La sentinella di pietra sul mare: Torre Uluzzo nel Salento, dal Paleolitico all'ultima guardia cinquecentesca
C'è un tratto di costa ionica che il turismo di massa ha il torto — o forse la fortuna — di non aver ancora domato del tutto. Si raggiunge attraverso un sentiero sterrato che si apre tra Santa Caterina e Sant'Isidoro, nel territorio di Nardò, e richiede scarpe adatte e una certa disponibilità al silenzio. La ricompensa, al termine della discesa tra roccia e macchia mediterranea, è una delle vedute più cariche di storia dell'intera Puglia: una torre a strapiombo sul mare che domina una cala di notevole bellezza, con una visuale che spazia fino al centro storico di Gallipoli e al Faro di Sant'Andrea. Si chiama Torre Uluzzo, e il tempo che custodisce dentro le sue mura — ormai diroccate — supera di gran lunga i secoli della sua costruzione.
Un nome che sa di campo selvatico
Il nome stesso della torre racconta qualcosa di questa terra aspra e profumata. Detta anche Crustano, la torre deve il suo nome a "uluzzu", il termine dialettale con cui viene indicato l'asfodelo, pianta delle gigliacee presente nella macchia mediterranea circostante. In primavera, quando i fiori bianchi dell'asfodelo ricoprono le pendici dello sperone roccioso, il paesaggio attorno alla torre si trasforma in qualcosa che somiglia a un campo dell'Eliso, come lo immaginavano i Greci. Non è un'associazione casuale: questa baia ha conosciuto civiltà su civiltà, ciascuna attratta dallo stesso punto sul mare. Torre Uluzzo viene indicata nella cartografia antica a partire dal XVI secolo, inizialmente col nome "Torre del Capo delle Vedove", poi "Torre del Crustamo", "Torre de Crostomo", e infine "Torre Uluzzo". Quattro nomi per un solo luogo, come quattro strati di una stessa storia.
Prima della torre: quarantamila anni di presenza umana
Per capire davvero Torre Uluzzo, bisogna scendere dal piano del Cinquecento e risalire indietro nel tempo di decine di millenni. La torre si trova su un dirupo a strapiombo sul mare che caratterizza un'insenatura di notevole interesse archeologico, nota per alcuni dei giacimenti preistorici più conosciuti a livello europeo, tra i quali la Grotta del Cavallo, dove è stata scoperta una cultura autoctona del Paleolitico superiore denominata uluzziana. In quella grotta, sono stati rinvenuti dei reperti di grande importanza per la ricostruzione della storia dell'Homo Sapiens. Gli scavi condotti lungo la costa neretina hanno restituito le testimonianze di un'umanità che abitava queste grotte affacciate sul mare già circa quarantamila anni fa, quando l'uomo sapiens, insieme a resti ossei e oggetti decorativi, conviveva con l'uomo di Neanderthal per un periodo stimato di circa diecimila anni, prima che quest'ultimo scomparisse definitivamente. I reperti di quest'area sono oggi custoditi e raccontati nel Museo della Preistoria di Nardò.
La fascia costiera del territorio di Nardò è ricca di testimonianze di remote civiltà, tra cui quella dei Messapi: è stata qui ritrovata, infatti, la più antica iscrizione messapica incisa su un cippo in calcare, oggi custodita nel Museo Castromediano di Lecce. Il popolo messapico, che diede forma all'abitato di Nardò intorno al VII secolo avanti Cristo, conosceva bene questi promontori e queste insenature: li usava come punti di osservazione naturale, vantaggio strategico che nessuna civiltà successiva avrebbe trascurato.
Il trauma di Otranto e la risposta di Carlo V
La torre che vediamo oggi — o meglio, quel che ne resta — è figlia di una paura precisa. Le torri costiere del Salento si resero necessarie dopo la presa di Otranto nel luglio del 1480, che aveva messo in crisi il sistema difensivo medievale e reso urgente l'ammodernamento delle fortificazioni lungo la costa. Quando i turchi ottomani saccheggiarono Otranto, l'onda d'urto psicologica si propagò per tutto il tacco d'Italia. I decenni successivi furono percorsi da una febbre difensiva che avrebbe cambiato il volto del litorale pugliese per sempre. Nel 1532-35 Carlo V d'Asburgo decise di attuare un piano straordinario di difesa, ordinando al viceré don Pedro da Toledo l'ammodernamento dei castelli e la costruzione di nuove torri costiere posizionate strategicamente, in modo da avere un collegamento visivo tra loro. Un'architettura della sorveglianza, ante litteram: ogni torre doveva vedere la precedente e la successiva, costruendo una catena ottica di allarme lunga quanto la costa.
