Nella piana degli ulivi millenari di Ostuni: i giganti di duemila anni che i Romani piantarono in fila, a diciotto metri l'uno dall'altro
C'è un momento, camminando tra la piana che si distende alle spalle di Ostuni verso il mare Adriatico, in cui si smette di contare i passi e si comincia a contare i secoli. I tronchi intorno non sono semplicemente alberi: sono architetture viventi, contorte e nodose come colonne di un tempio che non ha mai avuto un architetto umano. Sono gli ulivi millenari della Piana, e il fatto più sorprendente non è la loro età — stimata fino a tremila anni per i più antichi — ma la loro disposizione: precisa, geometrica, imperiale. Qualcuno, molto tempo fa, li ha piantati così di proposito.
Una geometria vecchia di duemila anni
Il segreto di quella regolarità stupefacente lo rivela la storia agronomica di Roma. Giulio Columella, nei suoi trattati del I secolo d.C., descrive la tecnica di piantare gli ulivi in file regolari con piante poste a distanza di 60 piedi romani, equivalenti a circa 18 metri, e quella stessa spaziatura è ancora riconoscibile in molti uliveti millenari situati nelle aree vicine all'antica via Traiana. Avvicinandosi alla Masseria Brancati, lungo la provinciale che da Ostuni porta a Rosa Marina, si resta colpiti da ulivi secolari allineati con una regolarità stupefacente, in filari ordinati esattamente a 18 metri di distanza l'uno dall'altro: sono millenari, di anni ne hanno duemila, perché sono stati piantati in epoca romana e citati da poeti e scrittori dell'epoca. Non un bosco spontaneo, dunque, ma un catasto vegetale: ogni albero era un confine, un punto di riferimento, una proprietà registrata nell'ordinamento agrario di Roma.
Proprio da questa area passa una delle vie più antiche d'Italia, la via Traiana, fatta costruire dall'imperatore Traiano circa duemila anni fa per favorire la comunicazione di Roma con il porto di Brindisi e con l'Oriente. La piana è attraversata da quella stessa via Traiana che da Roma giungeva a Brindisi, riferimento commerciale per l'olio d'oliva destinato all'Oriente. Gli ulivi non erano soltanto cibo e ricchezza: erano marcatori di un territorio che l'Impero aveva deciso di addomesticare e misurare.
Prima dei Romani, i Messapi
La storia di questi alberi, però, è ancora più antica di Roma. I primi a introdurre in Puglia la coltivazione degli ulivi furono probabilmente gli antichi Messapi, che iniziarono tremila anni fa a innestare le piante di olivo selvatico — l'olivastro — con l'olivo domestico, più produttivo, per ottenere le olive dalle quali ricavare il preziosissimo olio. Nella piana delimitata dai comuni di Ostuni, Fasano, Monopoli e Carovigno è altissima la concentrazione di ulivi millenari, con piante che potrebbero avere un'età stimata fino a 3.000 anni, risalenti appunto all'epoca degli antichi Messapi. Il passaggio dall'olivastro selvatico all'uliveto ordinato in filari romani rappresenta dunque un arco di storia di tremila anni che si può letteralmente toccare con mano, posando il palmo su una corteccia che sembra fatta di pietra e di tempo insieme.
I giganti della Masseria Brancati
Il cuore pulsante di questo patrimonio si trova alla Masseria Brancati, a metà strada tra Ostuni e il mare, dove trenta ettari di oliveto monumentale incorniciano una masseria del Cinquecento che, con il suo candido colore, spicca tra il verde degli ulivi e il rosso del terreno. Quest'oasi dell'entroterra pugliese custodisce un patrimonio senza pari: qui trovano dimora circa mille ulivi millenari, di cui 800 censiti come monumento nazionale. Ogni albero ha il suo soprannome, come si conviene a chi ha una personalità inconfondibile. C'è la "Capanna", un olivo di duemila anni presumibilmente coltivato dagli antichi romani con una circonferenza alla base di oltre dieci metri, e il "Grande vecchio", con oltre tremila anni di vita e pertanto già presente durante l'epoca messapica. Tra i giganti dell'area ostunese svetta anche "L'Imperatore", vincitore della seconda edizione del premio Giganti di Puglia.
