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Novemila ulivi e un confine che non esiste: dove l'agro brindisino finisce e la Valle d'Itria comincia, i millenari di Ostuni raccontano tremila anni di storia

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 25 Luglio 2026 · 6 min di lettura

Ci sono luoghi che rifiutano di essere contenuti dentro un confine. Guidando lungo le strade bianche che tagliano la campagna a sud di Fasano, in direzione di Ostuni e poi ancora verso Carovigno, si ha la sensazione precisa di muoversi dentro un paesaggio che appartiene a tutto e a nessuno: non è ancora Valle d'Itria, non è più soltanto agro brindisino, e tuttavia è riconoscibilissimo, come se la terra avesse deciso di scavalcare le geografie amministrative e di darsi una propria, indiscutibile identità. A segnare questa identità non sono cartelli né muretti di confine, ma loro: gli ulivi. Grandi, storti, nodosi, con le chiome sempreverdi che galleggiano su tronchi scolpiti da secoli di vento e siccità.

La piana più antica del mondo

Non è un'iperbole: lungo la costa adriatica tra i comuni di Fasano, Ostuni e Carovigno si trova la più alta concentrazione al mondo di olivi millenari, con circa 300.000 piante censite di straordinario pregio botanico, tutelate dalla legge regionale 14/2007 che ne ha dichiarato la monumentalità, riconoscendole come "bene culturale". Un primato che non si capisce davvero finché non ci si trova dentro, finché non si alza la testa davanti a un tronco largo quanto tre persone abbracciate e si cerca invano di immaginare quante stagioni abbia attraversato. Il paesaggio agrario di questa piana è dominato dagli oliveti, che occupano l'88,5% della superficie agricola utile con oltre 2.500.000 piante in totale. Una cifra che toglie il fiato, e che rende ogni altro coltivo quasi un'eccezione.

La storia di questi alberi comincia prima di Roma, prima dei Romani, prima persino della memoria scritta di questa terra. I primi a introdurre in Puglia la coltivazione degli ulivi furono probabilmente gli antichi Messapi, che tremila anni fa iniziarono a innestare le piante di olivo selvatico, l'olivastro, con l'olivo domestico più produttivo, per ricavarne il preziosissimo olio. La Valle d'Itria, del resto, ha una storia antichissima che comincia proprio con i Messapi, una civiltà di presunta origine egeo-anatolica giunta in questa parte di Puglia nel IX secolo a.C., che fondò città su alture difendibili come Ceglie Messapica e Ostuni stessa. Erano loro, questi popoli del mare e della pietra, i primi agricoltori di questo paesaggio.

Roma passava di qui, e censiva gli ulivi

Quando arrivarono i Romani, trovarono oliveti già maturi e una tradizione olivicola già strutturata. La loro opera non fu di fondazione, ma di razionalizzazione. Giulio Columella, nei suoi trattati del I secolo d.C., descrisse la tecnica di piantare gli ulivi in file regolari, con piante poste a distanza di sessanta piedi romani — equivalenti a circa diciotto metri — una disposizione che è ancora riscontrabile in molti uliveti millenari nelle aree vicine all'antica via Traiana. Proprio quella strada imperiale passava qui: il territorio oggi compreso tra Ostuni, Monopoli, Fasano e Carovigno è l'area a maggiore concentrazione di ulivi secolari della regione, e attraverso di essa correva la via Traiana, fatta costruire dall'imperatore Traiano circa duemila anni fa per collegare Roma con il porto di Brindisi e con l'Oriente. Il confine tra l'agro brindisino e la Valle d'Itria, dunque, non è mai stato un confine vero: era una strada, un itinerario, un corridoio di commercio e di olio.

La Piana degli Oliveti Monumentali è il prodotto di un lungo processo culturale, originato in epoca messapica, strutturato in epoca romana e consolidato nel Medioevo. Nel 2017 il Ministero delle Politiche Agricole ha iscritto il "Paesaggio Agrario della Piana degli Oliveti Monumentali di Puglia" al Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, riconoscendolo come esempio unico di permanenza del paesaggio olivicolo in cui si è conservato l'impianto colturale degli antichi oliveti di epoca romana. Un riconoscimento che vale quanto una laurea honoris causa consegnata alla terra stessa.

L'Imperatore, le Tre Sorelle e gli altri giganti

In questo territorio vivono ulivi che hanno nomi propri, come si conviene a creature degne di rispetto. In provincia di Brindisi, tra gli esemplari più celebri, si annoverano l'Imperatore di Ostuni, l'ulivo delle Tre Sorelle a Montalbano e quello di Carovigno. Quest'ultimo presenta una circonferenza misurata a 130 centimetri da terra di 10,38 metri: l'abbraccio di oltre sei persone adulte. Sono alberi che non si fotografano facilmente, perché nessun obiettivo riesce a restituire davvero la scala di quello che si vede, la sproporzione tra il tronco e l'uomo che ci sta accanto. Stanno lì scultorei come fossili di altre ere, con i tronchi contorti e nodosi ma le chiome sempreverdi, sentinelle mute di un territorio antico, testimoni di una storia millenaria scritta da tanti popoli.

Per chi vuole incontrarli seguendo un percorso coerente, esiste già una rete di itinerari. L'Itinerario dei Giganti è un percorso unico e suggestivo tra i maestosi ulivi millenari di Puglia, nella Valle dei Giganti al confine tra Ostuni e Montalbano, che permette di ammirare enormi alberi considerati monumenti viventi, con le radici affondate nel tempo e nella terra rossa di Puglia. I tronchi di questi esemplari raggiungono circonferenze che superano i dieci metri, e sono disseminati lungo antichi tratturi, complessi di trulli e sentieri immersi tra i profumi della macchia mediterranea.

Una campagna che vuole ancora sopravvivere

Tutto questo, però, non è immune dalle pressioni del presente. Una lotta contro il disboscamento degli ulivi è paradossalmente in corso, poiché gli alberi vengono abbattuti per fare spazio a impianti per energie rinnovabili; una contraddizione riconosciuta dalla Regione Puglia, che dal 2013 ha avviato il progetto "Millenari di Puglia". Questo progetto si impegna nel censimento degli ulivi secolari, nel loro inserimento in percorsi storici e culturali da esplorare a piedi o in bicicletta, e nella riscoperta degli antichi frantoi scavati nella roccia, i cosiddetti ipogei. Non è un caso che proprio nelle campagne di Ostuni si trovino alcune delle testimonianze più integrate di questa cultura: la Masseria Brancati di Ostuni, ad esempio, offre la visita agli ulivi millenari e a un frantoio ipogeo ancora leggibile nella sua struttura originaria.

Ecco perché il confine tra l'agro brindisino e la Valle d'Itria, nella campagna di Ostuni, continua a non esistere davvero. Lo dicono gli ulivi, che non si sono mai preoccupati di sapere da quale parte della carta topografica stavano crescendo. Lo dice la via Traiana, che li ha attraversati senza fermarsi. Lo dice la storia, che in questa piana ha depositato strati su strati — Messapi, Romani, monaci medievali, massari moderni — senza che nessuno sentisse il bisogno di tracciare una riga netta nel mezzo. Il paesaggio che si vede oggi, con quei tronchi enormi e silenziosi che emergono dalla terra rossa, è il risultato di tremila anni di continuità. E tremila anni, si sa, non conoscono confini.

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