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Tremila anni di sale: le saline di Margherita di Savoia, le più grandi d'Europa, tingono l'Adriatico di rosa

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 20 Luglio 2026 · 7 min di lettura
Le vasche evaporanti delle saline di Margherita di Savoia al tramonto, con le acque tinte di rosa lungo la costa adriatica pugliese
Foto: Deblu68 / CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

C'è un luogo in Puglia dove il tempo si misura in millenni e il paesaggio cambia colore a seconda dell'ora e della stagione: le acque passano dall'azzurro al verde, poi all'arancio bruciato, fino a quel rosa antico che si accende nelle vasche più salate quando il sole scende verso l'Adriatico. Eppure pochissimi ne parlano, e ancora meno lo cercano deliberatamente sulla mappa. Si trovano lungo la costa tra Manfredonia e Barletta, ai piedi del Gargano, e portano un nome regale che nasconde una storia molto più antica di qualsiasi monarchia italiana: le saline di Margherita di Savoia.

Il primato che l'Europa non conosce

Le saline di Margherita di Savoia, che si affacciano sull'Adriatico, sono le più grandi d'Europa e le seconde nel mondo. Non è un primato di provincia: è un record continentale che quasi nessun manuale di viaggio mainstream mette in prima pagina. Con una produzione media annua di circa 5.500.000 quintali di sale marino, la salina di Margherita di Savoia è la prima e la più grande d'Europa, ma anche la seconda più grande del mondo, ed è antichissima: risale al III secolo a.C. ed era al centro di una delle principali arterie commerciali dell'epoca, la Via Salaria. Già questo dato dovrebbe bastare a orientare qualsiasi curiosità geografica: il minerale che per secoli ha determinato il prezzo delle merci, mosso eserciti e fondato città, ha il suo più grande giacimento europeo in una cittadina pugliese di poco più di undicimila abitanti.

Le saline si estendono per circa 20 chilometri lungo la costa e occupano oltre 4.000 ettari di superficie. Per dare una misura concreta: si cammina, si pedala, si osserva per decine di chilometri senza che il paesaggio si esaurisca mai del tutto. Le saline producono circa la metà del sale marino nazionale, ma soprattutto costituiscono un paesaggio affascinante, che crea con le sue bianche distese di sale e i colori dell'acqua effetti luminosi di rara bellezza.

Tremila anni di storia nell'acqua salata

Le origini delle saline di Margherita di Savoia sono da attribuirsi al IV secolo a.C., quando il sale veniva esportato in Oriente ad opera degli Illiri. Successivamente vi sono passati i Romani, i Normanni e infine i Templari, che ne diventarono i proprietari. La storia di questo luogo è una successione ininterrotta di padroni, ciascuno consapevole del valore straordinario di ciò che controllava.

Nel Settecento la salina fu acquisita dai Borbone, che la ritennero "la più preziosa gemma della loro corona", e tornò a una gestione pubblica. Fu allora che il sito conobbe uno dei suoi momenti di massima trasformazione: Carlo di Borbone, re di Napoli e di Sicilia, nel 1754 incaricò Luigi Vanvitelli di occuparsi dell'ammodernamento e dell'ampliamento delle saline, avvenuto anche con la creazione di nuove zone salanti, come quella della Regina, dedicata a Carolina d'Austria, e l'apertura di una foce verso Torre Pietra. L'architetto che stava progettando la Reggia di Caserta si occupava, dunque, anche delle vasche del sale pugliese: una notizia che da sola racconta quanto questo luogo fosse considerato strategico.

Dopo l'Unità d'Italia il paese cambiò nome e identità: il toponimo venne modificato nel 1879 in Margherita di Savoia, in onore della regina consorte d'Italia, moglie di Umberto I. Prima si chiamava semplicemente Saline di Barletta. Il Novecento portò altri cambiamenti architettonici notevoli: negli anni Trenta un urbanista di fama, l'architetto Pier Luigi Nervi, dotò l'impianto di un avveniristico magazzino del sale, realizzato senza colonne portanti. Lo stesso progettista della Sala Nervi vaticana lasciò la propria firma su una struttura industriale che ancora oggi si impone nel paesaggio costiero.

