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Secoli di silenzio sotto Lecce: quando i lavori nel centro storico portarono alla luce il teatro romano di Lupiae, con mosaici, statue e i resti di un'intera città sepolta

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 29 Giugno 2026 · 6 min di lettura
La cavea del teatro romano di Lecce immersa tra i vicoli del centro storico barocco, illuminata dalla luce del tramonto
Foto: AntonellaBecci98 / CC0 via Wikimedia Commons

C'è un momento preciso in cui una città smette di essere solo quello che si vede e diventa qualcosa di molto più grande. A Lecce, quel momento arrivò silenzioso, all'inizio del Novecento, quando picconi e carriole cominciarono a mordere il suolo del centro storico per lavori di costruzione e, invece di semplice terra, gli operai trovarono pietra lavorata, gradoni, marmi scolpiti. Sotto le strade barocche che il mondo conosce e celebra, le stratificazioni storiche nascondevano testimonianze di un'altra città, emersa brevemente nei vari interventi di scavo nel centro storico : Lupiae, la Lecce romana, stava aspettando di essere ritrovata.

Una scoperta per caso, come spesso accade in Italia

Il teatro romano di Lecce fu casualmente scoperto nel 1929, durante alcuni lavori eseguiti nei giardini di due palazzi storici della città, palazzo D'Arpe e palazzo Romano. Non fu il frutto di una campagna scientifica programmata, né di un progetto di valorizzazione: fu, come così spesso accade nel sottosuolo italiano, il risultato di un incontro imprevisto tra il presente e il passato. Il teatro era rimasto a lungo nascosto e dimenticato, sepolto sotto la crescita urbana della città, ed era stato riscoperto casualmente proprio durante i lavori di costruzione di alcuni edifici nel centro storico. Il tempo si era incaricato di coprire tutto, e i secoli del Medioevo, del Rinascimento, poi del barocco avevano semplicemente costruito sopra, ignari o indifferenti a ciò che giaceva sotto i loro piedi.

Quello che emerse da quegli scavi era straordinario per proporzioni e stato di conservazione. Gli scavi effettuati riportarono alla luce la cavea, con diametro esterno di 40 metri e diametro interno di 19 metri, ricavata in un banco di roccia e rivestita in opera quadrata. La cavea risultò divisa in sei cunei da cinque scalette radiali; ogni cuneo è costituito da dodici gradoni, molti dei quali poi restaurati. Non era un monumento minore: il teatro, in parte scavato nella roccia e in parte con struttura portante in pietra locale di grandi dimensioni che sostenevano le gradinate, è il più grande dell'Italia meridionale dopo quelli di Benevento e Napoli.

Augusto e il debito con Lupiae

Ma perché una città di confine del mondo romano come Lupiae si trovava a possedere un teatro di simili dimensioni? La risposta, almeno secondo la tradizione storica, porta direttamente a uno dei personaggi più potenti dell'antichità. L'anfiteatro romano, insieme al non lontano teatro, è il monumento più espressivo dell'importanza raggiunta da Lupiae tra il I e il II secolo d.C. Augusto, ancor prima di diventare imperatore, aveva trovato rifugio a Lupiae in un momento particolarmente turbolento: dopo l'uccisione di Giulio Cesare, cercando di sdebitarsi con l'ospitalità ricevuta, si ricordò di Lupiae finanziando la costruzione di due grandi edifici da spettacolo. Un gesto di gratitudine che avrebbe lasciato alla città un'eredità monumentale destinata a durare ben oltre il declino dell'impero.

Fu l'imperatore Ottaviano Augusto, nei primi decenni del I secolo d.C., a dotare Lupiae, città periferica del grande impero romano, oltre che di un anfiteatro, anche di un grande teatro. I due edifici si trovavano a poca distanza l'uno dall'altro, componendo un vero e proprio distretto dello spettacolo nel cuore della città. Un plastico conservato nel Museo del Teatro Romano rappresenta l'ampia area urbana di Lupiae con la ricostruzione realistica del "quartiere degli spettacoli e dello svago", in cui teatro, anfiteatro e terme pubbliche costituivano una grande attrattiva per la popolazione del tempo.

