Sembra campagna della Murgia, ma sotto i suoi ulivi è rimasta intatta per tremila anni: Muro Tenente, la città messapica tra Mesagne e Latiano che aveva mura di pietra a secco lunghe quasi tre chilometri
Guidando sulla statale che collega Mesagne a Latiano, nell'entroterra della provincia di Brindisi, non si nota niente di particolare. La Piana si stende piatta, punteggiata di vigneti e uliveti come in qualsiasi altra contrada del Salento settentrionale. Eppure, a pochi chilometri dal centro di Mesagne, sotto quei campi apparentemente anonimi, dorme una città intera. Si chiama Muro Tenente, e racchiude più di tremila anni di storia.
Un oppidum messapico nel cuore della Piana di Brindisi
Le rovine di questo sito messapico fortificato di 52 ettari rappresentano oltre 3.000 anni di storia locale e includono monumentali fortificazioni, necropoli e abitazioni, il tutto sepolto sotto distese di vigneti, uliveti e campi incolti. Muro Tenente era un sito messapico di medie dimensioni, come quelli che si trovavano nel Salento nel periodo precedente la colonizzazione romana, e le indagini archeologiche hanno dimostrato che la zona era già abitata nel Neolitico, tra il IX e il III millennio avanti Cristo. Una continuità di presenza umana che lascia senza fiato: generazione dopo generazione, per millenni, qualcuno ha sempre vissuto su questo stesso fazzoletto di terra pugliese.
Dalle indagini degli archeologi è emerso che la zona interna alla fortificazione era frequentata già nell'età del ferro, intorno all'VIII secolo avanti Cristo, quando l'insediamento raggiungeva i 9 ettari di estensione; in età arcaica e classica l'area abitata non sembra essersi estesa oltre tale superficie. La svolta arriva con l'età ellenistica: tra il IV e il III secolo avanti Cristo viene eretta una seconda cinta muraria a racchiudere un insediamento che nel suo massimo splendore toccava circa 50 ettari. È in questa fase che Muro Tenente diventa una vera città, con strade tracciate su assi regolari, quartieri abitativi, fornaci e spazi pubblici.
Le mura che hanno dato il nome al luogo
Il tratto più stupefacente di Muro Tenente è proprio quello che gli ha consegnato il suo nome. Le mura, che misurano 2.675 metri, sono state proprio le strutture a fornire il toponimo all'intera località, chiamata dal Medioevo in poi alternativamente Paretone, Paretalto e Muro. Queste imponenti difese formano un perimetro di ben 2.650 metri, con una larghezza che raggiunge i 6 metri e un'altezza conservata fino a 3 metri; le massicce fortificazioni in calcare, complete di rampe interne per il cammino di ronda, dimostrano le capacità ingegneristiche e difensive dei Messapi. Blocchi di pietra calcarea locale, lavorati a mano e sovrapposti senza malta, capaci di resistere a duemila anni di abbandono.
La posizione di Muro Tenente non era casuale: il sito si trovava lungo una delle vie principali che collegavano Taranto e la costa ionica a Brindisi, rendendola un nodo fondamentale per i traffici e le relazioni dell'epoca. Conosciuto sin dal Medioevo come Paretone o Paretalto per l'imponenza dei resti delle sue mura, l'insediamento è collocato lungo uno degli antichi tracciati della Via Appia Antica, e prende oggi il nome da due masserie poste a poche centinaia di metri dall'area archeologica. Di recente, il sito ha guadagnato ulteriore fama internazionale grazie al ritrovamento di un tratto eccezionalmente conservato della Via Appia Antica, patrimonio UNESCO dal luglio 2024.
I Messapi, i Greci e la guerra di Annibale
La storia di Muro Tenente non è quella di un villaggio isolato: è la storia di un crocevia di civiltà. Greco è l'alfabeto in uso, con l'aggiunta di poche lettere messapiche; di influenza greca sono le piante delle case, le strade e la ceramica, anche se i caratteri salentini si fanno sempre sentire fortemente. Il confronto con Taranto, fondata dagli Spartani alla fine dell'VIII secolo avanti Cristo, fu determinante: portò tensioni, ma anche scambi di merci, tecnologie e idee che trasformarono la cultura messapica dall'interno.