Il colore che viene dai microrganismi

Quella tonalità di rosa che rende le saline fotograficamente irresistibili non è un artificio ottico né un fenomeno meteorologico: ha una spiegazione biologica precisa. Il colore rosso-rosato delle acque deriva da un pigmento presente in microrganismi alofili che si sviluppano in acque molto salate, per esempio minuscoli archeonti della famiglia delle Halobacteriaceae o alghe come la dunaliella. Sono questi organismi invisibili a tinta di viola e corallo la superficie che a distanza sembra una tavolozza di acquerello. Nelle saline è il sole ad essere il vero protagonista nella produzione del sale: l'energia intensa dei raggi solari, unita alla costante potenza del vento, permettono la naturale cristallizzazione del sale. Un processo che non ha bisogno di industria nel senso moderno del termine: basta aspettare, e la Puglia fa il resto.

Le vasche si dividono in due tipi: quelle "evaporanti", in cui viene fatta aumentare la densità salina dell'acqua, e quelle "salanti", dove avviene la precipitazione di questo "oro bianco". La raccolta del sale va da settembre a dicembre e viene accatastato in grandi colline in attesa di essere prelevato, lavorato, pulito e confezionato. Quelle montagne bianche lungo la strada costiera non sono una decorazione: sono mesi di lavoro e milioni di quintali di minerale che aspettano il turno.

L'oasi dei fenicotteri e la riserva di Ramsar

La stessa acqua che produce sale ha costruito nel tempo un ecosistema di eccezionale valore naturalistico. La presenza delle vasche di estrazione ha creato un ecosistema molto particolare tipico delle cosiddette zone umide protette dalla convenzione di Ramsar del 1971: le saline di Margherita di Savoia sono diventate riserva naturale nel 1977. Da allora la coabitazione tra industria e natura è diventata un modello studiato a livello internazionale.

Una presenza caratteristica è quella dei fenicotteri rosa, che qui nidificano e che rappresentano, come numero, una delle più grandi popolazioni a livello europeo di questa specie. Con oltre un migliaio di esemplari stabili e una popolazione che può arrivare fino a 50.000 individui, Margherita di Savoia è una delle più importanti aree di svernamento per questa specie in Europa. Ma i fenicotteri non sono gli unici protagonisti: le saline accolgono anche il cavaliere d'Italia, l'avocetta, la volpoca e numerose specie di gabbiani e aironi, rendendo questo luogo una tappa fondamentale per la fauna ornitica europea. Nella laguna si possono trovare, nei vari periodi dell'anno, oltre settanta specie di uccelli.

Il museo, le terme, e ciò che resta da scoprire

Chi arriva a Margherita di Savoia non trova solo una salina. Tra le attrattive della cittadina vi sono un moderno stabilimento termale che utilizza i fanghi e le acque madri contenute nei bacini delle saline, un lungo e ampio litorale di sabbia ferrosa che ospita circa novanta stabilimenti balneari, e il museo storico delle saline, sito in un vecchio magazzino del sale adiacente alla cinquecentesca Torre delle Saline. Nel museo storico della salina sono esposti numerosi reperti di archeologia industriale che ripercorrono l'evoluzione storica del lavoro in salina, divisi in quattro sezioni: le proprietà del sale e i suoi impieghi, la salina nel XXI secolo, la salina nel passato e le evoluzioni delle tecniche.

Nel museo, allestito in un vecchio magazzino del sale adiacente alla cinquecentesca torre delle Saline, le foto d'epoca raccontano una realtà quotidiana durissima di uomini, donne e bambini al lavoro scalzi o semi scalzi su grandi mucchi di sale ustionanti. Storie antiche ma non dimenticate, che la guida rievoca raccontando di come il sale, unito al vento salmastro e al sole del Sud, ferisse, accecasse, bruciasse chi comunque poteva dirsi fortunato di avere un lavoro.

È forse questo il vero tesoro delle saline di Margherita di Savoia: non solo il paesaggio marziano delle vasche rosa, non solo il rumore dei fenicotteri in volo sullo sfondo del Gargano, ma la stratificazione di vite umane, di fatiche, di scelte politiche e di capolavori architettonici che si depositano qui da tremila anni come cristalli di sale. Un primato europeo che aspetta, silenzioso, di essere raccontato.

Fonti e approfondimenti

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