Non è a Bari né a Lecce il porto più antico di Puglia: Siponto fu sepolta dalla malaria nel 1256 e la sua cattedrale normanna è rimasta lì, intatta, ad aspettare
Provate a chiedere dov'è il porto più antico della Puglia. In molti risponderanno Bari, qualcuno Taranto, qualcun altro Brindisi. Quasi nessuno penserà a un luogo che oggi non esiste nemmeno più come città autonoma: una frazione di Manfredonia, in provincia di Foggia, a tre chilometri dal mare, circondata da bonifica agricola e pinete. Eppure è qui, in questo angolo dimenticato tra la pianura del Tavoliere e le prime rocce del Gargano, che si trovava Siponto — porto romano, sede vescovile millenaria, cuore pulsante dell'Adriatico meridionale. Almeno fino a quando la terra smise di tenerla in piedi e le acque decisero di inghiottirla.
Una colonia romana diventata capitale del Mediterraneo adriatico
Colonia romana dal 194 a.C., Siponto divenne con il tempo uno dei principali porti della Regio II e sede di una delle più importanti diocesi del Mezzogiorno. Non era una città qualunque: in epoca antica fu un porto importantissimo, dove confluivano e si mescolavano la cultura del popolo indigeno dei Dauni, quella dei dominatori romani e la più raffinata civiltà greca. La sua posizione era strategica per natura: a differenza degli altri centri costieri del promontorio, Siponto non sorgeva arroccata in posizione difensiva, ma era di facile accesso sia per via marittima che terrestre. Per secoli le sue banchine videro passare merci, pellegrini diretti al Gargano e cavalieri in partenza per le Crociate. Città della Daunia, come importante punto strategico appare sovente nella storia delle lotte di Roma nell'Italia meridionale e, più tardi, durante le guerre civili. Perfino il nome, secondo una delle etimologie più suggestive, rimanda al mare: la probabile radice del termine Siponto significherebbe "città delle seppie" , un'identità ittica che la zona ha conservato nei secoli fino ad oggi.
Due terremoti, le paludi e la fine di una città
La fine di Siponto non arrivò di colpo, ma si consumò lentamente, con la precisione crudele della natura. L'insabbiamento dell'emissario — ovvero la trasformazione del golfo in lago — spiegò agevolmente la decadenza della città, sia dal lato commerciale sia da quello igienico. Il porto, che era stato la sua fortuna, si fece palude; e la palude portò la malaria. Poi arrivarono le scosse. Nel 1223 un violento terremoto con epicentro sul Monte Gargano distrusse quasi ogni edificio di Siponto, e i tremori continuarono per altri due anni, fino al 1225, riducendo tutto in macerie. Un secondo sisma devastante colpì la città nel 1255, quando ormai la popolazione viveva già tra rovine e acquitrini. Nel gennaio del 1256, il re di Sicilia Manfredi, figlio di Federico II di Svevia, giunto presso l'antico porto romano durante una battuta di caccia sul Gargano, trovò la città distrutta e gli abitanti costretti a vivere in case non più adatte all'uso abitativo, in un'area resa malarica dall'impaludamento. La decisione fu rapida e definitiva: Manfredi decise di ricostruire la città due miglia a nord dell'insediamento originario. Fu così che la popolazione emigrò nella "nuova Siponto", cominciata a costruire il 26 gennaio 1256, la città che dal suo fondatore prese nome Manfredonia.
Oggi quella zona portuale è sepolta sotto i campi. La zona del porto, già oggetto di un saggio di scavo, è lontana dal mare, separata da una striscia di poderi realizzati con la bonifica dell'area paludosa avviata tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Gli scavi condotti dalle Università di Foggia e di Bari stanno però restituendo lentamente ciò che la terra ha custodito per secoli: riemergono edifici medievali del porto e una porzione dell'anfiteatro, che secondo le stime poteva accogliere circa ottomila spettatori. Nell'area portuale sono stati indagati soprattutto magazzini e luoghi funzionali allo scarico delle merci o al controllo delle attività mercantili e commerciali. Una città intera, con il suo foro ancora da trovare, i suoi quartieri e le sue strade, che attende ancora di essere letta.
