Non è a Bari né a Foggia il teatro più antico di Puglia: sotto i campi di San Paolo di Civitate dormiva l'anfiteatro romano di Teanum Apulum
C'è un angolo della Puglia settentrionale che non figura nelle guide turistiche, non compare negli itinerari classici tra Bari e il Gargano, eppure custodisce una delle pagine più dense della storia romana nell'Italia meridionale. Siamo a San Paolo di Civitate, piccolo comune della provincia di Foggia affacciato sul fiume Fortore, lì dove le colline del Subappennino dauno degradano verso la pianura. Sotto quei campi, per secoli, nessuno sapeva cosa stesse dormendo.
Una città che precedeva Roma
Prima di essere romana, questa terra era dauna. L'insediamento daunio di Tiati risaliva almeno al IX secolo a.C. e si estendeva per circa ottocento ettari, con un'occupazione di tipo sparso sulle alture di Coppa Mengoni, Pezze della Chiesa, Mezzana e Piani di Lauria, forse cinto da una fortificazione ad aggere sviluppata per diversi chilometri a ridosso del guado del Fortore. Era una città vasta, articolata, tutt'altro che periferica: le monete coniate a Tiati recano leggende in osco, e la città si arrese a Roma nel 318 a.C., quando era ancora la principale città dell'Apulia. Non fu una resa pacifica: nel corso del IV secolo a.C. la penetrazione sannitica nel territorio era tale che la città prese parte alla seconda guerra sannitica, alleandosi con i Sanniti contro Roma, e solo la sconfitta determinò un patto di alleanza con i Romani, che confiscarono le terre ai ceti dirigenti anti-romani.
Dopo la sottomissione, la città cambiò nome e volto. Divenne un municipium e fu ribattezzata Teanum Apulum. La presenza di Roma portò a una ristrutturazione profonda del territorio: gli insediamenti sparsi vennero cancellati e il municipium fu concentrato in un'area ristretta tra Coppa Mengoni e Pezze della Chiesa, di circa cinquanta ettari. Una città più compatta, dunque, ma dotata di tutto ciò che il modello urbano romano richiedeva: foro, acquedotto, mura, templi. E, come si è scoperto molto di recente, anche un grande edificio per gli spettacoli.
La scoperta che nessuno si aspettava
Per lungo tempo Teanum Apulum era rimasta nell'ombra degli studi antiquari, citata di passaggio da Cicerone come municipium a diciotto miglia romane da Larinum, ricordata da Livio per le sue vicende belliche, ma mai davvero indagata a fondo sul terreno. Nell'ambito della programmazione dei lavori pubblici 2017-2019 del Ministero, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Barletta-Andria-Trani e Foggia ha condotto indagini archeologiche sull'insediamento pluristratificato di Tiati-Teanum Apulum-Civitate, tutelato già dagli anni Novanta ai sensi del Codice dei beni culturali. Il risultato è stato sorprendente.
Il monumento rinvenuto, sino a quel momento del tutto sconosciuto, rappresenta una testimonianza archeologica di straordinaria importanza per la città di San Paolo di Civitate e per la comprensione dell'assetto urbanistico della città romana di Teanum Apulum. Si tratta di un anfiteatro — un edificio per spettacoli di combattimento e cacce — la cui presenza nessuna fonte scritta aveva lasciato presagire. Con molta probabilità, il monumento è da collocarsi topograficamente nei pressi del circuito murario della città romana, come di consueto avveniva nella pianificazione urbana di età imperiale. La datazione proposta dagli archeologi è quella del I-II secolo d.C., piena età imperiale, quando Teanum Apulum doveva essere ancora una realtà urbana viva e prosperosa.
Un sito pluristratificato, una storia senza fine
Ciò che rende il sito di San Paolo di Civitate ancora più straordinario è la sua natura pluristratificata: millenni di storia sovrapposta, dauna, romana, medievale, che si leggono uno sull'altro come pagine di un palinsesto. Il proseguimento dei lavori potrà mettere in luce ulteriori porzioni di quella che, al momento, risulta essere la più grande scoperta della città romana di Teanum Apulum di sempre. Gli archeologi della Soprintendenza sono consapevoli di aver scalfito appena la superficie: sotto i campi del Foggiano potrebbero celarsi ancora cortili, terme, tratti di foro, porzioni della viabilità interna.
Non è un caso che l'area sia sottoposta a vincolo culturale da decenni. Per tutelare beni appartenenti a un centro pluristratificato di così grande interesse storico-archeologico, i resti di Tiati-Teanum Apulum-Civitate, nel quale ricade anche l'area dell'anfiteatro, furono tutelati ai sensi del Codice dei beni culturali con diversi decreti ministeriali succedutisi nel corso degli anni Novanta. Una protezione burocratica che ha preservato il sottosuolo, ma che non ha impedito al sito di restare sostanzialmente invisibile al grande pubblico.
Il teatro che la Puglia non sapeva di avere
La vicenda di Teanum Apulum solleva una domanda che vale per molti angoli del Sud Italia: quante città antiche di primo piano giacciono ancora sepolte sotto paesi moderni, strade, campi arati? San Paolo di Civitate conta oggi qualche migliaio di abitanti e non è certo una meta turistica di richiamo. Eppure il suo sottosuolo ha ospitato, per almeno otto secoli — dal periodo daunio all'età imperiale romana — una delle comunità più rilevanti dell'Apulia antica. La città sorgeva lungo la strada tra Larinum e Sipontum, in corrispondenza di un guado sul fiume Fortore , ovvero su uno degli assi viari e commerciali più frequentati dell'Italia meridionale preromana e romana.
Oggi, di quel passato, restano tracce visibili in superficie — resti di mura e dell'acquedotto romano sono ancora presenti nella zona, e un tempio è stato di recente scoperto — oltre naturalmente all'anfiteatro riemerso dagli scavi. Il Museo Civico locale conserva numerosi reperti provenienti dal sito, ma la vera narrazione di Teanum Apulum deve ancora essere scritta per intero. Quella della Puglia più profonda, quella che non cerca il mare ma affonda le radici nella terra rossa del Subappennino dauno, è una storia che attende ancora di essere raccontata.
Fonti e approfondimenti
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