Quante volte al giorno il sole entra a Castel del Monte? La geometria dei sedici e il progetto solare che nessuno sa ancora decifrare
C'è un momento preciso, ogni anno l'8 aprile e poi di nuovo l'8 ottobre, in cui un raggio di sole entra da una finestra di Castel del Monte e percorre le stanze come se sapesse dove andare. Puntuale come un appuntamento astronomico, l'8 aprile e l'8 ottobre il sole torna a cercare quella finestra. Non si tratta di una suggestione romantica: è un fenomeno osservabile, ripetibile, documentato. Ed è soltanto uno dei molti che il castello svevo, arroccato sull'altopiano delle Murge occidentali ad Andria, sembra custodire nella propria geometria di pietra calcarea. La domanda che da decenni assilla matematici, storici dell'architettura e astronomi dilettanti è sempre la stessa: quanti di questi fenomeni luminosi esistono, e quanti furono davvero intenzionali?
Un edificio che conta fino a sedici
Per capire il problema della luce bisogna prima capire il problema del numero. Fatto costruire nel 1240 dall'imperatore Federico II di Svevia, Castel del Monte è universalmente noto per la sua peculiare forma ottagonale, e a stupire è principalmente la ricorrenza, a dir poco ossessiva, del numero otto: l'edificio è a pianta ottagonale, con otto torri di forma anch'esse ottagonali, collocate in corrispondenza degli spigoli. Le sale sono otto al piano terra, otto al primo piano, sedici in totale. È proprio questo sedici — il doppio dell'otto, il quadrato di quattro — ad aprire uno dei capitoli più affascinanti e controversi degli studi sul castello. La scoperta di una corona di sedici cerchi tangenti — alternanza di torrioni e spazi vuoti — ha rivelato, secondo alcuni ricercatori, una struttura proporzionale rigorosa, capace di determinare l'estensione complessiva del monumento. Il sedici, insomma, non è solo una somma aritmetica di ambienti: sembra essere un principio generatore nascosto dentro la planimetria stessa.
Ma il sedici compare anche in un altro contesto, quello della luce. Chi studia il comportamento del sole all'interno e attorno all'edificio ha individuato, nel corso degli anni, una serie di fenomeni ottici distinti — giochi di ombra e di luce che si verificano in momenti precisi del calendario solare — il cui numero totale, sommando le osservazioni compiute in stagioni e ore diverse, si avvicina a questa cifra. Il castello è anche un enorme e precisissimo orologio solare: la struttura sembra essere stata edificata per creare singolari simmetrie di luce e ombra durante i giorni di solstizio ed equinozio. Che tutti questi effetti fossero stati pianificati da Federico II e dai suoi astronomi è però tutt'altra questione.
La latitudine che non mente
Uno degli elementi più solidi su cui si fondano le teorie astronomiche riguarda la posizione geografica del castello. La posizione geografica scelta per la costruzione non sarebbe casuale: il castello si trova a una latitudine di 41°5', dove durante gli equinozi, nelle due ore a cavallo del mezzogiorno, il Sole percorre un arco di 45°, corrispondente a un lato di ottagono. È una coincidenza che trasforma la latitudine stessa in un argomento architettonico: il cielo sopra quella collina delle Murge sembra modellato sulla forma dell'edificio che vi sorge sotto. O viceversa. Una delle osservazioni più diffuse sostiene che, ogni 23 settembre — equinozio d'autunno — l'ombra del parapetto misurerebbe esattamente il lato dell'ottagono del cortile. Durante l'equinozio di autunno a mezzogiorno, le mura proiettano a terra un'ombra lunga quanto la lunghezza del cortile del castello; il mese dopo, l'ombra raggiunge la lunghezza delle sale; infine durante il periodo del Sagittario, l'ombra raggiunge la circonferenza ideale nella quale è inscritto il castello. Ogni stagione porta con sé una misura diversa, come se l'edificio fosse una calcolatrice solare che scandisce il passare dell'anno con la propria geometria.
Poi ci sono i leoni del portale. Due leoni accovacciati sulle colonne che fiancheggiano il monumentale portale d'ingresso in breccia corallina hanno lo sguardo puntato esattamente verso i punti dell'orizzonte in cui sorge il sole nei solstizi d'estate e d'inverno. E ancora: secondo alcune teorie, le due sale senza uscita sarebbero quelle rivolte verso i punti in cui il Sole sorge durante i solstizi d'estate e d'inverno, ovvero i giorni in cui il Sole termina il suo ciclo stagionale. Sovrapponendo tutte queste osservazioni — equinozi, solstizi, ombre mensili, raggi solari attraverso le aperture — il conteggio dei fenomeni distinti sale rapidamente, e il numero sedici torna a farsi sentire.