Leonardo Spalletta e il progetto di un ingegnere regio
Fu in questo contesto che nacque Torre Uluzzo. L'edificazione fu aggiudicata nel marzo del 1568 al neretino Leonardo Spalletta, che doveva costruirla secondo il disegno del regio ingegnere Giovanni Tommaso Scala e consegnarla entro otto mesi dal primo maggio successivo. I tempi di cantiere, come spesso accade, si dilatarono: costruita sulla sommità di uno sperone roccioso, la torre risultava già ultimata nel 1575. Di dimensioni minori rispetto alle altre torri circostanti, venne eretta con funzioni difensive per volere di Alfonzo de Salazar. Persino il pagamento del lavoro tardò ad arrivare: in un documento posteriore risulta che nel 1583 lo Spalletta non aveva ancora ricevuto il saldo dalla regia corte per i lavori della torre.
La struttura che Spalletta consegnò alla costa neretina era sobria ed efficace. La costruzione fu realizzata con conci irregolari di carparo locale, mentre gli spigoli furono eseguiti con blocchi regolari; come materiale legante fu utilizzata la malta di terra, secondo la tradizione costruttiva locale. Il tetto crollò secoli fa, ma i mensoli che un tempo sostenevano il parapetto e alcune piombatoie — usate per far cadere pietre e olio bollente sugli assalitori — resistono ancora. La torre non fu mai espugnata: la sua posizione naturale su uno sperone a picco sul mare la rendeva, di fatto, un avamposto quasi inattaccabile per le galee dell'epoca.
Una rete visiva tra vedette e cavallari
Torre Uluzzo comunicava a nord con Torre dell'Inserraglio e a sud con Torre dell'Alto, formando uno dei nodi di quella rete visiva che Carlo V aveva immaginato per blindare la costa. Le guardie che presidiavano queste strutture erano chiamate "cavallari": in caso di avvistamento nemico, avvisavano i paesi dell'entroterra utilizzando il cavallo. Era un sistema di allerta che funzionava con la stessa logica dei moderni semafori: un segnale di fumo di giorno, di fuoco di notte, rimbalzato da torre a torre fino all'entroterra.
Da alcuni documenti si apprende che la torre fu frequentata sino al 1695 e che nel XVIII secolo risultava già gravemente compromessa. Oltre un secolo di servizio attivo, dunque, prima dell'abbandono. Nel 2018 il Comune di Nardò ha sviluppato un progetto di messa in sicurezza, valorizzazione e fruizione della torre e del percorso di avvicinamento ad essa. Oggi la struttura non è accessibile dall'interno, ma può essere ammirata dall'esterno lungo il sentiero che attraversa il parco.
Dentro il Parco di Porto Selvaggio: natura e storia sovrapposte
Il Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, istituito con legge regionale nel 2006, si estende per oltre 1.100 ettari con 7 chilometri di costa e 300 ettari di pineta. È in questo scenario — scogli bianchi, acque verde-smeraldo, odore di mirto e asfodelo — che Torre Uluzzo emerge dal promontorio come un'esclamazione di pietra. Intorno ad essa, ai piedi della rupe, si aprono grotte e anfratti che custodiscono i livelli stratigrafici di quarantamila anni di vita umana. La torre cinquecentesca, in fondo, non ha fatto altro che appoggiarsi su un'abitudine antichissima: quella di usare questo spuntone di carparo come occhio vigile sul mare. Prima i cacciatori del Paleolitico, poi i Messapi, poi i soldati di Carlo V. Poi il silenzio, la vegetazione, il vento. E oggi i visitatori che salgono lungo il sentiero sterrato, ignari — spesso — di quante vite abbiano già percorso lo stesso tragitto.
Fonti e approfondimenti
-
Torre Uluzzo, storia e paesaggio da una delle torri di Portoselvaggio santamariaalbagno.info ↗
-
Torre Uluzzo – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
-
Torre Uluzzo – Torri Costiere del Salento torricostieredelsalento.com ↗
-
Tra mare e storia: Torre Uluzzo – Porto Selvaggio Resort portoselvaggioresort.it ↗
-
Torre Uluzzo e la Grotta del Cavallo – Agenzia Liliana Immobiliare lilianaimmobiliare.it ↗
Continua a leggere
Le saline di Margherita di Savoia: la più grande fabbrica di sale d'Europa nascosta tra le dune pugliesi
Secoli di silenzio sotto Lecce: quando i lavori nel centro storico portarono alla luce il teatro romano di Lupiae, con mosaici, statue e i resti di un'intera città sepolta
Duemila anni fa qui passava la strada più trafficata del Mediterraneo: la Via Traiana attraversava la Puglia da Benevento a Brindisi e il suo basolato è ancora calpestabile a Egnazia
Il mosaico più grande della Puglia è ad Otranto: nel 1165 un monaco lo popolò di elefanti, re normanni e dell'Albero della Vita
Il tramonto più fotografato di Puglia non è sul mare: è sulle saline rosa di Margherita di Savoia, dove ogni estate i fenicotteri tingono l'acqua di un colore impossibile