Non è la Gravina di Matera: a due passi da Bari, Lama Balice è il canyon pugliese che custodisce secoli di civiltà rupestre scavata nel tufo
Chi arriva in Puglia con la valigia piena di aspettative spesso cerca il barocco di Lecce, il mare di Polignano o i trulli di Alberobello. Pochissimi sanno che a pochi chilometri dall'aeroporto di Bari-Palese, nascosto tra la periferia nord della città e le campagne di Bitonto, esiste un luogo capace di disorientare lo sguardo: un canyon di roccia calcarea che si spalanca all'improvviso nel piano come una ferita antica, con pareti a strapiombo, grotte buie, cappelle medievali appena visibili tra la vegetazione e cave di tufo che sembrano anfiteatri dismessi da qualche civiltà senza nome. Si chiama Lama Balice, e la sua storia è molto più lunga di quanto il paesaggio lasci intuire.
Una lama, non una gravina: capire il paesaggio per capire la Puglia
Occorre fare subito chiarezza su un termine che i pugliesi danno per scontato e il resto d'Italia quasi ignora. Le lame sono dei solchi che l'acqua corrente dei fiumi e dei torrenti ha scavato nel corso del tempo nelle rocce calcaree della regione, e che generalmente declinano dalla Murgia fino al mare Adriatico. Non sono le gravine della Basilicata — più profonde, più verticali, più spettacolari nella loro drammaticità — ma in Puglia rappresentano qualcosa di equivalente dal punto di vista della storia umana: corridoi naturali che per millenni hanno offerto acqua, riparo, materiale da costruzione e senso del sacro. La lama Balice, con i suoi 37 chilometri di lunghezza, costituisce una delle più lunghe lame presenti nella città metropolitana di Bari. Si origina tra Ruvo di Puglia e Corato e, dopo aver attraversato il territorio del comune di Bitonto, termina a nord della città di Bari, presso il quartiere Fesca. È, in sintesi, una lunga cicatrice verde che attraversa silenziosamente la provincia più popolosa della Puglia, quasi senza che nessuno la guardi davvero.
Il nome stesso tradisce l'antichità del luogo. Il toponimo Balice è riconducibile al latino medievale "baligium", cioè valle; la lama è indicata già in un documento del Libro Rosso di Bitonto in cui si legge "baligium qua igitur Barium", ossia "valle attraverso la quale si giunge a Bari". Un'autostrada naturale, dunque, prima ancora che nascesse la parola autostrada.
Il tufo, il calcare e i dinosauri: un museo geologico a cielo aperto
Per capire perché gli esseri umani abbiano scelto di vivere qui — e di scavare qui le loro chiese, le loro abitazioni, i loro magazzini — bisogna guardare alla roccia. Nel territorio del Parco di Lama Balice affiorano quattro tipi di rocce: i calcari compatti, le calcareniti, i detriti alluvionali e i suoli da questi derivanti. I calcari risalgono al periodo cretaceo e appartengono alla Formazione dei Calcari di Bari, databile tra i 159 e i 91 milioni di anni fa, mentre le calcareniti — impropriamente chiamate "tufi calcarei" — fanno parte della Formazione della Calcarenite di Gravina, che risale da 5,3 milioni a meno di un milione di anni fa. Sono due tipi di pietra separati da decine di milioni di anni ma uniti da una caratteristica comune: entrambi si lasciano lavorare, si lasciano scavare, si prestano a diventare riparo, altare, sepolcro.
Localmente entrambe queste rocce sono state estratte estensivamente dall'antichità ad oggi, e ciò si riscontra nelle cave, nelle tufare e negli ipogei. Le cave dismesse che si incontrano lungo il percorso non sono semplici buchi nella terra: sono testimonianza non solo geologica ma soprattutto museo a cielo aperto, e in alcune di esse sono state rinvenute tracce di sauropodi risalenti a qualche milione di anni fa. Proprio così: prima delle chiese rupestri, prima degli insediamenti preistorici, prima di qualunque forma di civiltà umana, il fondo di quella che sarebbe diventata Lama Balice era percorso dai dinosauri.