Mosaici, statue e il marmo degli Antonini

Ciò che gli scavi restituirono non fu soltanto la struttura architettonica del teatro, ma anche l'apparato decorativo con cui Lupiae aveva voluto adornare il proprio luogo di cultura. Le operazioni di scavo rivelarono parti della gradinata, del palcoscenico e dell'auditorium, insieme a elementi decorativi come colonne, sculture e mosaici. Alcuni frammenti della decorazione fittile del balteus apparterrebbero al periodo augusteo, mentre all'età degli Antonini si vuole risalgano le statue marmoree che adornavano il teatro. Si tratta di una sequenza temporale che racconta di un monumento continuamente arricchito nel corso dei secoli, segno che Lupiae rimase a lungo una comunità prospera e attenta alla propria vita pubblica.

La scoperta fu tutt'altro che semplice da gestire. La statua colossale frammentaria di imperatore "loricato", cioè con corazza, riscoperta nel 1940 e un tempo agganciata al fondale scenico del teatro, dopo anni di abbandono in un ingresso laterale del monumento, nel 2014, in occasione dei duemila anni dalla morte di Augusto, è ritornata sulla scena nei locali del Museo storico, proprio in prossimità di quella che fu la sua ubicazione originaria. Le altre statue che un tempo adornavano il frons scaenae possono essere ammirate presso il Museo Sigismondo Castromediano.

L'orchestra lastricata e l'accesso segreto

Uno degli elementi più suggestivi che gli scavi misero in luce fu la zona dell'orchestra, il cuore pulsante di ogni teatro romano. La cavea, aperta verso nord, attualmente conserva solo dodici file di gradini, a dispetto di quello che doveva essere uno dei teatri più grandi dell'Italia meridionale; l'orchestra semicircolare è pavimentata con grandi lastre calcaree e vi si accede da due grandi aditus larghi due metri, un tempo coperti da una volta a botte. Camminare oggi su quelle lastre calcaree significa posare i piedi esattamente dove il pubblico di Lupiae transitava duemila anni fa.

Quanto al pubblico, era numeroso. Si suppone che il teatro fosse capace di ospitare un pubblico di oltre cinquemila spettatori, per i quali venivano rappresentate tragedie e commedie. Il teatro romano di Lecce rappresenta uno degli esempi meglio conservati di architettura romana in Puglia. Eppure la città barocca aveva compiuto un lavoro così efficace nel coprirlo che per secoli nessuno ne aveva percepito la presenza: si tratta di un posto molto grande in termini di dimensioni eppure invisibile, a due passi dal Duomo e da piazza Sant'Oronzo, perché è nascosto tra i palazzi della città barocca e per vederlo si deve sapere dove andare.

Una città dentro la città, ancora da scoprire

La storia del teatro romano di Lecce non è però una storia chiusa. Gli archeologi hanno scoperto un lato dell'anfiteatro romano che non si pensava fosse così ben conservato, e l'obiettivo dei nuovi scavi è colmare una lacuna rimasta, poiché sia gli scavi di De Giorgi sia quelli del ventennio fascista erano stati condotti senza il metodo stratigrafico. Ogni intervento attuale porta con sé la possibilità di ricalibrare la comprensione di Lupiae come sistema urbano complesso, non soltanto come somma di monumenti isolati.

Il Museo del Teatro Romano custodisce reperti provenienti dagli scavi effettuati nella prima metà del secolo scorso e un'esposizione realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Roma e quella della Puglia, che illustra il tema della scenografia e della rappresentazione illusionistica nel mondo romano. Grazie a un plastico è possibile vedere la ricostruzione di un'ampia area urbana di Lupiae in età imperiale romana. È lì, davanti a quella maquette, che si capisce davvero la portata di ciò che il sottosuolo di Lecce custodisce ancora: non singoli reperti, ma una città intera, stratificata, silenziosa, pronta a sorprendere ogni volta che qualcuno ha il coraggio — o la fortuna — di scavare.

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