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Non è a Lecce né a Bari il barocco più eccentrico di Puglia: a Nardò c'è una piazza-palcoscenico e un tempietto del 1603 dove la pietra leccese diventa teatro

di Martina Lopreiato · 22 Giugno 2026 · 6 min di lettura
Piazza Salandra a Nardò con la guglia dell'Immacolata e le facciate barocche in pietra leccese al tramonto
Foto: NASA / Public domain via Wikimedia Commons

C'è un momento preciso, camminando nel centro storico di Nardò, in cui ci si accorge di aver sbagliato tutto: non è Lecce la capitale assoluta del barocco salentino, e forse nemmeno la più sorprendente. La scoperta arriva quando, svoltato un angolo di pietra color miele, ci si ritrova catapultati in piazza Antonio Salandra, uno spazio urbano che non si lascia descrivere con le categorie ordinarie dell'architettura meridionale. Qui il barocco non decora soltanto: recita.

Una città antica che la storia non ha mai smesso di riscrivere

Le origini di Nardò sono talmente remote che il nome della città appare sulla Mappa di Soleto, una rappresentazione del territorio salentino risalente al VI-V secolo avanti Cristo, considerata una delle più antiche carte geografiche dell'Occidente. Le sue radici affondano nell'antichità: fu prima centro messapico e poi municipium romano con il nome di Neretum. Secoli di dominazioni sovrapposte — Normanni, Aragonesi, Acquaviva — hanno lasciato stratificazioni visibili a ogni passo, ma è il Seicento e il Settecento a dare alla città la fisionomia che ancora oggi stupisce il visitatore. Fu sede di vivaci fermenti culturali nel XVIII secolo e il secondo centro abitato della provincia di Lecce è noto proprio per i suoi gioielli di architettura barocca.

Il 1603 e il tempietto che sfida ogni classificazione

Prima ancora di raggiungere piazza Salandra, chi entra nel centro storico di Nardò si imbatte in qualcosa di difficile da catalogare. La pregiatissima e strana opera architettonica chiamata "Osanna" fu edificata nel 1603: si tratta di un monumento barocco interamente costruito in pietra leccese, situato nella piazza omonima, appena all'ingresso del centro storico di Nardò. Un luogo ancora misterioso, di cui non si conosce con certezza la funzione originale. Il tempietto è uno di quei manufatti che il barocco salentino sa produrre con una disinvoltura quasi sfrontata: nasce in un'epoca in cui tutto il Salento stava imparando a scolpire la calcarenite come se fosse cera, e fissa in pietra un momento di eccezionale creatività artigiana, prima ancora che i grandi cantieri di Lecce monopolizzassero l'attenzione dei posteri.

Piazza Salandra: quando l'architettura diventa scena

Il cuore di Nardò ha un'anima barocca: al centro della città si apre piazza Antonio Salandra, caratteristica per i palazzi che la circondano e la delimitano, con una successione di balconi e logge dagli archi sinuosi e decorati con fregi elaborati. L'effetto complessivo è quello di un anfiteatro civile, dove ogni facciata contribuisce a costruire un fondale coerente e insieme sorprendente. Raccolti in pochi metri quadri, questi secoli di storia dell'arte spiegano perché piazza Salandra è ritenuta la più scenografica del Salento.

Tra gli edifici che vi prospettano figurano il palazzo di Città — poi Pretura — ricostruito in forme rococò dopo il terremoto del 1743, il Sedile della seconda metà del XVII secolo con la statua di San Gregorio Armeno, uno dei protettori della città, e la settecentesca chiesa di San Trifone, in onore del santo che, secondo la tradizione, liberò la città da un'invasione di vespe. Alle spalle della guglia mariana si trova il cinquecentesco Palazzo dell'Università, con la bianca ed estesa facciata abbellita da un portico colonnato, e all'estremità destra si trova la Torre dell'Orologio, il cui segnatempo è perfettamente funzionante nonostante vada caricato manualmente ogni trentasei ore, dopo aver raggiunto faticosamente la sommità. È un dettaglio che dice molto della città: Nardò custodisce le proprie meraviglie con una cura quasi domestica, senza delegar nulla alla modernità.

La guglia e il dramma del terremoto del 1743

Al centro geometrico e visivo della piazza si staglia il monumento che più di ogni altro racconta la resilienza della comunità neretina. Il 20 febbraio 1743 un terremoto di magnitudo 7.1 scosse il Salento, con epicentro nel Canale d'Otranto a circa 50 km dalla costa: Nardò fu la città più colpita, con ingenti danni e un alto numero di vittime, stimate intorno a 150, su una popolazione di circa 5.000 abitanti. La risposta della città fu, come spesso accade nel Sud, prima religiosa e poi architettonica. Nel centro della piazza si erge l'alta guglia dell'Immacolata, ricca di fregi, festoni e cuspidi, eretta nel 1769 come ringraziamento per lo scampato pericolo del terremoto.

Il carparo locale, la pietra di colore dorato di cui è fatta, mette in risalto le decorazioni barocche che la arricchiscono — festoni, pennacchi, elementi floreali, fregi e cuspidi — mentre la guglia si slancia verso il cielo con una forma piramidale ottagonale e culmina in un globo di pietra che regge la statua della Madonna Immacolata, alta ben 3 metri e scolpita in pietra leccese. Il monumento si eleva complessivamente per diciannove metri. Sul basamento, a vegliare sulla piazza, sono poste le statue di San Giuseppe, Sant'Anna, San Gioacchino e San Domenico. E a completare il racconto iconografico della città, la leggenda vuole che durante il sisma del 1743 San Gregorio Armeno, dall'alto del Palazzo del Sedile, con una mano aperta verso ponente da dove provenivano le scosse, fermò la catastrofe, divenendo da quel momento il protettore della città.

San Domenico e la facciata che non smette di interrogare

Chi si spinge fino alla piazza adiacente trova un'altra delle sorprese di Nardò. La chiesa di San Domenico lascia sorpresi e interdetti: che cosa vorranno dire tutti quegli elementi — in apparenza ben poco sacri — che appaiono sulla facciata? La facciata è divisa in due ordini: il primo è ricco di colonne, figure umane e cariatidi, il secondo ordine risulta molto più semplice nelle forme. È uno degli enigmi visivi del barocco salentino, un programma iconografico che i secoli non hanno ancora del tutto decifrato. Non lontano, la chiesa di San Giuseppe presenta una facciata a tamburo e un interno a pianta ottagonale, mentre la chiesa della Purità alterna linee concave e linee convesse e custodisce uno splendido altare maggiore in marmo bianco.

Perché Nardò merita un viaggio a sé

Il nucleo storico svela numerosi edifici religiosi che si caratterizzano per i decori creati dagli abili scalpellini locali, risalenti all'epoca in cui a Lecce e in tutto il Salento si diffuse l'uso di abbellire chiese e palazzi con decorazioni floreali e fregi intagliati nella calcarenite: opere d'arte che posero le basi dello stesso stile definito poi come barocco leccese. Eppure Nardò rimane, nell'immaginario collettivo, in ombra rispetto al capoluogo. Forse è proprio questa discrezione a renderla più autentica. Chi desidera visitarla deve senza dubbio cominciare dal centro storico, dove ammirare piazza Salandra — considerata una delle più belle piazze barocche del Sud Italia — la cui scenografia è stata scelta in diverse occasioni come set cinematografico. Una piazza che non imita nessun altro luogo, e che non ha bisogno di farlo.

Fonti e approfondimenti

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