Non è a Bari né a Lecce il mosaico pavimentale più grande del Medioevo: è a Otranto, nella cattedrale che Pantaleone completò nel 1165 con la storia del mondo sotto i piedi
C'è un momento, entrando nella cattedrale di Santa Maria Annunziata a Otranto, in cui lo sguardo smette di cercare l'altare o le colonne e scende, quasi istintivamente, verso il basso. Ed è lì, sul pavimento, che avviene lo scarto: non pietra generica, non marmo anonimo, ma un universo figurato che si dispiega sotto i piedi del visitatore come un libro aperto da oltre ottocentocinquant'anni. Il mosaico di Otranto è lo straordinario pavimento della Basilica Cattedrale, uno dei più estesi e meglio conservati litostrati medievali d'Europa, tra i pochi rimasti quasi completamente immutati nel tempo. Eppure, nonostante il primato, molti pugliesi lo ignorano o lo confondono con qualcosa di minore. Niente di più sbagliato.
Un monaco, un vescovo e il regno di Guglielmo il Malo
La storia di questo capolavoro comincia alla metà del XII secolo, in un'epoca in cui la Puglia normanna è crocevia di culture, lingue e saperi. Il pavimento a mosaico della cattedrale di Otranto fu commissionato dall'arcivescovo della città Gionata al presbitero Pantaleone al tempo del re normanno Guglielmo I il «Malo» e datato tra il 1163 e il 1165. Di entrambi i protagonisti — committente e artefice — la storia ha conservato pochissimo al di là di quanto il mosaico stesso racconta. Sia di Gionata che di Pantaleone non rimane alcuna notizia storica: la rispondenza delle figure zoomorfe alle descrizioni del Physiologius, bestiario egiziano del IV secolo molto diffuso nei cenobi basiliani, ha portato a ipotizzare che il mosaicista si sia formato presso il Monastero di San Nicola di Casole, che già nel XII secolo possedeva un'importante biblioteca. Un monaco di cultura ellenistica, dunque, che aveva assorbito dall'oriente bizantino la padronanza dell'iconografia e dalla tradizione latina la capacità di organizzarla in un racconto unitario e monumentale.
La firma di Pantaleone non è apposta con discrezione: la terza iscrizione — posta al centro della navata — aggiunge la data del 1165 e indica l'autore del capolavoro, il sacerdote Pantaleone: "per manus Pantaleonis". Un'autocitazione in pietra, rara per l'epoca, che trasforma l'anonimato tipico degli artigiani medievali in un atto di orgoglio intellettuale difficile da fraintendere.
Seicento mila tessere, un solo racconto
Il mosaico pavimentale della Cattedrale ha delle dimensioni considerevoli, estendendosi per tutta la lunghezza della navata principale ed essendo costituito da circa 600.000 tessere policrome di composizione calcarea locale. La tecnica utilizzata è quella del mosaico con tessere policrome di calcare locale e inserti in pasta vitrea. Il mosaico riveste quasi interamente la superficie pavimentale della basilica, occupando la navata centrale, la zona presbiteriale, l'abside e le navate laterali del transetto. Camminare su questa superficie significa attraversare fisicamente la storia: ogni passo cade su un'immagine che ha qualcosa da dire, ogni sosta costringe a fermarsi davanti a una scena che richiede lettura e interpretazione.
Il principio organizzatore di tutto è l'Albero della Vita: nella navata centrale è raffigurato un grande albero, con la base all'ingresso della chiesa e lo sviluppo del tronco e dei rami verso il presbiterio. Attorno a questo asse cosmico si dispone un'enciclopedia visiva senza pari. Il programma figurativo del mosaico, complesso e a volte misterioso, tratta essenzialmente la condizione umana e cioè la lotta fra il Bene e il Male, le virtù e i vizi, la salvezza e il peccato, e il suo esito ultraterreno, attraverso scene tratte dall'Antico Testamento, dai Vangeli Apocrifi, dai cicli cavallereschi e dal bestiario medievale, disposte lungo lo sviluppo dell'Albero della vita.