La basilica che resistette a tutto
Di Siponto, in superficie, è rimasto pochissimo. Ma quel pochissimo è straordinario. La Basilica Medievale di Santa Maria Maggiore, edificata tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo, è uno dei cardini dell'architettura romanica pugliese. La chiesa è documentabile dal 1117, ascrivibile allo stile romanico-pugliese, ma la pianta quadrata a croce greca tradisce probabili origini bizantine. Ha la forma di un cubo sormontato al centro da una piccola cupola, con una cripta con ingresso dall'esterno. Un'architettura unica nell'Italia meridionale, che non assomiglia a nessun'altra chiesa pugliese: né alle basiliche di Bari né alle cattedrali di Lecce. Per la costruzione e la decorazione furono reimpiegati materiali dell'antica Siponto — colonne, capitelli — e pregevole è il portale con archivolto sostenuto da due colonne poggianti sul dorso di un leone.
Al Medioevo risale l'attuale Basilica di Santa Maria Maggiore, edificata tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo reimpiegando materiali provenienti da Siponto: l'edificio prese il posto e inglobò parte dei pregiati pavimenti musivi della precedente basilica paleocristiana, costruita nel IV secolo e ristrutturata in quello successivo, ancora oggi visibili all'interno. Un tempo cattedrale della città di Siponto, ha ricevuto il titolo di Basilica Minore nel 1977. Quando Manfredi fondò la nuova città, la sede vescovile si spostò verso nord, ma la chiesa rimase dov'era: silenziosa, ferma, custode di tutto ciò che era andato perduto.
Il dialogo tra pietra e rete metallica
Accanto alla basilica medievale, dagli anni Dieci del Duemila, si è aperto un dialogo sorprendente tra passato e presente. A partire dal 2016 nel Parco Archeologico di Siponto è stato realizzato il progetto "Dove l'arte ricostruisce il tempo", un'innovativa installazione in rete metallica opera dell'artista lombardo Edoardo Tresoldi, che richiama nelle forme l'ultima fase dell'antica basilica paleocristiana. Composta da 4.500 metri di rete elettrosaldata zincata, la basilica di rete metallica è alta 14 metri e pesa in tutto circa sette tonnellate. Il risultato è un fantasma architettonico che si sovrappone alle fondamenta originali: le navate scomparse tornano a occupare lo spazio, trasparenti come un ricordo. Il parco ha ottenuto ampi riconoscimenti: nel 2016 il premio della Società degli Archeologi Medievali Italiani, e nel 2018 la Medaglia d'Oro dell'Architettura Italiana come premio speciale della commissione — il più importante riconoscimento architettonico italiano, istituito dalla Triennale di Milano.
Siponto è oggi una frazione balneare alle porte di Manfredonia, frequentata d'estate per le sue spiagge. Ma basta allontanarsi di qualche centinaio di metri dall'ombrellone per trovarsi davanti a qualcosa di difficile da spiegare: una chiesa normanna sola in mezzo ai campi, una città invisibile sotto i piedi, e la sagoma trasparente di una cattedrale che non c'è più ma che qualcuno ha voluto rimettere in piedi, questa volta con la rete. Come se Siponto continuasse, ostinata, a rifiutarsi di sparire del tutto.
Fonti e approfondimenti
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Parco Archeologico di Siponto – Ministero della Cultura cultura.gov.it ↗
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Siponto – Enciclopedia Italiana Treccani treccani.it ↗
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Parco Archeologico di Siponto – Direzione Regionale Musei Puglia museipuglia.cultura.gov.it ↗
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Dall'antica Siponto riemergono edifici medievali e l'anfiteatro romano – Storie & Archeostorie storiearcheostorie.com ↗
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L'antica Siponto e gli scavi: la città sepolta tutta da scoprire – FoggiaToday foggiatoday.it ↗
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Quando l'antica Siponto diventò capitale del regno svevo – pugliain.net pugliain.net ↗
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