Sette chilometri di grotte sotto i piedi: la storia segreta delle Grotte di Castellana, dal geologo sceso per caso nel 1938 alla sala bianca di alabastro più splendente del mondo
C'è un uliveto nelle Murge baresi che nasconde, sotto i piedi, uno dei segreti geologici più straordinari d'Europa. Per secoli gli abitanti di Castellana Grotte avevano convissuto con quella voragine aperta nel terreno che chiamavano semplicemente la Grave — "la profonda", in dialetto — evitandola con un misto di rispetto e superstizione. Da tempo immemorabile tutti nelle campagne dei dintorni sapevano dell'esistenza di quella voragine: da lì provenivano i pipistrelli e lì cercavano pace, secondo la leggenda, le anime tormentate. Era dunque un luogo temuto, attorno al quale si assiepavano storie e leggende. Nessuno, però, aveva mai avuto né gli strumenti né il coraggio di scenderci davvero.
Un sopralluogo tecnico, una scoperta epocale
La storia delle Grotte di Castellana non nasce da un'impresa romantica, ma da una richiesta burocratica. Nel 1938, su iniziativa dell'Ente Provinciale per il Turismo di Bari, fu richiesto l'intervento di un esperto speleologo dell'Istituto Italiano di Speleologia per compiere un sopralluogo in alcune grotte già note nel territorio, con l'obiettivo di valutarne la possibile valorizzazione a fini turistici. L'incarico cadde sulle spalle di Franco Anelli, un uomo che oggi viene ricordato come uno dei padri della speleologia italiana. Lodigiano, ragazzo del '99, laureato in scienze naturali a Bologna e geologo di formazione, Anelli era all'epoca ricercatore dell'Istituto Italiano di Speleologia presso le Regie Grotte di Postumia, dove coordinava il catasto delle grotte e la rivista Le Grotte d'Italia.
Il 23 gennaio 1938 Anelli arrivò a Castellana per effettuare i primi rilievi. Dopo aver ispezionato cavità di scarso sviluppo e non adatte allo scopo, si trovò sull'orlo della Grave, la grande voragine d'ingresso che da secoli alimentava leggende e timori popolari. Con una scala di corda e pioli di legno tipo marina, sorretto da una corda di sicura tenuta all'esterno da alcuni giovani del luogo, scese in quel pozzo carsico appena fuori dal paese. Quello che trovò in fondo non era affatto il modesto antro che le autorità turistiche si aspettavano di valorizzare con qualche lampione.
Calatosi al fondo della cavità, Anelli ne esplorò il perimetro finché, seguendo un passaggio angusto, si ritrovò dinanzi a una seconda enorme caverna, tanto vasta che la luce della sua lampada ad acetilene non riusciva a illuminarla del tutto. Quella sala, poi chiamata Caverna dei Monumenti, fu solo la prima di una serie di straordinarie scoperte. Nelle esplorazioni successive, Anelli fu accompagnato da Vito Matarrese, un giovane del luogo che sarebbe presto diventato protagonista di una scoperta ancora più clamorosa.
La Grave, la Caverna Nera e il labirinto di sale
Il sistema carsico di Castellana si è formato in milioni di anni, quando le acque hanno scavato pazientemente la roccia calcarea delle Murge. Nei luoghi in cui le fratture s'intersecano in gran numero, si sono verificati estesi e ripetuti crolli che hanno via via ridotto la distanza dalla crosta terrestre, fino ad aprire l'inghiottitoio denominato la Grave. Oggi quel complesso sotterraneo si sviluppa in un percorso da fare col fiato sospeso: le grotte si estendono per oltre 3.348 metri e raggiungono una profondità di 122 metri. Alcune delle camere e dei corridoi interni raggiungono i 60 metri di altezza , dimensioni che sfidano qualsiasi tentativo di descrizione.
Il visitatore che sceglie il percorso lungo — circa 3 chilometri, della durata di circa due ore — attraversa ambienti di natura radicalmente diversa tra loro. Alle grandi caverne succedono ampie gallerie, a queste strette forre che si aprono in nuove caverne. La ricchezza delle forme, tipica del Barocco, si affianca spesso alla tensione verticale del Gotico, in scenari che il più fantasioso artista avrebbe fatto fatica a immaginare. La temperatura interna rimane costante, aggirandosi attorno ai 16,5 °C lungo tutto il percorso.
