Tremila anni di storia dentro un'isola di roccia: Gallipoli, la città medievale della Puglia nata su uno scoglio e separata dal mondo da un ponte
C'è un momento preciso in cui Gallipoli si rivela per quello che è davvero. Accade quando, percorrendo la strada che arriva dal Salento interno, il mare Ionio si apre all'improvviso davanti agli occhi e, sull'acqua, appare un grumo compatto di case bianche, campanili e mura: un'intera città posata su uno scoglio, separata dalla terraferma da un ponte. Non è una suggestione romantica. È la realtà geografica e storica di uno dei centri storici più singolari d'Italia.
Kallípolis: la bella città che sfida il mare
Il toponimo Gallipoli deriverebbe dal greco classico Καλλίπολις (Kallípolis), che significa "bella città". Un nome guadagnato sul campo, perché la città si trova lungo la costa occidentale del Salento, protesa sul mar Ionio, ed è divisa in due zone distinte: il centro storico, che sorge su un'isola di natura calcarea con un circuito di circa 1,5 km, e il borgo nuovo, collegato all'isola mediante un ponte in muratura risalente al XVII secolo. Tutto ciò che esiste di antico e di memorabile in questa città sta racchiuso in quell'isolotto: vicoli stretti e tortuosi, palazzi nobiliari, decine di chiese barocche, un castello che affonda le fondamenta nel mare.
Il territorio di Gallipoli presenta tracce di frequentazione umana già a partire da tempi antichissimi: in località Torre Sabea, a circa 2 chilometri dalla città, sono stati scoperti i resti di un villaggio neolitico risalente a circa 9.000 anni fa. Le origini della città come insediamento strutturato restano invece avvolte in una certa incertezza: la presenza umana sembra essere di origine preistorica e probabilmente Gallipoli fu l'approdo portuale della città messapica di Alezio, poi andata distrutta. Quel che è certo è che Gallipoli fu colonia della Magna Grecia, controllando un vasto territorio comprendente l'attuale Porto Cesareo, fino a diventare municipium romano.
L'isola che resistette a tutto
Essere un'isola ha significato per Gallipoli una cosa sola lungo i secoli: sopravvivere. Agli inizi del Medioevo fu quasi certamente saccheggiata dai Vandali e dai Goti, poi ricostruita dai Bizantini, e in quella fase conobbe un periodo di floridezza sociale e commerciale, sfruttando la sua posizione geografica. La roccia calcarea su cui era stata edificata si rivelò, paradossalmente, la sua migliore difesa: nessun esercito poteva assediarla su tutti i lati senza controllare il mare. Nell'XI secolo, anche Gallipoli come tutta la Puglia fu conquistata dai Normanni e successivamente, nel 1268, con Carlo I d'Angiò, la città passò sotto il dominio angioino. Fu proprio Carlo I d'Angiò a costruirvi il castello, quella fortezza che ancora oggi accoglie il visitatore alla bocca del ponte. Il Castello Angioino, su pianta quadrangolare, rinforzato in seguito dagli Aragonesi da imponenti bastioni, fu costruito tra il XIII e il XIV secolo e si erge a protezione del Seno del Canneto, il porto vecchio di Gallipoli.
Le trasformazioni più radicali del castello avvennero quando la guerra cambiò faccia. Con la Dinastia angioina e successivamente con gli Aragonesi, nei secoli XV e XVI, il recinto divenne poligonale e vennero realizzati il Rivellino, il fossato con il ponte levatoio in legno, e poi anche il seicentesco ponte, un tempo canale navigabile, che collega la città moderna al borgo antico. Antiche muraglie, suggestive torri e poderosi bastioni di età quattrocentesca difendevano quella Gallipoli "galleggiante" su un'isola calcarea, nel 1480, dagli attacchi dei pirati saraceni.