Federico II e i suoi astronomi
Per comprendere se tutto ciò possa essere stato progettato, bisogna guardare all'uomo che lo volle costruire. Federico II di Svevia, che la storia ricorda come Stupor Mundi ma anche come Puer Apuliae, era un appassionato di scienze celesti e aveva radunato attorno a sé matematici, filosofi e astronomi provenienti dalle tradizioni islamica, ebraica e cristiana. Ebbe come dono dal sultano di Damasco un orologio astronomico che attraverso la riproduzione del moto del sole e della luna indicava con precisione infallibile le ore del giorno e della notte. La sua corte era, in questo senso, un laboratorio intellettuale senza precedenti nel Medioevo europeo, e nell'edificio si ritrovano anche riferimenti alle consonanze musicali dei numeri di Severino Boezio, alla sequenza dei numeri di Fibonacci e alla proporzione aurea, utilizzata nelle costruzioni sacre.
Che Castel del Monte fosse orientato intenzionalmente verso il sole è, per molti studiosi, fuori discussione. Il castello sorse orientato secondo gli astri, seguendo precise direttive di vari astronomi che riempivano la corte dell'imperatore. La disposizione delle stanze sembra coincidere con precisi allineamenti solari nei solstizi e negli equinozi, e le aperture sfruttano la luce in modo studiato. Ciò che resta aperto è la questione della misura: fino a che punto l'architetto — o gli architetti — avessero calcolato ogni singolo effetto luminoso, e quanti invece siano il frutto di conseguenze geometriche non previste ma inevitabili in un edificio con quella forma e quella posizione.
Il confine tra scienza e leggenda
Qui il dibattito si incaglia. Né la costruzione di natura cosmico-simbolica fondata su specifici fenomeni astronomici solari, né gli schemi geometrici incentrati sulla valenza simbolica della stella ottagonale possono essere considerati scientificamente fondati, poiché, per quanto suggestivi e ormai consolidati, non si basano su un'analisi rigorosa dei dati geometrici effettivi dell'edificio federiciano e non trovano conferma oggettiva in un confronto con la realtà architettonica. Gli studiosi più rigorosi frenano l'entusiasmo: osservare che un'ombra misura un lato dell'ottagono in un giorno specifico non prova che quel giorno fosse stato scelto come obiettivo progettuale. Potrebbe essere una conseguenza automatica della geometria ottagonale applicata a quella latitudine.
Eppure il fascino del problema non diminuisce. La motivazione ufficiale dell'UNESCO, che nel 1996 ha dichiarato Castel del Monte Patrimonio dell'Umanità, parla di "rigore matematico e astronomico delle sue forme" e di "armoniosa unione degli elementi culturali del nord Europa, del mondo islamico e dell'antichità classica": una formula che suona quasi come una resa davanti all'irriducibile singolarità dell'edificio. Il fenomeno dell'8 aprile e dell'8 ottobre si lega al fatto che nel calendario giuliano — quello in uso all'epoca — ottobre era considerato l'ottavo mese dell'anno. Il numero otto che torna nel calendario, nelle date, nelle sale, nelle torri, nel cortile: una ossessione così sistematica che è difficile credere sia accidentale.
La risposta alla domanda — quante volte al giorno il sole entra a Castel del Monte — dipende dunque da cosa si intende per "entrare". Se si contano tutti i modi in cui la luce solare interagisce con la pietra, le aperture, le ombre e la geometria complessiva nel corso dell'anno solare, il numero dei fenomeni distinti documentati sale a cifre che si avvicinano al sedici. Se si chiede invece quanti di questi effetti Federico II avesse calcolato uno per uno, la risposta onesta è che nessuno lo sa ancora. E forse è proprio questa incertezza — questa apertura verso il cielo che la storia non ha ancora chiuso — a fare di Castel del Monte qualcosa di più di un monumento.
Fonti e approfondimenti
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Castel del Monte: il fenomeno ottico dell'8 aprile e 8 ottobre – Puglia 24 News puglia24news.it ↗
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La geometria di Castel del Monte – larderArch studio larderarch.net ↗
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Castel del Monte: il castello ottagonale di Federico II — LaTerradiPuglia laterradipuglia.it ↗
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Castel del Monte: Viaggio nel Mistero del Gioiello di Federico II – Località Italiane localitaitaliane.it ↗
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L'astrolabio – I misteri di Castel del Monte castellodelmonte.it ↗
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Analisi del modello planimetrico aureo-solare di Castel del Monte – larderArch studio larderarch.net ↗
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Castel del Monte: l'enigmatica fortezza di Federico II di Svevia viaggiandonellabellezza.altervista.org ↗
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