi e ora Normanni.
Attorno a Taranto, la cartografia di al-Idrisi disegna un paesaggio urbano pugliese sorprendentemente articolato. Nel Libro di re Ruggero del 1154 compaiono, tra gli altri, Monteroni, Soleto, Lecce, Torre Suda, Otranto, Guaceto, Brindisi, Castro, Gallipoli, Leuca, Porto di Nardò e Taranto. Ogni luogo riceve una voce propria: Gallipoli è descritta come "città grande, antica e popolata, posta sopra un angolo di terra circondato dal mare come un'isola"; Leuca come "un promontorio che si protende nel mare" dove sgorgano due polle d'acqua dolce. Sono immagini nitide, quasi fotografiche, frutto di testimonianze raccolte con metodo e trascritte con la stessa cura con cui si incide il metallo.
Il planisfero d'argento e i manoscritti sopravvissuti
L'opera di al-Idrisi non era solo un libro: era anche un oggetto. Il testo, scritto in arabo, era accompagnato da una documentazione cartografica completa, riprodotta su un prezioso planisfero d'argento del peso di circa 150 chilogrammi, che scomparve dal palazzo di Palermo in seguito al saccheggio dei ribelli nel 1161, durante il regno del figlio di Ruggero II, Guglielmo I. Di quel disco prezioso non resta nulla: fuso probabilmente subito dopo il saccheggio, vive oggi soltanto nell'eco dei manoscritti cartacei che ne sono derivati.
Di questi manoscritti ne sopravvivono dieci, di cui cinque hanno il testo completo e otto hanno le carte. Il manoscritto più completo, che contiene la totalità del testo, il mappamondo e tutte le settanta carte delle sezioni, è conservato a Istanbul. Due copie si trovano alla Bibliothèque nationale de France — la più antica delle quali è datata intorno al 1325 — mentre un'altra, realizzata al Cairo nel 1553, è custodita alla Bodleian Library di Oxford. La Puglia che al-Idrisi descrisse a Palermo vive dunque sparsa per le biblioteche del mondo, in scrittura araba, orientata col sud in alto, perfettamente riconoscibile per chi sa come guardarla.
Una storia che chiede di essere (ri)letta
C'è qualcosa di profondamente significativo nel fatto che la prima grande descrizione organica della Puglia — con i suoi borghi, le sue coste, le sue strade romane, i suoi porti — sia stata scritta in arabo, a Palermo, da uno studioso nato in Nordafrica, per un re normanno che governava da Sicilia. Al-Idrisi è considerato uno dei più celebri cartografi e studiosi geografici del mondo islamico, e incarna le figure intellettuali che preservarono e fecero progredire la cultura e le tradizioni arabe durante l'era dei Normanni nella Sicilia medievale. La Puglia che lui racconta non è una regione di confine: è un territorio vivo, percorso da strade, abitato da città "grandi e popolate", solcato da rotte marittime che collegano Oriente e Occidente.
Quando oggi si passeggia sul lungomare di Taranto o si guarda il porto di Brindisi, raramente si pensa che quegli stessi scenari furono messi per iscritto — con cura, con metodo, con la competenza di chi aveva girato il Mediterraneo in lungo e in largo — quasi novecento anni fa, in un palazzo a Palermo, su fogli che ancora esistono. La Puglia era già lì, riconoscibile e descritta. Mancava solo qualcuno che ricordasse di andare a rileggere quelle pagine.
Fonti e approfondimenti
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BelSalento – La Tabula Rogeriana, il mappamondo del 1154 di Edrisi belsalento.altervista.org ↗
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Andriarte – La Puglia e Andria nella Geografia di Edrisi 1154 andriarte.it ↗
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Alta Terra di Lavoro – Salento nel 1154 nel Libro di re Ruggero altaterradilavoro.com ↗
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ResearchGate – Uomo e ambiente. L'Italia descritta da al-Idrisi per Ruggero II researchgate.net ↗
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Treccani – Enciclopedia Italiana: al-Idrīsī treccani.it ↗
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