Il ponte: un gancio tra due mondi
Per secoli, l'unico collegamento tra l'isola e la terraferma fu un ponte levatoio: fino agli inizi del Cinquecento l'antica Kale Polis era collegata alla terraferma solo con un ponte levatoio e protetta da un fossato, che poi vennero completamente interrati unendo le due sponde. Il ponte in muratura che oggi attraversiamo — un ponte ad archi di origine cinquecentesca che unisce l'isola calcarea alla terraferma — è dunque il frutto di una decisione radicale: aprire la città al mondo, trasformarla da fortezza insulare in snodo commerciale. Anticamente Gallipoli sorgeva su un isolotto di natura calcarea che oggi costituisce la parte più antica, collegata poi nel Seicento alla terraferma con uno storico ponte in muratura di dodici archi.
Quel ponte non separa soltanto due sponde: separa due epoche. Da un lato il borgo nuovo, nato con l'espansione moderna; dall'altro, l'isoletta, con le fiancate ripide alte circa dieci metri, attraversata da un'arteria mediana che si svolge pressappoco da est a ovest, con tutte le vie strettissime e tortuose. Una topografia medievale rimasta intatta, quasi fosse stata congelata nel tempo proprio dall'acqua che la circonda.
Il barocco sull'acqua e il commercio dell'olio
La storia di Gallipoli non è fatta solo di assedi e resistenze. C'è anche una storia di ricchezza e di bellezza costruita pietra su pietra. Nel XVII secolo, a Gallipoli si sviluppò una variante del barocco leccese con peculiarità originali, il cosiddetto barocco gallipolino, del quale restano a testimonianza numerosi edifici religiosi e civili. Il monumento più rappresentativo di questa stagione è la Cattedrale di Sant'Agata: una costruzione barocca del XVII secolo a croce latina, edificata sul luogo di una precedente chiesetta romanica, posta al centro e nel punto più alto dell'isola, su un sito probabilmente destinato ad area sacra sin dall'antichità.
Ma la vera forza di Gallipoli fu economica, non solo artistica. Lo scalo divenne, nel giro di due secoli, la base nel Mediterraneo più importante per i commerci dell'olio lampante. Era un olio che alimentava le lampade di mezza Europa, comprese — come racconta la tradizione locale — quelle della corte zarista di San Pietroburgo. Nei sottoscala dei palazzi nobiliari dell'isola si nascondono ancora oggi i frantoi ipogei scavati nella roccia calcarea, dove i lavoratori macinarono l'oliva per generazioni.
Un'isola in lista per l'Unesco
Tutta questa stratificazione — neolitica, greca, romana, bizantina, normanna, angioina, aragonese, barocca — è racchiusa in uno spazio che si percorre a piedi in pochi minuti. La storia della città è molto lunga e complessa, fin dalla fondazione dai Messapi passando per le varie dominazioni romana, bizantina, saracena, normanna, aragonese. Ogni vicolo dell'isola porta addosso il segno di almeno una di queste civiltà: una cornice di pietra leccese, un portale arabescato, una cappella nascosta tra due palazzi. Non stupisce, allora, che la città sia stata inserita nella "Tentative Lists" dell'UNESCO in attesa di eventuale riconoscimento come Patrimonio dell'Umanità.
Gallipoli, la bella città, non ha mai smesso di essere un'isola. E forse è proprio per questo — per quella distanza sottile ma reale che il ponte ogni giorno misura e colma — che la si guarda sempre con la sensazione di stare per attraversare una soglia. Quella verso un tempo che, qui, non è mai davvero finito.
Fonti e approfondimenti
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Gallipoli – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Comune di Gallipoli – Cenni storici comune.gallipoli.le.it ↗
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Gallipoli – Turismo in Puglia turismoinpuglia.com ↗
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Gallipoli, la perla dello Ionio – Paesionline paesionline.it ↗
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Le meraviglie del Castello di Gallipoli – Spazio Aperto Salento spazioapertosalento.it ↗
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Il centro storico di Gallipoli sorge su di un'isola – Mira Puglia mirapuglia.it ↗
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Cosa fare e vedere a Gallipoli – Salentiamo salentiamo.com ↗
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