Dal Neolitico al Medioevo: diecimila anni di presenza umana tra le pareti di roccia
Dal punto di vista storico, la lama è testimonianza della presenza umana già a partire dal Neolitico, evidenziata dal ritrovamento di selci lavorate a punta e di altri utensili in grotte naturali, e successivamente dagli insediamenti di comunità rupestri organizzate, dedite all'agricoltura, alla pastorizia e a forme elementari di commercio, che abitavano in ambienti ricavati scavando nei calcari e nei tufi. Nel suo alveo sono stati rinvenuti diversi reperti litici, e in corrispondenza dei centri abitati di Bari Palese, Bari San Paolo e Bitonto esistono testimonianze di importanti villaggi preistorici, con la presenza anche di dolmen e menhir.
Poi arrivano i secoli medievali, e il paesaggio si popola di una densità sorprendente di luoghi di culto scavati nella roccia. I siti di importanza storico-artistica eccezionale sono una decina solo nella zona di Bari, e sono prevalentemente villaggi e chiese rupestri scavati sui fianchi delle lame. Lama Balice è tra i casi più ricchi: tutto il bacino è caratterizzato da casali medievali, chiese e masserie che testimoniano la continuativa presenza di insediamenti umani. La presenza delle cavità artificiali — ipogei e insediamenti rupestri — e naturali, delle architetture a secco come casedde, pagghiare e muretti di confine, e dell'edilizia rurale con chiesette, torri, palmenti e trappeti, racconta una scelta insediativa motivata da un forte legame con le attività produttive offerte dal territorio, attorno alla quale si era organizzata una società basata sull'agricoltura e sulla pastorizia.
Tra i monumenti ancora visibili lungo il percorso, merita attenzione la chiesa rurale in stile romanico dell'Annunziata, e altre testimonianze medievali che punteggiano il bacino in diversi punti. Le lame della Puglia, disseminate in modo ortogonale al mare Adriatico, caratterizzano il litorale che va da Trani a Brindisi, dove sorgono, lungo la via Traiana — segmento pugliese della via Francigena — alcune delle chiese rupestri più importanti del Sud Italia. Lama Balice rappresenta, in questo contesto, il capitolo più settentrionale e meno raccontato di una storia che percorre tutta la costa adriatica pugliese.
Un parco regionale ancora troppo dimenticato
Il Parco Naturale Regionale Lama Balice è un'area naturale protetta di 504 ettari istituita dalla Regione Puglia con la legge regionale n. 15/2007, situata nella città metropolitana di Bari. Negli anni, però, una serie di incendi ha distrutto numerose porzioni del territorio, e le discariche a cielo aperto che lo punteggiano non raccontano certo di una diffusa coscienza ambientalista. La contraddizione è stridente: da un lato un patrimonio naturale, geologico e storico di rara complessità; dall'altro un'area che, con grande rammarico, non è mai diventata quello che avrebbe potuto e già da tempo dovuto essere: un grande parco urbano.
In continuità naturale con il ben più ampio Parco Nazionale dell'Alta Murgia, Lama Balice salvaguarda un territorio che è un mosaico di ecosistemi che si susseguono dalla Murgia fino alla costa, attraversando campagne, uliveti e frammenti di macchia mediterranea che resistono all'urbanizzazione. È la lama barese che offre più spunti per la conoscenza degli ecosistemi, delle nicchie ecologiche e della storia geologica e antropologica del territorio. Eppure molti baresi non ci sono mai stati, e molti turisti la sorvolano letteralmente — senza accorgersene — durante l'atterraggio a Bari-Palese. Forse è questo il paradosso più bizzarro di Lama Balice: un luogo che gli esseri umani hanno scelto, abitato, pregato e scolpito per diecimila anni, oggi in cerca di qualcuno che si fermi ancora a guardarlo.
Fonti e approfondimenti
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Parco naturale regionale Lama Balice – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Geologia – Parco Lama Balice (sito ufficiale) parcolamabalice.it ↗
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Lama Balice, il grande parco dimenticato di Bari – Ambient&Ambienti ambienteambienti.com ↗
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Lama Balice: "Quando a Bari passeggiavano i Dinosauri" – Il Giornale dell'Ambiente ilgiornaledellambiente.it ↗
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Parco Naturale Lama Balice – ISPRA isprambiente.gov.it ↗
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Parco Naturale Regionale Lama Balice – Barbie in Town barbieintown.altervista.org ↗
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Le chiese rupestri in Puglia. Un patrimonio da riscoprire – storiamedievale.net storiamedievale.net ↗
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