HomeTurismo › Sepolta sotto il fango della storia: Siponto, la città medievale inghiottita dalle paludi nel Duecento e riemersa con le sue colonne ancora in piedi

Sepolta sotto il fango della storia: Siponto, la città medievale inghiottita dalle paludi nel Duecento e riemersa con le sue colonne ancora in piedi

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 30 Giugno 2026 · 7 min di lettura
Il parco archeologico di Siponto con la basilica di Santa Maria Maggiore e l'installazione in rete metallica di Edoardo Tresoldi
Foto: © Ra Boe / Wikipedia / CC BY-SA 3.0 de via Wikimedia Commons

C'è un angolo di Puglia, a pochi chilometri da Manfredonia, dove il suolo nasconde una città intera. Non una città qualunque: un porto romano, un'antica diocesi paleocristiana, un quartiere medievale con case, magazzini, fosse granarie e persino un anfiteatro. Si chiama Siponto, e per secoli è rimasta sepolta sotto la pianura sipontina come un segreto troppo grande per essere dimenticato. Oggi, grazie a campagne di scavo sistematiche e a una straordinaria installazione d'arte contemporanea, quella città sta tornando alla luce — e con lei una storia che appartiene all'intera Puglia.

Una città condannata dal mare che l'aveva nutrita

Il Parco archeologico di Siponto testimonia l'importanza raggiunta dall'antica Siponto, colonia romana dal 194 a.C., tra i principali porti della Regio II e in seguito sede di una delle maggiori diocesi della regione. Per secoli Siponto prosperò grazie all'Adriatico: il suo porto era base operativa per i commercianti di grano della Daunia, crocevia di merci e pellegrini diretti al santuario di San Michele sul Gargano. Ma fu proprio il mare, o meglio il suo lento ritrarsi e trasformarsi, a decretarne la fine. "Sia la fortuna che la sfortuna di Siponto è legata al mare, se è vero che l'abbandono della città è stato determinato dall'insalubrità dell'area derivante dall'avanzata di zone paludose" , spiegano gli archeologi impegnati negli scavi. La zona portuale, oggi interrata e lontana dalla costa, era un tempo direttamente lambita dall'Adriatico: la zona del porto, oggi interrato e già oggetto di un saggio di scavo, è lontana dal mare, separata da una "striscia" di 32 poderi realizzati con la bonifica dell'area paludosa avviata tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

La condanna definitiva arrivò nel XIII secolo con una sequenza di eventi devastanti. Dopo l'impaludamento del porto e due violenti terremoti, nel 1223 e nel 1255, Siponto venne abbandonata e gli abitanti si trasferirono nella nascente città fondata dal figlio dell'Imperatore Federico II di Svevia, re Manfredi, chiamata Manfredonia o, sotto il successivo dominio angioino, Sypontum Novellum. Il primo sisma, centrato sul Gargano, distrusse quasi ogni edificio di Siponto, e le scosse proseguirono per altri due anni, fino a ridurre tutto in rovina. La città non si riprese mai del tutto: l'abbandono fu ordinato nel 1263, in favore della nascente Manfredonia, "costruita 'spogliando' Siponto, la cui memoria non fu mai persa" , come puntualizza l'archeologo Giuliano Volpe.

Strati di secoli sotto i piedi

Quello che rimase fu una stratificazione millenaria: la città romana sotto quella medievale, la basilica paleocristiana sotto quella romanica, l'anfiteatro sotto il cimitero. Sipontum fu la prima colonia marittima romana, fondata nel 194 a.C., e conobbe un notevole sviluppo in età imperiale e tardoantica, quando divenne sede di un'importante diocesi paleocristiana, incrementando la funzione di scalo mercantile. Gli scavi condotti congiuntamente dalle Università di Bari e di Foggia stanno restituendo questa complessità strato dopo strato. Lo scavo è diretto dai professori Roberto Goffredo, Maria Turchiano e Giuliano Volpe ed è condotto congiuntamente dalle Università di Bari e di Foggia, in stretta collaborazione con il Parco archeologico di Siponto della Direzione regionale musei della Puglia e in regime di concessione da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio di Foggia.

Le indagini geofisiche hanno rivelato la presenza, nel sottosuolo, delle strutture della città romana e di quella medievale sovrapposte. Sono stati individuati isolati di 40 metri per 90 risalenti alla città romana e mantenuti anche nelle epoche successive, il decumano massimo — che corrisponde più o meno all'attuale Statale 89 — e l'antico anfiteatro costruito verosimilmente in età augustea. L'anfiteatro, in particolare, è stato una delle scoperte più significative: costruito in epoca augustea, venne abbandonato presumibilmente in età tardoantica per effetto della diffusione del cristianesimo, per poi diventare una cava di materiali edilizi reimpiegati in età medievale per la costruzione della città medievale con relativo cimitero. Nel corso delle precedenti campagne di scavo sono stati indagati numerosi edifici di età medievale, case, magazzini, fosse granarie, sepolture, in particolare nel quartiere prossimo al porto, tra cui emergono un imponente edificio medievale risalente probabilmente agli anni di Federico II, e, nel cuore della città, una grande domus medievale, articolata in vari ambienti e dotata di un pozzo.