Vito Matarrese e la sala che nessuno cercava
La scoperta più straordinaria non avvenne il giorno dell'arrivo di Anelli, né durante le prime esplorazioni in coppia. Avvenne quasi per caso, un anno dopo, quando Matarrese continuava a esplorare da solo i rami ancora inesplorati del sistema. La Grotta Bianca fu scoperta nel 1939 dall'operaio Vito Matarrese durante le sue esplorazioni solitarie, dopo aver affiancato lo studioso Franco Anelli nella prima campagna di ricerche. Dalla prima discesa di Anelli le esplorazioni erano proseguite senza sosta, e fu soltanto Matarrese, compagno delle prime discese, a giungere alla sala più stupefacente dell'intero sistema. Possiamo solo immaginare il tuffo al cuore dello speleologo alla vista della grotta, quando le forme, prima indistinte alla fioca luce della fiamma traballante, presero corpo rivelando splendide concrezioni di alabastro.
Per raggiungerla bisogna attraversare il Corridoio del Deserto, dove la prevalenza di argilla rende le pareti brulle e scabre quasi come un paesaggio arido, e superare poi la Caverna della Cupola. All'estremità del percorso sotterraneo, a circa millecinquecento metri dalla Grave, un piccolo portale scavato in un'imponente parete di alabastro immette nell'ultima e più bella caverna delle Grotte di Castellana: la Grotta Bianca. Situata al termine del percorso che si snoda per circa 3 chilometri nel sottosuolo, è la cavità più spettacolare dell'intero sito carsico. La purezza delle concrezioni di alabastro conferisce all'ambiente un candore ineguagliabile, che lascia puntualmente di stucco i visitatori.
Alabastro, luce e silenzio: la sala più splendente del mondo
Non si tratta di un'iperbole turistica. Il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, in visita nel 1952, definì la Grotta Bianca "la più bella del mondo". Attraversato il Corridoio Rosso si raggiunge la Caverna della Cupola, la cui volta ha assunto una particolare forma a calotta; si giunge infine nella Grotta Bianca, cavità ricca di concrezioni dallo smagliante colore candido. Lungo l'intero percorso sono presenti stalattiti eccentriche e le cosiddette "fette di pancetta", strati di alabastro così sottili da apparire traslucidi se illuminati.
Dalla volta pendono ghiaccioli color burro di pregiato alabastro che si incrociano, e quasi si fondono, con le stalagmiti sul fondo; alcune sembrano grossi ceri gocciolanti, altre curiose madrepore, altre ancora lame affilate. Non mancano enormi colonne che sembrano drappeggiate, e poi piccoli funghi, fiori di vetro, forme che sembrano provenire da pianeti lontani. La Grotta Bianca è anche l'unico ambiente del sistema in cui, l'umidità raggiunge il 100% e l'aria è quasi irrespirabile , condizione che ha paradossalmente contribuito a preservare le concrezioni da qualsiasi agente esterno.
Un luogo così straordinario merita riconoscimenti all'altezza. La Grotta Bianca è stata avviata verso una candidatura Unesco: il sindaco di Castellana Grotte ha spiegato che un simile riconoscimento costituirebbe uno strumento di promozione non solo per le grotte, ma per tutto il patrimonio naturale e ambientale del territorio. Nel frattempo, ogni anno il 23 gennaio la comunità di Castellana Grotte celebra l'anniversario di quella prima discesa, quando con una scala di corda, sfidando le cupe leggende legate a un abisso nero nel cuore di un uliveto, fu messo il primo coraggioso passo sul fondo della caverna della Grave. Franco Anelli cercava qualcosa di sfruttabile per il turismo locale. Trovò, invece, un mondo.
Fonti e approfondimenti
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La Scoperta – Grotte di Castellana (sito ufficiale) grottedicastellana.it ↗
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La Grotta Bianca di Castellana verso la candidatura Unesco – BariSeranews bariseranews.it ↗
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Grotte di Castellana, 80 anni di turismo sotterraneo – TerreIncognite Magazine terreincognitemagazine.it ↗
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Grotte di Castellana – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Grotte di Castellana – Associazione Nazionale Città delle Grotte cittadellegrotte.it ↗
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Grotte di Castellana: sotto la pelle della Valle d'Itria – Giorni Rubati giornirubati.it ↗
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