Sembra Venezia, ma siamo in Puglia: Vieste sorse su uno scoglio dove i Romani costruirono un tempio a Calcante, l'indovino di Troia che secondo la leggenda morì di crepacuore
C'è un momento, percorrendo le stradine bianche del centro storico di Vieste, in cui ci si ferma sull'orlo di un vicolo e il mare compare all'improvviso su entrambi i lati, come se la terra stesse per finire. Non è un'illusione: Vieste è tra le città più antiche della Daunia, il cui passato è quello di colonia greca e in seguito di municipio romano , e il suo centro storico siede davvero su un promontorio che si allunga nell'Adriatico come la prua di una nave. È questo l'effetto "Venezia del Gargano" di cui parlano i viaggiatori: non canali, ma mare ovunque, e una pietra calcarea così bianca da accendere la luce anche nelle ore grigie.
Un nome che viene dagli dei
Prima ancora di capire come sia fatta, Vieste lascia perplessi sul suo stesso nome. Le ipotesi si inseguono da secoli e nessuna è definitivamente provata. Gli studiosi tendono oggi a identificare Vieste con l'antica Apeneste — termine greco che significa "isolato rifugio" — oppure con Uria; il toponimo Vieste, invece, farebbe riferimento alla dea greca del focolare Estia (Vesta), figlia di Crono e Rea, e al culto del fuoco collegato a tale divinità. Secondo questa tradizione, i Greci che abitarono l'antica Apeneste — nome attribuito alla zona da Tolomeo nel II secolo a.C. — trascorrevano lunghi inverni isolati, lontani dalle proprie famiglie, stringendosi attorno al culto di Estia, divinità domestica per eccellenza. Quando i Romani si sovrapposero ai Greci, Estia divenne Vesta, e il nome del luogo iniziò lentamente a trasformarsi in Vesta, Viesti, fino a giungere all'odierno Vieste. Non manca neppure la leggenda biblica: secondo un racconto popolare, sarebbe stato Noè a battezzarla in onore della moglie Hesta o Vesta, sepolta sullo scoglio dell'isolotto del faro.
L'antica Uria e il tempio degli dei
Al di là della leggenda, la storia restituisce una città di straordinaria antichità. Durante i lavori di sbancamento e gli scavi per le fondazioni di nuovi edifici, sia all'interno del paese che nelle immediate vicinanze, sono affiorate testimonianze di abitazioni e di uno stabilimento termale risalenti al periodo pre-romano; oggi si è orientati a identificare questa città sepolta con l'antica Uria, databile al VI secolo a.C., ricordata da vari autori greci e latini come Strabone, Dionisio, Plinio, Tolomeo e Pomponio Mela. Secondo alcuni studiosi, prima di diventare Vieste, questo angolo del Gargano era conosciuto con il nome di Uria, una città portuale già menzionata da Catullo, Strabone, Plinio il Vecchio e Tolomeo; di Uria si sa ancora poco, ma quel poco basta a evocare immagini potenti: si trattava di un centro florido, con una propria monetazione, come testimoniato da alcune monete recanti l'iscrizione in greco YPIA. La prova più spettacolare di questa ricchezza è rimasta nascosta per secoli: nel 1987 fu scoperto il tempio della Venere Sosandra in una grotta scavata sull'isolotto di Sant'Eufemia — su cui è ora ubicato il Faro — citato da Catullo nel Carme 36, sulle cui pareti sono state incise, da parte di marinai, numerose dediche alla dea, in greco e in latino. Marinai che pregavano prima di affrontare l'Adriatico, proprio sotto quello scoglio che oggi i turisti fotografano come un dettaglio pittoresco.