La basilica che non si vede ma si sente

Nel cuore del parco, accanto alla mole compatta della basilica medievale di Santa Maria Maggiore, si trovano i resti di una struttura ancora più antica. I resti della basilica paleocristiana a tre navate con abside centrale e pavimento a mosaico ricordano che Siponto fu sede di una delle più importanti diocesi della regione. Al Medioevo risale l'attuale Basilica di Santa Maria Maggiore, edificata tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo reimpiegando materiali provenienti da Siponto; l'edificio prese il posto e inglobò parte dei pregiati pavimenti musivi della precedente basilica paleocristiana, costruita nel IV secolo e ristrutturata in quello successivo, ancora oggi visibili all'interno. La basilica medievale, con la sua inconfondibile pianta quadrata, edificata tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo, è uno dei cardini dell'architettura romanica pugliese, ha la forma di un cubo sormontato al centro da una piccola cupola e una cripta con ingresso dall'esterno. Per la costruzione e la decorazione architettonica furono reimpiegati materiali dell'antica Siponto, come colonne e capitelli; pregevole il portale con archivolto sostenuto da due colonne poggianti sul dorso di un leone.

Ma dove finisce la basilica paleocristiana scomparsa, dove si trovava esattamente? L'intervento realizzato nel Parco Archeologico di Siponto ripropone le sembianze dell'antica basilica paleocristiana costruita a ridosso della chiesa romanica esistente, costruita 600 anni dopo. A rispondere a questa domanda — con un linguaggio inatteso — ci ha pensato nel 2016 un giovane artista lombardo, Edoardo Tresoldi: nel Parco Archeologico è stato realizzato il progetto "Dove l'arte ricostruisce il tempo", un'innovativa installazione in rete metallica che richiama, nelle forme, l'ultima fase dell'antica basilica paleocristiana, composta da 4.500 metri di rete elettrosaldata zincata, alta 14 metri e pesante in tutto circa sette tonnellate. Una cattedrale trasparente che si staglia contro il cielo del Gargano, visibile eppure impalpabile: la maestosa scultura realizzata in rete metallica si configura come manufatto contemporaneo perfettamente integrato nel contesto e instaura un dialogo inedito tra antico e contemporaneo, aprendo nuovi scenari per la conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico.

Una città da riscavare, una memoria da ricostruire

Il progetto di scavo, denominato "Sipontum: archeologia globale di una città portuale", non si limita ai monumenti religiosi. Siponto rappresenta un caso esemplare di città antica e medievale abbandonata e consente di approfondire numerosi temi, dalla fisionomia di una colonia romana a quella della città nelle fasi tardoantica e medievale, e in particolare al ruolo centrale del porto, oggi interrato ma in antico perfettamente funzionante, base operativa anche dei commercianti di grano apuli. Il parco non è solo un luogo di studio: lo scavo intende essere parte di un intervento più ampio di conoscenza, tutela, valorizzazione e fruizione dell'area archeologica, condotto anche secondo i principi dell'archeologia pubblica, con il pieno coinvolgimento della comunità locale, del mondo delle imprese, dell'associazionismo, della cultura e della scuola.

Siponto è, in fondo, una storia pugliese esemplare: quella di un luogo che il mare ha costruito e le paludi hanno sepolto, che i terremoti hanno abbattuto e gli archeologi stanno restituendo pietra dopo pietra. Non è una cattedrale sott'acqua, come vuole qualche suggestione romantica: è qualcosa di più concreto e forse più emozionante. È una città intera che aspettava, sotto i piedi di chi passava, di essere di nuovo ascoltata.

Fonti e approfondimenti

Continua a leggere

Interno del tempietto di San Giovanni al Sepolcro a Brindisi, con le otto colonne di marmo e granito e i resti degli affreschi medievali sulle pareti
Turismo

Otto colonne, nessuna uguale all'altra: il tempietto di San Giovanni al Sepolcro a Brindisi, dove i Crociati si fermavano a pregare prima di imbarcarsi per Gerusalemme

Interno della chiesa rupestre di San Michele delle Grotte a Gravina in Puglia, con navate scavate nel tufo e tracce di affreschi bizantini
Turismo

Dentro la gravina di Puglia: il mondo sotterraneo di chiese scavate nella roccia che nessuno racconta

La Fontana Greca di Gallipoli in pietra leccese, con cariatidi e bassorilievi mitologici, all'ingresso del centro storico
Turismo

La città sull'acqua: Gallipoli, la sua fontana millenaria e il legame indissolubile tra l'isola di pietra e le sue sorgenti

Il porto medievale di Trani al tramonto, con le barche ormeggiate e il campanile della cattedrale sullo sfondo
Turismo

Il porto normanno più integro di Puglia non è a Bari né a Lecce: è a Trani, dove nel 1063 nacque il più antico codice marittimo del mondo occidentale

Turismo

Nella piana degli ulivi millenari di Ostuni: i giganti di duemila anni che i Romani piantarono in fila, a diciotto metri l'uno dall'altro

Il portale orientale di Castel del Monte illuminato dalla luce radente del sole equinoziale, con ombre lunghe nel cortile ottagonale
Turismo

Perché Castel del Monte è orientato esattamente così? L'asse astronomico che allinea il castello all'equinozio, calcolato senza un solo strumento moderno