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Sembra una cattedrale gotica del Nord, ma siamo nel cuore della Puglia: ad Altamura il portale più ricco di sculture del Mezzogiorno medievale, voluto da Federico II

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 29 Giugno 2026 · 6 min di lettura
Facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta ad Altamura con il portale gotico trecentesco e il rosone a 15 raggi, luce del mattino
Foto: Sailko / CC BY 3.0 via Wikimedia Commons

Ci sono luoghi che sembrano nati per disorientare. Altamura è uno di questi. Arrivi dalla strada che taglia la Murgia, passi sotto Porta Bari, e dopo qualche centinaio di metri il centro storico ti apre su Piazza Duomo con una schiettezza che non ti aspetti: due campanili altissimi, una loggia balaustrata, un rosone che irradia luce come una ruota di pietra. Per un istante, il cervello inciampa. Quella facciata potrebbe stare a Reims o a Bourges, eppure sei in Puglia, a nemmeno cinquanta chilometri da Bari, su un altopiano brullo che profuma di grano e calcare. È la Cattedrale di Santa Maria Assunta, e racconta otto secoli di storia con un'eloquenza rara.

Una città e una chiesa nate insieme

Altamura fu rifondata da Federico II di Svevia dopo un lungo periodo di abbandono, e nello stesso arco di tempo — probabilmente tra il 1232 e il 1254 — l'imperatore volle che sorgesse anche la cattedrale dedicata all'Assunta. Non si trattò di un gesto devozionale generico: la fondazione della città e la costruzione della chiesa erano strettamente legate, e Federico volle che il tempio fosse libero da qualsiasi giurisdizione vescovile, riservando a sé e ai suoi successori il diritto di nominare l'arciprete. La chiesa aveva il carattere di cappella palatina: il clero doveva rimanere fedele all'imperatore, da lui stesso nominato, pur restando aperta al culto dei fedeli. Un atto di potere travestito da devozione, insomma. La cattedrale di Altamura è una delle quattro basiliche palatine di Puglia, cioè direttamente dipendenti dall'imperatore di Svevia. Questo privilegio straordinario sopravvisse per secoli: i successivi sovrani confermarono le esenzioni fino al 1929, quando, in seguito ai Patti Lateranensi, per la prima volta un papa poté nominare il vescovo della cattedrale.

Dell'antica costruzione federiciana si conserva bene l'impianto basilicale a tre navate, l'interno scandito da colonne e pilastri con capitelli dell'epoca sveva e il primo ordine dei matronei, da cui sono visibili le bifore decorate appartenenti all'antica facciata. Quasi tutte le aperture hanno archi gotici a sesto acuto, senza escludere un influsso immediato dell'architettura arabo-normanna — il segno inconfondibile di un imperatore che aveva cresciuto la propria visione del mondo a Palermo, tra mosaici d'oro e geometrie islamiche.

Il terremoto, gli Angioini, la rinascita

La storia della cattedrale non è lineare. Gran parte della chiesa originaria crollò nel terremoto del 1316 e fu ricostruita sotto il regno di Roberto d'Angiò. Un'iscrizione in latino in caratteri gotici sopra la cosiddetta porta angioina ricorda che la chiesa crollò il 29 gennaio 1316 e fu ricostruita con l'aiuto di maestranze bitontine, i figli di Mastro Consiglio da Bitonto. Quella porta — chiamata anche "porta delle spezierie" perché si apriva sulla piazza del mercato — porta ancora incise le parole che il re volle lasciare ai posteri: "Regia Cappella sono, nessuno mi faccia guerra. Io re Roberto, protetto dal Re dei cieli, la proteggo. Porta del cielo, sono." Un'iscrizione che è insieme atto politico e preghiera, monito e vanto.

