Le saline di Margherita di Savoia: la più grande fabbrica di sale d'Europa nascosta tra le dune pugliesi
C'è un luogo in Puglia dove il paesaggio sembra dipinto da un pittore di avanguardia. Le vasche si tingono di bianco accecante, poi di rosa, poi di un rosso mattone quasi irreale, mentre stormi di fenicotteri si alzano in volo rasente l'acqua e il sale cristallizza sotto il sole adriatico con la stessa pazienza con cui lo faceva tremila anni fa. Siamo a Margherita di Savoia, sulla costa settentrionale della provincia di Barletta-Andria-Trani, a pochi chilometri dal Gargano, e quello che si estende davanti agli occhi è un primato continentale che pochissimi conoscono davvero.
Il più grande impianto saliniero d'Europa
Le saline di Margherita di Savoia, affacciate sull'Adriatico, sono le più grandi d'Europa e le seconde nel mondo. I numeri bastano da soli a restituire la scala del fenomeno: con i suoi 20 km di lunghezza e 5 km di larghezza, l'impianto raggiunge una produzione media annua di circa 5.500.000 quintali di sale marino. Dentro queste cifre aride si nasconde però una storia straordinaria, fatta di conquiste, abbandoni, rinascite e di un sistema produttivo che, nella sua sostanza, non è cambiato da millenni. Il processo di cristallizzazione del cloruro di sodio è rimasto pressoché identico nel corso dei secoli, e l'opera dell'uomo è valsa soltanto a moltiplicare e migliorare la produzione e i sistemi di raccolta. Il sale marino che consumiamo oggi è lo stesso oro prezioso che si contendevano i Romani e le popolazioni prima ancora di loro.
Dalle origini preistoriche alla Via Salaria
La salina è antichissima: risale al III secolo a.C. ed era al centro di una delle principali arterie commerciali dell'epoca, la Via Salaria. I primi a sfruttare sistematicamente questo territorio furono, secondo le fonti, gli Illiri provenienti dall'altra sponda adriatica, che resero i terreni fertili e i commerci navali fiorenti nel IV secolo a.C. A loro si sovrapposero poi i Romani, i Normanni e i Templari: nel 1158 il dominio sulla salina passò ai Templari di Barletta, e il solo fenomeno che portò il territorio a interrompere la produzione fu l'avvento della piaga della malaria, che condusse l'abitato allo spopolamento. La memoria più antica dell'impianto è però ancora più profonda: si tratta di due cabalette circolari scavate su una piattaforma di pietra nell'Età del Bronzo, impiegate per lo scolo dei sali di magnesio dai cumuli di sale. Non è retorica, è archeologia industriale.
I Borbone, Vanvitelli e la "più preziosa gemma della corona"
La vera svolta arriva nel Settecento, quando la salina viene riacquistata dalla corona borbonica. Carlo di Borbone, re di Napoli e di Sicilia, nel 1754 incaricò Luigi Vanvitelli di occuparsi dell'ammodernamento e dell'ampliamento delle saline, avvenuto anche con la creazione di nuove zone salanti, come quella denominata Regina, dedicata a Carolina d'Austria, e con l'apertura di una nuova foce verso Torre Pietra. I Borbone, si racconta, consideravano questo angolo di costa adriatica "la più preziosa gemma della loro corona" , e non era solo vanità: il sale era moneta, era potere, era la spina dorsale di un'economia intera. Nel frattempo, tra queste vasche e questi cumuli bianchi, trovò rifugio anche un personaggio insospettabile: lo storico e giurista Pietro Giannone, che si imbarcò su un piroscafo carico di sale per fare scalo a Venezia.