Dove Sansone incontra Re Artù e Alessandro vola sui grifoni
Ciò che rende il mosaico di Otranto qualcosa di più di un semplice apparato devozionale è la sua straordinaria capacità di mescolare sacro e profano, teologia e leggenda, Oriente e Occidente. Sull'Albero della vita sono disposte scene bibliche e profane che racchiudono tutto il sapere medievale, dal Physiologus alle leggende popolari e fantastiche del ciclo classico e bretone, come la scena del volo di Alessandro Magno su due grifoni alati e quella che ritrae re Artù nell'atto di cavalcare un ariete, inquadrate nelle didascalie esplicative (Alexander rex, rex Arturus). Nomi, figure e miti che non dovrebbero trovarsi insieme, eppure qui convivono con la naturalezza di chi sa che la conoscenza non ha confini geografici né religiosi.
Si trovano poi le raffigurazioni dei dodici mesi dell'anno, dodici cerchi decorati con cornice, e a seguire la raffigurazione del diluvio universale con la mano di Dio e Noè inginocchiato al cospetto dello stesso e con l'arca per gli animali. Otranto è la città più a est d'Italia, e la sua favorevole posizione geografica l'ha resa una sorta di porta tra oriente e occidente. Questo dato geografico non è un dettaglio marginale: spiega perché proprio qui, in questo lembo estremo della Puglia affacciato sull'Adriatico verso la Grecia, un monaco potesse fondere tradizioni così lontane in una sintesi visiva così coerente.
Il paradosso della conservazione: salvato proprio da chi aveva devastato tutto il resto
La storia del mosaico è anche una storia di sopravvivenza. Nel 1480 la chiesa, completamente ricoperta di affreschi, fu rovinata dagli Ottomani che trasformarono l'edificio in una moschea. Salvarono però il pavimento in mosaico. Un'ironia della sorte che ha del paradossale: gli stessi che cancellarono le pitture murali lasciarono intatto l'impianto figurativo più ricco e più complesso che la cattedrale custodisse. Forse lo considerarono un semplice pavimento; forse ne riconobbero involontariamente il valore. Il risultato, in ogni caso, è che oggi quel tappeto di pietra esiste ancora quasi nella sua forma originaria.
Ci sono significati nascosti nel mosaico, di carattere religioso, morale, politico, per cui risulta difficile decifrare interamente il messaggio complessivo. Gli studiosi continuano a interrogarlo: ogni generazione di ricercatori vi trova qualcosa di nuovo, una connessione inaspettata, un simbolo che rimandava a una fonte dimenticata. Un elemento che ha contribuito a rendere criptico il senso del mosaico di Otranto è la impossibilità di avere una visione d'insieme dell'opera: la presenza nella cattedrale di panche, di elementi d'arredo e di culto, rende praticamente impossibile una lettura complessiva del mosaico al visitatore, anche attento. Bisogna alzarsi idealmente in quota, immaginare la pianta della navata dall'alto, per cominciare a capire la logica di un progetto che Pantaleone aveva evidentemente concepito come un tutto, non come una somma di scene.
Un capolavoro che aspetta ancora di essere scoperto
Ogni anno migliaia di turisti attraversano il centro storico di Otranto, fotografano le mura, ammirano il castello aragonese, cercano il mare cristallino della costa adriatica. Molti entrano anche in cattedrale, attratti dalla notorietà del luogo. Eppure il mosaico rimane un capolavoro sottovalutato rispetto alla sua reale portata storica e artistica: occupa l'intero pavimento della cattedrale e costituisce una sorta di enciclopedia illustrata della cultura dell'alto medioevo, sviluppata intorno all'immagine dell'Albero della Vita e ai temi dell'Incarnazione, della Redenzione e dell'Aldilà. Non esiste altro luogo in Puglia — né a Bari con la sua celebre basilica, né a Lecce con i suoi barocchi splendori — dove una superficie così vasta racconti così tanto in una volta sola. Ottocento anni di storia del mondo, stesa sotto i piedi di chiunque abbia la pazienza di fermarsi e guardare verso il basso.
Fonti e approfondimenti
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Mosaico di Otranto – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Mosaico di Otranto – capolavoro medievale d'Europa mosaicodiotranto.com ↗
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Il pavimento della cattedrale di Otranto – Viaggiatrice Curiosa viaggiatricecuriosa.it ↗
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Mosaico pavimentale di Otranto: più grande del mondo – Wine and Food Tour wineandfoodtour.it ↗
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Didascalie del pavimento musivo della Cattedrale di Otranto – RIALFrI rialfri.eu ↗
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Il mosaico della Cattedrale di Otranto – Leccenews24 leccenews24.it ↗
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La Cattedrale di Otranto e Mosaico Monumentale – Terre d'Otranto terredotranto.it ↗
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