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Duemila anni fa qui passava la strada più trafficata del Mediterraneo: la Via Traiana attraversava la Puglia da Benevento a Brindisi e il suo basolato è ancora calpestabile a Egnazia

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 28 Giugno 2026 · 6 min di lettura
Il basolato romano della Via Traiana nel parco archeologico di Egnazia, con i solchi dei carri antichi ancora visibili sulle basole in calcare
Foto: Fradeve11 / CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

Ci sono strade che non smettono mai di essere strade. Bastano pochi passi nel parco archeologico di Egnazia, tra Fasano e il mare Adriatico, per capirlo: sotto i piedi appaiono improvvisamente le grandi basole di calcare di una via consolare romana, con i solchi profondi scavati nel tempo dalle ruote dei carri. Il tratto di strada meglio conservato si trova nel territorio pugliese, in particolare nel sito archeologico di Egnazia, in cui resta evidente la tipica pavimentazione con basoli in calcare e i solchi dei carri che quotidianamente attraversavano la via. Non una ricostruzione, non una replica: il basolato originale della Via Traiana, quella che duemila anni fa era una delle grandi arterie del Mediterraneo.

Una strada voluta da un imperatore, costruita a sue spese

La Via Traiana nacque per risolvere un problema concreto: la Via Appia, la grande "regina delle vie" che da Roma scendeva verso il tacco d'Italia passando per Taranto, era un percorso lungo, montagnoso e impervio. La via Traiana fu fatta costruire dall'imperatore Traiano tra il 108 e il 110 d.C. come alternativa alla via Appia Antica, rimanendo in uso fino a tutto il Medioevo, e collegava Benevento a Brindisi passando vicino all'Adriatico. Non era una semplice variante: la Via Traiana venne costruita nel 109 d.C. dall'imperatore Traiano a proprie spese. Un gesto politico oltre che ingegneristico, commemorato subito con la costruzione di un arco trionfale proprio a Benevento, punto di partenza del nuovo tracciato.

Il percorso sfruttava in parte una strada ancora più antica. La strada ricalcava più o meno la preesistente via Minucia, risalente all'epoca repubblicana. Traiano la modernizzò radicalmente: secondo il medico Galeno, l'imperatore rifece le vie, lastricò con pietre le parti paludose, livellò i tratti pieni di fossi, gettò ponti sui fiumi e, dove il cammino era più lungo del necessario, ne tracciò uno più breve, e dove la via era più difficoltosa per un ripido colle, tracciò un percorso alternativo. Il risultato fu una strada più comoda e più veloce: misurava 305 chilometri e fu realizzata per consentire ai viandanti di accorciare di un giorno il viaggio rispetto alla durata del vecchio percorso.

Da Benevento a Brindisi, attraverso il cuore della Puglia

Il viaggiatore che percorreva la Via Traiana usciva da Benevento varcando il suo arco monumentale, fatto erigere dall'imperatore per celebrare l'apertura della variante: alto 15 metri e largo 8, ha un solo fornice ed è riccamente decorato su entrambe le facciate con scene di guerra e pace giunte ai giorni nostri in ottimo stato. Da lì, la strada si inerpicava verso i monti della Daunia, scendeva nel Tavoliere e toccava una serie di centri oggi in Puglia. La Traiana si staccava dall'Appia antica a Benevento e proseguiva per la valle del Miscano e per quella del Celone; scendeva verso Aecae (Troia) e attraversava il Tavoliere fino ad Herdonia (Ordona); di qui, superato l'Ofanto su un imponente ponte a cinque arcate, raggiungeva Canusium (Canosa di Puglia).