Il Cinquecento portò un cambiamento ancora più radicale nella morfologia dell'edificio. Nel 1534 fu invertito l'orientamento: lì dove c'era l'abside venne costruita la nuova facciata, e lì dove c'era la vecchia facciata si prolungò con il presbiterio e il coro. Entro il 1557 vennero poi elevati i due poderosi campanili. Sugli stessi campanili si distingue ancora lo stemma dell'imperatore Carlo V, mentre le cuspidi barocche che li coronano furono aggiunte nel 1729. Secoli stratificati uno sull'altro, ciascuno con la propria firma in pietra.

Il portale: un Vangelo scolpito nella pietra

Ma è davanti al portale che il visitatore si ferma davvero, col naso all'insù e la sensazione di non riuscire a vedere tutto in una volta sola. Il portale di Altamura sembra non aver perso nulla nei secoli della sua potenza espressiva: ha tutta l'energia e la forza dei più famosi portali romanici e gotici del nord Europa, e il respiro e la luce del sud d'Italia. La facciata culmina con il portale del Trecento, racchiuso all'interno di un protiro sporgente sostenuto da due colonne appoggiate su due leoni del 1533, terminante in un timpano al centro del quale si trovano due stemmi — quello degli Angiò di Napoli e quello dei principi di Taranto e signori di Altamura — che permettono di datare l'opera tra il 1356 e il 1374.

Quello che si dispiega all'interno di questo telaio è un programma iconografico di rara completezza. Il portale è un vero trionfo di decorazioni e sculture con soggetti biblici: nella lunetta è raffigurata la Vergine in trono con Bambino e due angeli; nell'architrave è raffigurata l'Ultima Cena; negli archi sono scolpite 22 scene evangeliche della vita di Gesù, dall'Annunciazione alla Pentecoste. Un'intera narrazione evangelica che scorre da destra a sinistra in miniature di pietra, pensata per essere letta anche da chi non sapeva leggere: la Bibbia dei poveri, secondo la grande tradizione medievale.

Appena sopra, a tenere insieme la facciata, troneggia il rosone. L'intera struttura trova il suo punto di equilibrio e simmetria nel meraviglioso rosone, capolavoro della scultura pugliese del Trecento, dal cui occhio centrale sembrano irradiarsi quindici colonnine legate da archetti intrecciati a raggiera. Al centro del traforo, il bassorilievo dell'Agnus Dei: l'agnello di Dio come cuore geometrico e spirituale di tutta la composizione.

Dentro: tra gotico federiciano e Settecento sontuoso

L'interno sorprende per stratificazioni ancora più audaci. I capitelli di stampo bizantino e le relative verticalizzazioni di pilastri e colonne sono, insieme ai matronei e all'abside posto a sinistra del portale, le uniche testimonianze ancora visibili della cattedrale federiciana del XIII secolo. Tutto il resto racconta i restauri successivi: la decorazione in stile neogotico che riguarda tutta la chiesa — navata centrale e navate laterali — in bicromia alternata ai dorati e agli stucchi è frutto del lavoro di ammodernamento realizzato tra il 1850 e il 1860 dall'architetto Travaglini.

Tra le opere che meritano attenzione, spiccano alcune presenze eccezionali. La cattedrale custodisce la "Conversione di San Paolo" di Domenico Morelli del 1876, la "Maddalena" di Francesco Netti, il Presepe in pietra di Altobello Persio del 1587, e l'elegante ambone scolpito nel 1545. Per accogliere i canonici che partecipavano alle celebrazioni liturgiche vennero realizzati 68 stalli del coro, minuziosamente decorati con figure di santi e virtù, in legno di noce, coordinati dal maestro intagliatore Colantonio Bonafida nel 1543.

Altamura non è soltanto la città del pane DOP. È anche, e forse soprattutto, la città di questa cattedrale impossibile: troppo gotica per essere davvero pugliese, troppo meridionale per confondersi con il Nord. Una contraddizione che è, in realtà, la sua forza. Perché è proprio su questo crinale — tra culture, tra secoli, tra poteri — che la pietra della Murgia ha imparato a raccontare storie che durano.

Fonti e approfondimenti

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