Grazie a un intenso lavoro di ricerca, il progetto Millenari di Puglia continua a censire gli ulivi millenari più grandi e più particolari, progettando itinerari che ne consentono la visita, alcuni dei quali includono anche la visita a masserie o antichi frantoi ipogei, testimonianze della millenaria cultura dell'olio in Puglia. Solo il territorio di Ostuni custodisce un patrimonio di oltre cento frantoi ipogei , scavati nella roccia calcarea nei secoli in cui ogni masseria era anche un laboratorio dell'oro verde. Molti di questi frantoi erano rimasti sepolti e dimenticati: il censimento li sta riportando alla luce uno per uno.
Come si cammina tra i millenari
È possibile visitare questo grande patrimonio grazie a una rete di sentieri, tratturi e antiche strade che il progetto Millenari di Puglia ha selezionato per condurre i visitatori tra gli ulivi millenari più grandi e spettacolari. I percorsi variano in lunghezza e difficoltà: si va dai 2 km per l'itinerario più breve fino a 10 km e oltre a seconda del percorso scelto , e la difficoltà è generalmente bassa, accessibile anche ai camminatori meno allenati. Uno dei punti di partenza più frequentati è il parcheggio del Parco Archeologico di Santa Maria di Agnano, a circa un chilometro dal centro abitato di Ostuni, da cui si imbocca il sentiero tra gli ulivi millenari.
L'itinerario ai piedi della collina tra Ostuni e Montalbano si sviluppa lungo un sentiero di enorme interesse che sorprende per la bellezza dei luoghi attraversati, con la collina da un lato e il panorama della piana degli ulivi dall'altro. Per chi preferisce la bicicletta, è possibile percorrere un tratto di costa collegato all'antica via Traiana: partendo dalla zona di Costa Merlata di Ostuni, si pedala lungo sentieri immersi nella macchia mediterranea, tra calette e sorgenti, per poi risalire lungo la via degli ulivi e ammirare alcuni esemplari unici di ulivi millenari.
Un museo a cielo aperto che produce ancora olio
La cosa forse più straordinaria di questa piana è che non è un parco museale nel senso convenzionale del termine: gli ulivi producono ancora. Produrre ancora oggi olio da questi ulivi millenari, da trattare con il rispetto di monumenti storici e da curare in tutte le fasi della vita vegetativa, è prima di tutto un atto di amore e di rispetto per la tradizione, molto diverso dalla coltivazione intensiva. L'olio ottenuto da questi alberi è certificato DOP Collina di Brindisi e prodotto con pratiche di agricoltura biologica. Assaggiarlo, alla fine di una passeggiata tra i giganti, significa chiudere un cerchio che si è aperto tremila anni fa, quando un contadino messapio innestò per la prima volta un olivastro selvatico e aspettò pazientemente che diventasse qualcosa di più grande di lui.
Negli ultimi anni, gli ulivi millenari sono diventati una delle principali attrazioni turistiche della Puglia: molti visitatori, italiani e stranieri, vengono in regione per ammirare questi giganti verdi e immergersi nella loro atmosfera senza tempo, in un esempio di turismo sostenibile in cui è possibile scoprire il patrimonio naturale e culturale senza danneggiarlo. La piana attende, silenziosa e paziente come sanno essere solo gli alberi molto vecchi, chiunque abbia voglia di rallentare abbastanza da ascoltarla.
Fonti e approfondimenti
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Millenari di Puglia – Ulivi millenari di Puglia ulivisecolaridipuglia.com ↗
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Italia a Tavola – Masseria Brancati: ulivi millenari, storia e cultura a Ostuni italiaatavola.net ↗
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Cucine d'Italia – Masseria Brancati: c'è pace tra gli ulivi monumentali di Ostuni cucineditalia.com ↗
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Millenari di Puglia – Itinerario tra gli ulivi millenari ulivisecolaridipuglia.com ↗
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Teatro Naturale – Gli olivi monumentali, una passeggiata nella storia d'Italia teatronaturale.it ↗
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