Da Canosa la strada piegava verso la costa. In Puglia, dopo l'uscita da Canosa, la Traiana proseguiva verso Rubi (l'attuale Ruvo di Puglia), raggiungeva Bitonto e quindi Bari. Da Bari procedeva lungo la costa toccando insediamenti nei pressi di Mola di Bari, Polignano e Monopoli, fino ad Egnazia. Dopo Egnazia, il rinvenimento di un miliario suggerisce che la strada toccasse poi Ostuni e Carovigno, giungendo infine a Brundisium, Brindisi. E a Brindisi attendevano due colonne che segnavano la fine del cammino: una colonna ereta vicino al porto segnava la fine della Via Traiana; in origine erano due: l'altra è stata spostata a Lecce in piazza Sant'Oronzo, dove oggi sorregge la statua dell'omonimo santo.

Egnazia: dove la strada divide ancora la città

Di tutti i luoghi in cui la Via Traiana lascia ancora una traccia visibile, Egnazia è il più straordinario. Tra mare e ulivi secolari, il Parco Archeologico di Egnazia racconta oltre tremila anni di storia pugliese affacciata sull'Adriatico. La città messapica e poi romana sorgeva in una posizione privilegiata: la posizione geografica, nei pressi della costa adriatica e lungo importanti vie di comunicazione come la futura Via Traiana, rese Egnazia un nodo fondamentale per traffici commerciali e scambi culturali tra popolazioni italiche, greche e successivamente romane.

Con l'arrivo di Roma, e poi con i lavori di Traiano, la strada divenne letteralmente la spina dorsale della città. Quando Traiano trasformò la strada militare nella consolare Via Traiana, Egnazia divenne uno dei centri più importanti della Regio II Apuliae et Calabriae, nonché una delle statio più importanti della via Traiana che l'attraversava longitudinalmente, separando la città delle basiliche e dei templi dalla città residenziale. Una funzione urbanistica che si legge ancora oggi, passeggiando tra le rovine. Nel parco è ben visibile il tratto urbano lastricato della Via Traiana, che divide lo spazio degli edifici pubblici dai quartieri residenziali e artigianali. Lungo la via si individuano la piazza del mercato, l'anfiteatro, l'area sacra dedicata al culto delle divinità orientali Attis e Cibele, la basilica civile, le terme e il criptoportico.

La pavimentazione che si calpesta ad Egnazia è autentica. Il tratto urbano è un'arteria di grande comunicazione pavimentata con basole poligonali di calcare e fornita di paracarri della stessa pietra, più numerosi in corrispondenza delle curve. La via fu sistemata dall'imperatore Traiano rimodernando probabilmente, in questa parte della Puglia, il tracciato della più antica via Minucia, quella percorsa dal poeta Orazio nel 38 a.C. Orazio, infatti, citò Egnazia nelle sue opere: la città era già allora una tappa famosa per chi viaggiava verso Brindisi.

Dal porto di Brindisi al cuore del Mediterraneo

Capire perché questa strada fosse tanto importante significa ricordare dove portava. L'intento dell'imperatore Traiano era quello di facilitare gli spostamenti delle legioni e delle merci fino a Brindisi, da dove partivano i traffici mercantili per tutto il Mediterraneo. Brindisi era il grande porto di imbarco verso l'Oriente: chiunque dovesse raggiungere la Grecia, l'Asia Minore o la Terra Santa passava di lì. E così la Via Traiana divenne, nei secoli successivi, qualcosa di più di una strada imperiale: con l'avvento del Cristianesimo, divenne parte della Via Francigena, ossia quel complesso di cammini che da mezza Europa i pellegrini affrontavano per visitare la "città eterna" o per imbarcarsi alla volta della Terra Santa.

Oggi la strada è entrata a fare parte di un riconoscimento internazionale che poche vie al mondo possono vantare. Nel luglio 2024, la Via Appia Traiana è entrata nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO sotto la denominazione complessiva di "Via Appia Regina Viarum". Un titolo che è anche un invito: venire ad Egnazia, posare i piedi sulle stesse basole di calcare su cui camminavano i soldati di Traiano, i mercanti di spezie e i pellegrini medievali, e sentire che quella storia non è mai davvero finita.

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