Un nome regale e un magazzino da leggenda
Dopo l'Unità d'Italia il paese si affrancò dall'ingombrante tutela di Barletta e cambiò identità. Il toponimo venne modificato nel 1879 in Margherita di Savoia, in onore della regina consorte d'Italia, moglie di Umberto I. Il Novecento portò con sé la modernità industriale, ma anche un gesto architettonico destinato a diventare esso stesso patrimonio: su progetto dell'ingegner Pier Luigi Nervi, nella seconda metà degli anni Trenta, venne realizzato il Magazzino Sofisticazione Sali, uno splendido esempio di bene archeo-industriale nato per esigenze di stoccaggio del sale, e la prima realizzazione dell'ingegnere per il settore saliniero. Questo edificio senza colonne portanti — la stessa mente che avrebbe poi firmato la Sala Nervi per le udienze papali — rimase a lungo abbandonato, finché nel 2019 passò dall'Agenzia del Demanio al Comune di Margherita di Savoia, che con la collaborazione del Politecnico di Bari ha predisposto le linee guida per la sua valorizzazione come futuro Museo del Sale.
Il colore del sale e i fenicotteri dell'Adriatico
Chi visita le saline per la prima volta resta disorientato dalla tavolozza cromatica. L'acqua di mare viene immessa in grandi vasche evaporanti da 3.500 ettari, nelle quali, grazie all'azione congiunta dell'irraggiamento solare e della ventilazione, evapora e aumenta il grado di concentrazione salina. Da qui l'acqua passa alle vasche salanti da 500 ettari, nelle quali raggiunge il limite di saturazione ottenendo la precipitazione del cristallo di cloruro di sodio. Questa zona è caratterizzata dalla tipica colorazione dell'acqua, che va dal rosa al rosso mattone. Non è una trovata scenografica: è chimica, è fisica, è il precipitato visibile di un processo naturale di straordinaria eleganza. A completare il quadro arrivano, puntuali ogni anno, i fenicotteri rosa: la loro presenza rappresenta come numero una delle più grandi popolazioni a livello europeo di questa specie. Il fenicottero rosa si è insediato naturalmente, nonostante non sia una specie normalmente presente nelle zone mediterranee: grazie ai viaggi migratori, ha trovato nelle saline di Margherita di Savoia il suo habitat ideale in quanto ambiente lagunare e salmastro.
Riserva, museo e futuro
La riserva naturale Salina di Margherita di Savoia è un'area naturale protetta istituita nel 1977, situata a sud del golfo di Manfredonia. È riconosciuta come riserva naturale statale e zona umida di valore internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar del 1971. A custodire la memoria del lavoro umano dentro questi paesaggi è il Museo Storico della Salina, situato in Corso Vittorio Emanuele, in un antico magazzino del sale adiacente al Torrione. Il percorso museale espone circa mille reperti di archeologia industriale, come attrezzi per la raccolta e la lavorazione del sale, strumenti meteorologici ed elettrici, densimetri, poi prosegue direttamente nella salina e nella zona umida. Le foto d'epoca mostrano una realtà quotidiana durissima di uomini, donne e bambini al lavoro scalzi o seminudi su grandi, ustionanti mucchi di sale. Il sale, unito al vento salmastro e al sole del Sud, feriva, accecava, bruciava chi comunque poteva dirsi fortunato di avere un lavoro. È da qui, da questa durezza fondante, che Margherita di Savoia ha costruito la propria identità. Gli abitanti del posto, ancora oggi, si chiamano salinari. E il sale che producono, forgiato dall'acqua e scolpito dal vento adriatico, continua a essere uno degli stessi cristalli che percorrevano la Via Salaria duemila anni fa.
Fonti e approfondimenti
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Wikipedia – Riserva naturale Salina di Margherita di Savoia it.wikipedia.org ↗
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Erodoto108 – Margherita di Savoia, il dono del sale erodoto108.com ↗
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Puglia.com – Margherita di Savoia, storia delle saline puglia.com ↗
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Bari-e.it – Le Saline di Margherita di Savoia: tra storia, natura e record bari-e.it ↗
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Ministero della Cultura – Museo storico della Salina di Margherita di Savoia cultura.gov.it ↗
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SalinaMargheritaDiSavoia.it – Storia salinamargheritadisavoia.it ↗
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