Il momento più drammatico arriva con la Seconda Guerra Punica. Alla fine del III secolo e agli inizi del II avanti Cristo appartengono le testimonianze di un assedio contestuale alla guerra tra Romani e Cartaginesi, che per diversi anni vide la Puglia e in particolare il Salento come teatro di scontro. Gli archeologi stanno cercando di capire se dai proiettili in pietra per catapulte e dalle punte di lance e di frecce rinvenute lungo le fortificazioni si possa risalire a uno degli eserciti che avrebbe ingaggiato la battaglia di Muro Tenente; durante il lungo assedio e la violenta battaglia furono utilizzate anche grosse lastre tombali per rafforzare le mura difensive, in un vano tentativo di resistenza, considerato che l'abitato venne probabilmente conquistato e distrutto.
Gli scavi hanno restituito anche storie individuali di straordinaria potenza. Una tomba in particolare ha consegnato i resti di una ragazza di circa vent'anni: portava un ago di bronzo tra i capelli e una cavigliera di cerchietti sempre in bronzo, ed era stata posta su un lettino in posizione supina, con ai piedi diversi oggetti del corredo tra cui una coppa, un unguentario e una lucerna. La sua sepoltura è databile all'ultima fase di Muro Tenente, e per questo è affettuosamente chiamata "l'ultima donna messapica". Una figura che condensa, in poche ossa e oggetti, l'intera parabola di una civiltà.
Dagli scavi olandesi al parco: una città che torna a vivere
L'area di Muro Tenente è stata interessata da scavi archeologici da parte della Soprintendenza Archeologica della Puglia a partire dagli anni Sessanta. Dagli anni Novanta, l'insediamento è oggetto di studi da parte della Libera Università di Amsterdam, che ha messo in luce sepolture, strade larghe circa quattro metri, fornaci di epoca ellenistica e fondazioni di nuclei abitativi databili al IV secolo avanti Cristo. Il professor Gert-Jan Burgers ha guidato decenni di campagne di scavo, diventando nel 2018 cittadino onorario di Mesagne, e con il suo lavoro è riuscito a portare l'area archeologica di Muro Tenente tra le dieci meglio gestite nell'Unione Europea.
Il Parco dei Messapi di Muro Tenente, di proprietà dei comuni di Mesagne e Latiano, è stato oggetto di un importante intervento di recupero, valorizzazione e fruizione finanziato nell'ambito dell'Accordo di Programma Quadro Rafforzato "Beni e Attività Culturali". Il parco si presta particolarmente bene ad attività didattiche, Museum Theatre e Living History, anche grazie alla presenza di una vera e propria casa messapica con un cortile delimitato da un muretto a secco, riedificata sulle fondamenta di una struttura abitativa del III secolo avanti Cristo. E il futuro del sito sembra assicurato: i comuni di Latiano e Mesagne hanno presentato un progetto di riqualificazione del parco che è stato ammesso a un finanziamento di un milione di euro nell'ambito dell'avviso pubblico "SMART-in" dell'Accordo di Coesione POC Puglia 2021-2027.
Muro Tenente non è un sito per specialisti. È un luogo dove il passato non si è dissolto: è rimasto lì, tenuto al sicuro dalla stessa pietra calcarea con cui i Messapi costruivano le loro case, le loro mura, le loro tombe. Basta uscire dalla statale, imboccare un sentiero tra gli ulivi e lasciare che la campagna pugliese racconti, finalmente, quello che custodisce da tremila anni.
Fonti e approfondimenti
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Muro Tenente – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Parco archeologico di Muro Tenente – Comune di Mesagne turismo.comune.mesagne.br.it ↗
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Parco archeologico di Muro Tenente – Terra dei Messapi terradeimessapi.it ↗
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Il Parco Archeologico di Muro Tenente – nonsoloturisti.it nonsoloturisti.it ↗
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Un milione di euro per Muro Tenente – Brindisi Report brindisireport.it ↗
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Parco dei Messapi di Muro Tenente – Bollettino di Archeologia Online, MiC bollettinodiarcheologiaonline.beniculturali.it ↗
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