Calcante, l'indovino che non sopravvisse alla sconfitta
Ma è sul Gargano, territorio che da sempre ha nutrito il mito come un campo fertile, che affonda la radice più antica e sorprendente di questa storia. Calcante, figlio di Testore, nella mitologia greca era un grande veggente originario di Argo. Secondo l'Iliade era l'indovino più grande del suo tempo, colui che meglio di chiunque altro conosceva passato, presente e futuro; il dono della profezia gli era stato dato da Apollo ed era il più abile nell'interpretare il volo degli uccelli. Fu nominato gran sacerdote e indovino dell'esercito greco da Agamennone. Dopo la caduta di Troia, però, la fortuna lo abbandonò: un poema esiodeo, la Melampodia, narrava che Calcante venne a Claro, soggiacque a Mopso, profeta del tempio, in una gara d'indovinelli, morendone di crepacuore. La tradizione che lo collega al Gargano è radicata nella devozione locale: non lontano da Monte Sant'Angelo sorge l'antica Abbazia di Santa Maria di Pulsano, costruita nel 591 sui resti di un tempio pagano dedicato a Calcante. Ed è ancora più eloquente che la grotta di Calcante attirasse gente da ogni parte della Puglia, in quanto era un culto divinatorio che esaudiva le richieste di gente malata, in cerca del proprio benessere mentale e fisico. Il Gargano, insomma, era per i popoli antichi una terra dove gli dei parlano e dove i profeti trovano la loro ultima dimora.
Il castello, la Chianca e Pizzomunno
Scendendo dal mito alla storia medievale, Vieste si racconta con la stessa intensità. Il castello è frutto della ricostruzione cittadina avviata nel 1240 da Federico II, su base del precedente forte normanno dell'XI secolo. Arroccato sulla punta estrema del promontorio, domina le due spiagge che la città porta ai propri lati come due ali aperte. A Federico II si deve anche la costruzione della Cattedrale, nella seconda metà dell'XI secolo, la quale conserva ancora il primitivo stile romanico-pugliese e nel campanile quello del tardo barocco. Proprio accanto alla cattedrale si trova uno dei luoghi più carichi di memoria della città: la "Chianca Amara", luogo dove il corsaro Dragut Rais nel 1554 uccise migliaia di persone; il nome, in dialetto, significa "roccia amara". Nel 1554 Vieste venne assediata e saccheggiata per sette giorni di seguito dall'armata del Gran Turco, composta da settanta galee e comandata da Dragut Rais; in quei pochi giorni vennero uccisi migliaia di abitanti, trucidati proprio su quella pietra.
Ma Vieste sa anche essere tenera. Sulla spiaggia ai piedi del castello si erge Pizzomunno, il monolite di pietra calcarea alto 25 metri che caratterizza il lungomare di Vieste. La leggenda di Pizzomunno, che gli abitanti si tramandano sin dall'antichità, narra l'appassionante storia d'amore di due giovani viestani: Pizzomunno e Cristalda, che si amavano di un amore sincero e senza tempo. Le sirene rapirono per gelosia l'amata Cristalda, lasciando Pizzomunno pietrificato dal dolore. Il monolite bianco che emerge dall'acqua è, secondo questa storia, quello che resta di lui: un uomo che ha smesso di essere uomo ma non ha smesso di guardare il mare.
Una città da leggere in verticale
Visitare Vieste significa imparare a leggere un luogo in verticale, strato dopo strato: il culto greco di Estia sotto il nome moderno della città, il tempio della Venere marina sotto il faro, il forte normanno sotto il castello svevo, la leggenda sotto ogni scoglio. La città di Uria era strettamente legata al culto marino e alla dea Venere Sosandra, e le epigrafi votive rinvenute nella grotta sull'isolotto del faro di Vieste sono tra le testimonianze più concrete che Uria fosse proprio Vieste. Ogni pietra calcarea di questo promontorio racconta una storia diversa, e spesso quella storia risale più indietro di quanto ci si aspetti. Le spiagge sono gremite di vacanzieri per tutta la stagione estiva, e su alcune coste si possono vedere i trabucchi, le tradizionali strutture lignee usate anticamente per la pesca. Ma basta alzare lo sguardo dai lettini e fissare il profilo della città che si taglia contro il cielo per capire che Vieste non è soltanto una meta balneare: è un palinsesto, uno di quei posti dove la storia e il mito non finiscono mai di sovrapporsi, come le onde su questo stesso scoglio da cui tutto è cominciato.
Fonti e approfondimenti
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Le origini del nome Vieste: tra mito e storia – TurismoVieste.it turismovieste.it ↗
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Vieste On Line – Cenni storici viesteonline.it ↗
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Il Gargano Medievale: Storia, Borghi, Abbazie e Castelli – TurismoVieste.it turismovieste.it ↗
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Vieste, la Puglia dei miti e delle leggende – 9Colonne 9colonne.it ↗
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Calcante – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Calcante – Enciclopedia Treccani treccani.it ↗
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Puglia – Storie e leggende – Terre Federiciane terrefedericiane.it ↗
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